Il 23 novembre di cinquant’anni fa una giovane casa editrice italiana di sinistra assai attenta alle ragioni della cultura (e del mercato), la Feltrinelli, pubblicò in anteprima mondiale il romanzo Il dottor Zivago, un’opera dello scrittore e poeta sovietico Boris Pasternak. Sempre in quel 1957 moriva a Roma lo scrittore italiano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, del quale l’anno successivo sarebbe stato pubblicato, postumo, Il Gattopardo, anch’esso da Feltrinelli. La casa editrice milanese ha solennizzato il cinquantesimo compleanno del Dottor Zivago con una serie di manifestazioni che vanno dalla ripubblicazione del libro in edizione limitata, con una nuova traduzione di Elena Prina e un dvd sul caso Pasternak allegato, una mostra a Milano dal 26 novembre al 4 gennaio alla Fondazione Feltrinelli, ad alcune letture oggi in contemporanea a Milano, Firenze e Roma, a un convegno internazionale il 26 e il 27 novembre a Milano, nella sede del Centro Congressi della Fondazione Cariplo; mentre al Gattopardo, a cinquant’anni dalla scomparsa del suo autore, è dedicata la trentatreesima edizione del premio Mondello, in programma a Palermo (dov’era nato, nel 1896, Tomasi di Lampedusa) oggi e domani. Entrambi questi libri, sia pure per motivi del tutto diversi, ebbero una nascita particolarmente travagliata. Il primo per motivi essenzialmente politici. Il suo autore, infatti, era considerato da tempo un ‟apolitico”, attributo dalle connotazioni fortemente negative in un regime che chiedeva alla letteratura un impegno eroico-materialista. In questo quadro, un romanzo che raccontava vita, amori e morte di un intellettuale dai primi del Novecento in poi, che attraversò gli anni della guerra civile e della rivoluzione senza schierarsi, fu giudicato un’opera anticomunista, di cui fu vietata la pubblicazione nel suo Paese; e dopo che vide la luce in Italia Pasternak fu espulso dall’Unione degli Scrittori Sovietici. Ad accentuare le critiche contro di lui da parte delle autorità moscovite fu il conferimento — nel 1958 — del Premio Nobel, che egli all’inizio accettò e poi fu costretto a rifiutare, per non essere privato della cittadinanza: il premio, parecchi anni dopo, sarebbe stato ritirato dal figlio Evgenij, che partecipa a Milano al ‟compleanno” di Zivago. Intanto il libro correva, non solo in Italia ma in tutto il mondo, e finalmente anche in Urss, trent’anni dopo l’edizione italiana (fino allora circolavano in patria solo edizioni manoscritte). Poche e marginali le critiche, soprattutto iniziali, mentre da tempo questo testo è considerato un classico, inserito a pieno titolo nel solco della grande letteratura russa. Considerazioni invece di carattere critico- letterario resero complicata la nascita del Gattopardo. Il libro fu rifiutato infatti sia da Mondadori sia da Einaudi (in questo secondo caso il manoscritto era stato letto da Elio Vittorini) soprattutto a causa del suo ‘gattopardismo’, ossia di una visione pessimistica della situazione in Sicilia (immobilismo) e nell’Italia intera (trasformismo politico post-risorgimentale), secondo il principio per il quale ‟bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga com’è”. In un momento in cui, con la crisi del neorealismo, l’ambientazione storica del volume (l’arrivo di Garibaldi in Sicilia) sembrava alludere anche al clima di speranze deluse del secondo dopoguerra in Italia, specie tra le forze di sinistra della cultura, il libro venne rifiutato. Recuperato da Giorgio Bassani a Palermo presso la vedova dello scrittore, baronessa Alessandra Wolff Stomersee, fu portato in Feltrinelli dallo scrittore ferrarese e pubblicato nel ‘58, l’anno dopo la morte di Tomasi di Lampedusa. Nel ’59 il romanzo ottenne il premio Strega e da allora si è rivelato un eccezionale long-seller. Da aggiungere infine che alla fama dei due libri si sono aggiunte le suggestive trasposizioni cinematografiche: è del 1965 il film di Lean Il dottor Zivago con Omar Sharif, Geraldine Chaplin, Julie Christie e Tom Courtenay; mentre Luchino Visconti due anni prima aveva diretto Burt Lancaster, Alain Delon, Claudia Cardinale, Paolo Stoppa, Rina Morelli e Serge Reggiani nel Gattopardo.

Torna alle altre news >>