Due esplosioni a venti minuti di distanza l’una dall’altra, a Baghdad, in due mercati degli animali. Il bilancio provvisorio parla di 69 morti e circa 200 feriti. Un brusco risveglio per gli iracheni che si erano illusi di aver raggiunto un po’ più di sicurezza che permettesse loro almeno di uscire di casa. Ieri, venerdì, giorno di festa, una temperatura resa mite da una giornata di sole, sembrava l’ideale per riprendere una vecchia abitudine: quella di andare al mercato degli uccelli.
Il più popolare e conosciuto è quello di al Ghazil, in pieno centro, qui venivano gli iracheni anche prima della guerra per comprare i canarini, credevano fosse il modo per difendersi dalle armi chimiche. ‟Se si diffonde un gas muore prima il canarino e noi facciamo in tempo a fuggire”, dicevano gli iracheni, credo per pura scaramanzia. E invece, ieri, dopo le esplosioni il sangue degli esseri umani non si distingueva da quello degli animali.
La prima bomba è esplosa verso le 10 e 20 nel mercato al Ghazil, uccidendo 44 persone e ferendone oltre ottanta. Dopo venti minuti l’altra esplosione, in un nuovo mercato di volatili, nel quartiere amaggioranza sciita di al Jadida, a sud-est della capitale, 25morti e altre decine di feriti. Imercati erano entrambimolto affollati a quell’ora. Non a caso. Quello di ieri è stato il peggiore attacco verificatosi a Baghdad da quando, lo scorso 1 agosto, tre autobomba avevano ucciso 80 persone. Ieri a provocare le esplosioni sarebbero state due donne kamikaze, entrambe disabili mentali dalla nascita. Un particolare agghiacciante: le due donne non sarebbero state in grado di innescare il dispositivo per l’esplosione che invece sarebbe stata provocata a distanza. Questo è il metodo solitamente usato dai terroristi ceceni, ma non era mai stato utilizzato in Iraq. Si tratta di una ripresa della violenza dopo l’accordo fatto dagli americani con il ‟movimento del risveglio”, le forze che hanno combattuto al Qaeda negli ultimi mesi, permettendo ad alcuni quartieri di Baghdad di ritrovare un po’ di sicurezza? Certamente il miglioramento della situazione nella capitale non era dovuta ai lastroni di cemento che dividono i quartieri ormai ripuliti etnicamente. Persino a Falluja, da ieri sotto coprifuoco, sono tornati a colpire le truppe americane, nonostante la città sia completamente blindata con soli tre varchi di accesso. Del resto il modello (già fallito in Afghanistan) applicato dal generale Paetreus, che comanda le truppe Usa in Iraq, e osannato da Bush comincia a mostrare la corda. Abu Marouf, uno dei recenti alleati degli Stati uniti nella guerra contro al Qaeda, minaccia di ritornare a combattere gli americani se i suoi uomini (13.000) non saranno integrati nell’esercito e nella polizia irachena. ‟Se non ci sarà nessun cambiamento entro tre mesi torneremo alla guerra”, ha dichiarato il ‟comandante” in una intervista a The Independent, ‟se gli americani pensano di poterci usare per sconfiggere al Qaeda e poi metterci da parte si sbagliano ‟. I tre mesi non sono ancora passatima forse quello di ieri potrebbe essere stato un preavviso, indipendentemente da chi abbia commesso gli attentati. Il ‟movimento del risveglio” potrebbe aver semplicemente chiuso un occhio. E comunque al Qaeda, anche se sta mantenendo un basso profilo nel ‟triangolo della morte”, dove si concentrano i combattenti del ‟movimento del risveglio”, e ha trasferito il grosso delle proprie forze a nord, nella zona di Mosul, non ha rinunciato a colpire con i suoi kamikaze i nuovi nemici, anche nella zona di Baghdad. È chiaro che tanti ex ufficiali dell’esercito di Saddam, che controllano circa 80.000 combattenti e che dopo aver combattuto le truppe americane si sono accordate per eliminare al Qaeda che sfidava gli stessi leader sunniti, non si lasceranno mettere da parte. Ora prendono dai 350 ai 1.200 dollari al mese, a seconda del grado, ma si tratta di uno stipendio precario. Soprattutto gli ex ufficiali di Saddam non hanno mai accettato di essere esclusi dal potere e se non verranno reintegrati combatteranno sia gli americani sia il governo iracheno (sciiti e kurdi). Il ministro degli esteri Hoshyar Zebari, sembra consapevole del pericolo se tutti questi combattenti non saranno assorbiti dall’esercito potrebbero essere ‟molto pericolosi”, ammette.
Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena

Giuliana Sgrena, inviata de ‟il manifesto”, negli ultimi anni ha seguito l'evolversi di sanguinosi conflitti, in particolare in Somalia, Palestina, Afghanistan, oltre alla drammatica situazione in Algeria. Negli ultimi due anni ha raccontato la guerra e l'occupazione in Iraq. Nei suoi servizi cerca di indagare la realtà che sta dietro lo scontro armato, la vita quotidiana delle principali vittime delle guerre moderne: donne e bambini. Ha dedicato particolare attenzione all'islamismo e al suo effetto sulla condizione delle donne. Attualmente collabora, tra l'altro, con RaiNews24, con il settimanale tedesco ‟Die Zeit”, con la radio della Svizzera italiana e con riviste di politica internazionale. Libri pubblicati: La schiavitù del velo, voci di donne contro l'integralismo islamico (manifestolibri 1995); Kahina contro i califfi, islamismo e democrazia in Algeria (Datanews 1997); Alla scuola dei taleban (manifestolibri 2002); Il fronte Iraq, diario da una guerra permanente (manifestolibri 2004).

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