Carlo Feltrinelli, presentando le celebrazioni che da oggi ricordano i 50 anni della pubblicazione del Dottor Zivago, elenca quattro ragioni in crescendo: l´importanza di quel classico moderno per la casa editrice, che lo pubblicò in anteprima mondiale a un anno della fondazione; il coraggio e il fiuto editoriale di Giangiacomo Feltrinelli, che nel 1957 ne fece un best seller e una clamorosa presa di posizione contro la censura sovietica; la grandezza di Pasternak, Nobel nel 1958, che a mezzo secolo di distanza è ancora più indiscussa, e infine ‟il fatto che di Zivago siamo ancora innamorati, come quando uscì”, nelle rocambolesche e oggi quasi inimmaginabili circostanze della guerra fredda.
È l´inverno del ’55, quando a Sergio D´Angelo, redattore di Radio Mosca ma anche scout incaricato da Giangiacomo Feltrinelli di segnalare le novità culturali da oltre cortina, Boris Pasternak consegna nella sua dacia il corposo manoscritto in cirillico del libro. In un film - e sarebbe un film d´azione e di idee con contorno di spionaggio - la macchina da presa seguirebbe il plico. Nella seconda scena, pochi giorni dopo, il manoscritto sta sul tavolino di un bar a Berlino dove D´angelo incontra Feltrinelli per consegnarglielo. Nella terza passa delle mani dell´editore a quelle del suo primo lettore, lo slavista Pietro Zveteremich, che decreta: ‟Non pubblicarlo sarebbe un delitto contro la cultura”. Di lì in avanti, Feltrinelli si impegna nell´impresa: nel giugno 1956 scrive a Pasternak offrendosi di trattare i diritti dell´opera anche per gli altri paesi occidentali; Pasternak risponde concedendoli, e sa bene al prezzo di quali rischi: ‟Se la sua pubblicazione qui, promessa da parecchie riviste, dovesse subire ritardo e la vostra la anticiperà, io mi troverò in un tragico imbarazzo. Ma la cosa non vi riguarda. In nome di Dio, procedete liberamente alla traduzione e alla stampa del libro, buona fortuna”.
Lo scambio epistolare è in francese, e non è un dettaglio: la lingua stabilisce un codice per distinguere in seguito lettere vere e false, opinioni genuine dell´autore e dichiarazioni estorte. Perché un mese dopo la lettera di Feltrinelli il Ministro degli esteri sovietico Sepilov dichiara Il dottor Zivago ‟un feroce libello contro l´Urss” e da allora gli apparati polizieschi, la diplomazia e la potente Unione scrittori si mobilitano per bloccarne l´uscita. Feltrinelli in quegli anni è vicino al Pci, e il Pcus usa il canale politico delle visite dei dirigenti comunisti italiani per trasmettere all´editore messaggi al limite della minaccia. Da Pasternak arrivano, in italiano, intimazioni a sospendere la pubblicazione e, in francese, incoraggiamenti a procedere. Il 23 novembre 1957, cinquant´anni anni esatti oggi, il romanzo vede la luce.
Di questo e di molto altro, dagli studi più recenti su Pasternak all´impatto dello Zivago sulla cultura occidentale e russa, si discuterà in un convegno della Fondazione Feltrinelli, mentre una mostra esporrà manoscritti, lettere e foto sulla vicenda. Ma tutto ha inizio già stasera alla Feltrinelli di Piazza Piemonte quando alla presenza del figlio di Boris Pasternak, Evghenij, un reading offrirà un assaggio della nuova edizione feltrinelliana del Dottor Zivago.

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