Non c'è scampo per i giornalisti in Iraq. E se loro riescono a sfuggire ai killer di turno è la famiglia a pagarne le conseguenze. È successo ieri a Baghdad. Era l'ora di colazione, intorno alle sette del mattino, nel quartiere al Shaab nella periferia nordest della capitale, quando cinque uomini armati fino ai denti hanno fatto irruzione nella casa del giornalista Dia al-Kawwaz e hanno sterminato la sua famiglia: due sorelle, i rispettivi mariti e sette figli tra i 5 e i 10 anni. E poi hanno fatto saltare la casa con l'esplosivo. È stato lo stesso Dia al-Kawwaz, direttore del giornale online Shabeqat Akhbar al-Iraq con sede ad Amman, a dare la terribile notizia. Il giornalista quarantaseienne, costretto a fuggire in Germania ai tempi di Saddam perché considerato filo-americano, è noto per la sua decisa opposizione all'occupazione dell'Iraq. Ma, siccome in Iraq i giornalisti sono entrati nel mirino di occupanti e occupati - 206 sono gli operatori dell'informazione uccisi dal 2003, oltre a quelli rapiti di cui non si hanno più notizie -, Dia vive ad Amman. Le minacce delle brigate al Badr, le milizie del Consiglio supremo islamico iracheno (partito di governo) hanno raggiunto Dia al-Kawwaz anche in Giordania. Il giornalista, sciita, veniva accusato dalle milizie religiose sciite di essere «saddamista», lui che aveva dovuto fuggire dalla repressione di Saddam. Ma questo è solo uno dei tanti paradossi che vive il paese sotto occupazione. E le brigate al Badr sono una delle milizie che lavorano sia per la polizia che per il partito. Di giorno vestono la divisa e di notte la tolgono, così come le targhe delle loro macchine per non essere riconosciuti nelle loro azioni "punitive". Non che qualcuno oserebbe intralciarli, come è successo ieri: i killer sono passati tranquillamente attraverso un posto di blocco della polizia a pochi metri dalla casa devastata. E l'impunità è garantita, e come potrebbe essere diversamente se gli autori delle stragi sono le milizie dei partiti al potere?
Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena, inviata de ‟il manifesto”, negli ultimi anni ha seguito l'evolversi di sanguinosi conflitti, in particolare in Somalia, Palestina, Afghanistan, oltre alla drammatica situazione in Algeria. Negli ultimi due anni ha raccontato la guerra e l'occupazione in Iraq. Nei suoi servizi cerca di indagare la realtà che sta dietro lo scontro armato, la vita quotidiana delle principali vittime delle guerre moderne: donne e bambini. Ha dedicato particolare attenzione all'islamismo e al suo effetto sulla condizione delle donne. Attualmente collabora, tra l'altro, con RaiNews24, con il settimanale tedesco ‟Die Zeit”, con la radio della Svizzera italiana e con riviste di politica internazionale. Libri pubblicati: La schiavitù del velo, voci di donne contro l'integralismo islamico (manifestolibri 1995); Kahina contro i califfi, islamismo e democrazia in Algeria (Datanews 1997); Alla scuola dei taleban (manifestolibri 2002); Il fronte Iraq, diario da una guerra permanente (manifestolibri 2004).

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