Erano occhi strani, diversi , per i greci, gli occhi azzurri. Occhi rari, comunque. Omero, che come è noto identifica i suoi personaggi con un epiteto che serve a ricordarne la principale caratteristica morale o fisica, identifica la dea Atena come glaukopis. Ma attenti: gli occhi glauchi non sono necessariamente azzurri. Letteralmente ‟glaucopide” significa ‟dagli occhi di civetta”: dunque dal colore chiaro, tra il verde, il grigio e l’azzurro. I greci definivano i colori usando coordinate diverse dalle nostre, che non distinguevano tra colori simili. Melas, ad esempio (nero), era anche il termine che indicava il sangue: dunque, rosso scuro. Xantos (il colore dei capelli di Menelao e altri eroi) significava sia biondo, sia rosso, sia fulvo Ma prescindiamo da questo: come erano considerati, allora, gli occhi che noi definiamo azzurri? Dal punto di vista estetico, non erano simbolo di particolare bellezza. Degli occhi, i greci lodavano la lucentezza, o il fatto che mandassero lampi, caratteristiche che fanno pensare più a occhi scuri che a occhi chiari. Quando lodavano la bellezza degli occhi, pensavano più alla forma, molto apprezzata se ovale, che non al colore. Ma l’occhio azzurro poteva essere un carattere distintivo straordinario, segno di origine e carattere divini. Basterà un esempio: Alessandro il Macedone. Secondo la tradizione , Alessandro aveva gli occhi di colore diverso, uno nero, l’altro azzurro. Ebbene, quell’Alessandro, bellissimo, che in Pascoli ‟piange dall’occhio nero come morte, piange dall’occhio azzurro come il cielo” non era un uomo come gli altri, non era uno dei tanti eroi. Era una figura semidivina: l’occhio azzurro stava a dimostrarlo.
Eva Cantarella

Eva Cantarella

Eva Cantarella ha insegnato Diritto romano e Diritto greco all’Università di Milano ed è global visiting professor alla New York University Law School. Tra le sue opere ricordiamo: Norma e sanzione in Omero. Contributo alla protostoria del diritto greco (Milano, 1979), Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico (Milano, 1987; 2006; In Ue Feltrinelli, con nuova prefazione dell'autrice, 2016), Il ritorno della vendetta. Pena di morte: giustizia o assassinio? (Milano, 2007), I comandamenti. Non commettere adulterio (con Paolo Ricca; Bologna, 2010), “Sopporta, cuore...”. La scelta di Ulisse (Roma-Bari, 2010). Per Feltrinelli ha pubblicato Passato prossimo. Donne romane da Tacita a Sulpicia (1996), Itaca. Eroi, donne, potere tra vendetta e diritto (2002, premi Bagutta e Forte Village), L’amore è un dio. Il sesso e la polis (2007, premio Città di Padova per la saggistica; “Audiolibri-Emons Feltrinelli”, 2011), Dammi mille baci. Veri uomini e vere donne nell’antica Roma (2009), L’ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna nell’antichità greca e romana (2010), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2011), Pompei è viva (con Luciana Jacobelli; 2013), Perfino Catone scriveva ricette. I greci, i romani e noi (2014), Non sei più mio padre. Il conflitto tra genitori e figli nel mondo antico (2015), L'importante è vincere. Da Olimpia a Rio de Janeiro (con Ettore Miraglia; 2016), Come uccidere il padre. I problemi della famiglia dai romani a noi (2017), l’edizione rivista de I supplizi capitali (2018), Gli inganni di Pandora. L'origine delle discriminazioni di genere nella Grecia antica (2019) e ha tradotto Le canzoni di Bilitis (2010) di Pierre Louÿs. Nella collana digitale Zoom è uscito L’aspide di Cleopatra (2012). Per Gli amori degli altri. Tra cielo e terra, da Zeus a Cesare (La Nave di Teseo, 2018) e per la sua opera in generale, ha ricevuto recentemente il premio Hemingway e il premio Pescasseroli.

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