Se passate da queste parti, questo è un luogo dove fare una sosta. Supponiamo che vi troviate a New York per gli affari vostri (non necessariamente per i vostri affari) e che dunque abbiate un po’ di tempo a disposizione, per esempio un fine settimana. E che sentiate il bisogno di evadere da una città assolutamente straordinaria, forse la più straordinaria in assoluto, ma dalla quale è necessario prendere una pausa.
Per arrivare a Rhinebeck si prende un treno alla Penn Station, direzione Albany o Montreal. Il percorso, lungo il maestoso Hudson che scorre alla vostra sinistra mentre sulla destra si aprono le vallate di foreste di aceri, è di un’estrema piacevolezza e in meno di due ore sarete a destinazione, fermata Rhinecliff. A meno che non vogliate fermarvi a visitare il museo della DIA, località Beacon. Archeologia industriale riconvertita (era una vecchia fabbrica di biscotti) questo Centro di Arte contemporanea situato in piena campagna sulle rive dell’Hudson vi accoglie all’ingresso con un’immensa sala dedicata a Andy Warhol il che potrebbe comprensibilmente scoraggiare visitatori esigenti. Ma il viaggiatore curioso non si arrende ai primi inconvenienti: se perseverate nella visita, potrete avere emozioni inaspettate (mi limito a due artisti: Dan Fiavin e Agnes Martin). Per arrivare a Rhinebeck si scende dunque a Rhinecliff, stazioncina d’altri tempi persa in mezzo ai boschi (apparentemente, perché Rhinebeck in realtà è a pochi chilometri). Se è ora di pranzo è consigliabile uno spuntino alla locanda ‟Beekman Arms”, dove potete prenotare la camera per la sera. È l’albergo più vecchio degli Stati Uniti, vi soggiornò George Washington durante la guerra d’indipendenza e una larga ricorda il suo passaggio. Dopo un buon ‟ristretto” all’italiana un taxi vi porterà al Bard College, Annandale-on-Hudson, magnifica gita per un pomeriggio invernale di sole. Fondato nel 1860, Bard è un college residenziale di ‟Liberal Arts and Sciences”. Vi studiano circa 1.500 studenti provenienti da tutti gli Stati Uniti, anche se una buona metà proviene da altri continenti. Africa, Asia e America Latina, grazie alle generose borse di studio di questa democratica università.
L’ambiente, come si può immaginare, è molto progressista, e le materie più frequentate sono letteratura, antropologia, arte visiva e musica (il presidente del college è Lcon Botstein. celebre musicologo e direttore d’orchestra): cioè materie per coltivare l’anima. Poi, o allo stesso tempo, gli studenti si laureano in biologia o in ingegneria, e diventano biologi o ingegneri colti. Perché secondo la filosofia del college un biologo o un ingegnere che conoscono Tolstoj e Mozart, per esempio, hanno un cervello che funziona meglio dei corrispettivi professionisti che non li conoscono. Il territorio del Bard College è molto grande; se avete buone gambe potete percorrerlo a piedi, oppure affittare una bicicletta presso la Security, accanto al centro amministrativo. La prima Sosta consigliabile è l’auditorio costruito da Frank Gehry, il ‟Richard B. Fischer Center for Performing Arts”, ricoperto di titanio come il museo Guggenheim di Bilbao, ma ancora più impressionante forse per il paesaggio nel quale è inserito. Non lontano dallo sfavillante Gehry, dietro la biblioteca, di stile neoclassico, c’è un piccolo cimitero con poche tombe, lastre di pietra ricoperte di toglie. Qui riposano Hannah Arendt e Irma Brandeis. Penso che meritino una visita. Hammah è uno dei maggiori interpreti dei disastri della nostra epoca; ebbe la debolezza di amare Martin Heidegger, il filosofo della Selva Nera, come io chiama Thomas Bernhard, e di scrivergli lettere che preferiremmo non leggere. Irma Brandeis è uno dei più grandi studiosi americani di Dante, ed ebbe la debolezza di non rimandare al mittente le lettere che le inviava Eugenio Montale. Il ritorno a Rhinebeck si può fare anche con il bus del Bard College, al calar del sole. Se avete prenotato alla vecchia locanda troverete una camera con pesanti travi, pavimenti di tavole e rustica mobilia d’epoca. Il caminetto è acceso e il ristorante è di prima qualità: di qui passarono i francesi, poi arrivarono i coloni olandesi e tedeschi. Una teoria linguistica sostiene che nella diffusione di un idioma le aree marginali sono più conservative della fonte centrale, mantenendo intatte le caratteristiche originarie. Forse la regola è valida anche da un punto di vista gastronomico: provare per credere con la soupe à l’oignon.
Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi (Pisa, 1943 - Lisbona, 2012) ha pubblicato Piazza d’Italia (Milano, 1975), Il piccolo naviglio (Milano, 1978), Il gioco del rovescio (Milano, 1981), Donna di Porto Pim (Palermo, 1983), Notturno indiano (Palermo, 1984), I volatili del Beato Angelico (Palermo, 1987), Sogni di sogni (Palermo, 1992), Gli ultimi tre giorni di Fernando Pessoa (Palermo, 1994), Marconi, se ben mi ricordo (Roma, 1997), La gastrite di Platone (Palermo, 1998), Racconti con figure (Palermo, 2011) e, con Feltrinelli, Piccoli equivoci senza importanza (1985), Il filo dell’orizzonte (1986), I dialoghi mancati (1988; nuova edizione che comprende anche Marconi, se ben mi ricordo, 2019), la nuova edizione de Il gioco del rovescio (1988), Un baule pieno di gente (1990, nuova edizione 2019), L’angelo nero (1991), Requiem (1992), la riedizione di Piazza d’Italia (1993), Sostiene Pereira (1994, premio Viareggio-Rèpaci, premio Campiello, premio Scanno, premio dei Lettori e Prix Européen Jean Monnet), La testa perduta di Damasceno Monteiro (1997), Gli Zingari e il Rinascimento. Vivere da Rom a Firenze (1999), Si sta facendo sempre più tardi (2001, Prix France Culture 2002), Autobiografie altrui (2003), Tristano muore (2004, miglior libro dell’anno secondo la rivista francese “Lire”), Racconti (2005), L’oca al passo (2006), Il tempo invecchia in fretta (2009), Viaggi e altri viaggi (2010), la riedizione de Il piccolo naviglio (2011), Romanzi (2012), Di tutto resta un poco (2013), Per Isabel (2013). Ha curato l’edizione italiana dell’opera di Fernando Pessoa e ha tradotto le poesie di Carlos Drummond De Andrade (Sentimento del mondo, Torino, 1987). Ha ricevuto il Prix Médicis étranger e il Prix Européen de la Littérature in Francia;

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