A Roma fa ancora caldo. L'ottobrata si è affacciata con la carezza di un'aria frizzantina capace di rapire anche i pensieri. . A Trastevere, sotto la statua di Gioacchino Belli, grande poeta che ha cantato la città della lupa, è seduto Claudio Piersanti. Lo riconosco a distanza. Inconfondibile. L'aria un po' scanzonata. Di quelli ‟fuori dal coro” anche nei momenti di grande successo. Come sta accadendo col suo ultimo romanzo Il ritorno a casa di Enrico Metz. Be’, allora hai fatto centro? Gli dico subito sapendo che la mia domanda per uno come lui è provocatoria. ‟Mah… sì , il romanzo va bene…”. Intanto facciamo quattro passi e raggiungiamo un ristorantino. Continuo a pensare… Sì, penso che in quell'Enrico Metz, protagonista del suo libro, ci sono pezzi di lui. Dell'uomo che mi siede di fronte. Rifletto ancora: nella scrittura l' autore c'è dentro, e Claudio Piersanti nello scrivere alcune tra le pagine più belle della nostra letteratura degli ultimi anni, mi pare che non si sia mai risparmiato. Fiori di zucca e carciofi. È goloso. Ama la buona tavola, i gatti, e quello status magico che a un certo punto della vita ti regala la saggezza. ‟Dave Eggers, il grande scrittore americano, ha detto che gli piacerebbe che tu fossi tradotto negli Stati Uniti… Sì è vero l'ha detto…”. Gli ricordo che c'era una bella intervista sul ‟Corriere della Sera”. ‟La verità è che in America è stato tradotto Luisa e il silenzio, per una pura coincidenza, da una piccola casa editrice dell'Illinois , collegata all'Università”. Chi è Metz? ‟Metz è una gestazione durata due anni. Due anni di apparizioni… È un personaggio della nostra storia che abita nel suo tempo. E' un uomo non molto alto, elegante e ubriaco”. Circondato da donne. Di tutte le età. E poi con una nuova segretaria che lo coccola! ‟Il suo ritorno a casa è un ritorno all'infanzia. E la segretaria è un po' come la cameriera di famiglia in età adolescenziale. Lui ama le donne, ama le donne che lavorano con lui…”. E tu con le donne? ‟Ho lavorato in aziende private e anche in multinazionali, e con molte donne. Del resto vengo da una famiglia abruzzese matriarcale che ha vissuto il '68 come una cosa inutile…”. I tuoi libri hanno tutti una connotazione diversa. Sono diversi. Il ritorno a casa di Enrico Metz mi fa pensare al romanzo dell'Italia post-tangentopoli. Non ci riflette più di tanto, beve un sorso d'acqua. ‟Il contesto è quello. Pur non essendo cambiato il sistema, l'umanità è cambiata. La segretazione ha avuto effetti depressivi. C'è un 'infelicità diffusa. Come disse a suo tempo Pasolini…”. La provincia ancora una volta fa da sfondo. È qui che si nota il cambiamento tra una provincia come poteva essere quella di Bassani , è questa ‟nuova” provincia italiana dove si gioca la partita nella tua storia. ‟La provincia è una realtà piccola. E guardandola con la lente di ingrandimento saltano agli occhi tutti i difetti. Il ‟piccolo” si esaspera. Come pure il potere esercitato dai politici, limitato alla provincia. Il piccolo potere dei falliti”. Complice la buona cucina romana, ogni tanto l'argomento scivola sul significato del cibo e della convivialità. I piaceri della vita, i film, la sua attività di sceneggiatore, i progetti. Ma ritorno al suo romanzo, con una buona postazione nelle classifiche. E mi fermo su un personaggio, Eleonora, una ragazzina, figlia di un amico, che ha un legame profondo con Metz. ‟È amore. Una storia d'amore a tutti gli effetti. Che se fosse diventata ‟vera” sarebbe stata psicopatologica. Ma è amore, non si puo' identificare l'amore con il sesso. In questa giovane Metz scopre la bellezza, un momento di perfezione. In una società dove si risolve l'impotenza col viagra, andrebbe ricordato l'amore, l'energia che può dare a un uomo vissuto una storia tenera e intensa. Un sentimento puro che vale la pena vivere perché è vita…”. Mi sorge un dubbio: ma tu lo conosci Dave Eggers? ‟No. Il fatto che abbia parlato di me è un caso. Tutta la mia vita è segnata dal caso. Se pensi che un editore americano mi assunse in un bar nel cuore della notte. E ho lavorato per la sua rivista moltissimi anni. Questo è il bello dell'America!”. Ancora due passi per i vicoli di Trastevere. Poi un tipo sulla sessantina si altera per un'auto che vuole entrare con prepotenza in un'area bloccata dai lavori in corso. Al volante c'è una donna. Anche lei alza la voce, il signore ancora di piu'. ‟Poi dicono la saggezza…. La saggezza è la risata del mio Enrico Metz!”.

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