Ermanno Olmi: sotto L'Albero degli zoccoli è nato il Leone d'oro alla carriera
Tratto da ‟Giornale di Brescia”, 11 maggio 2008

Sarà Ermanno Olmi il Leone d'Oro alla carriera della LXV Mostra del cinema di Venezia. Lo ha annunciato la Biennale, precisando che il premio, ‟che rende omaggio a un cineasta che ha lasciato un segno profondissimo nell'invenzione del cinema moderno”, è stato proposto dal direttore della Mostra Marco Müller. Il Leone d'Oro alla carriera sarà consegnato al regista (Bergamo 1931) - già vincitore a Venezia del Leone d'Argento nel 1987 con Lunga vita alla signora e del Leone d'Oro nel 1988 con La leggenda del santo bevitore - durante il Festival (27/8 - 6/9).
La filmografia di Olmi, sottolineano dalla Biennale, si è subito intrecciata alla Mostra di Venezia. Il regista era al Lido già nel 1958 con alcuni dei primi documentari realizzati per l'Edison Volta, Venezia città moderna e Tre fili fino a Milano, e l'anno seguente con il lungometraggio d'esordio, Il tempo si è fermato nella sezione Informativa della 20a Mostra e vincitore del premio San Giorgio della Fondazione Cini.
In seguito, Olmi a è stato premiato più volte a Venezia: nel 1961 Il posto ha vinto il Premio della critica e l'Ocic della critica cattolica, e, come accennato sopra, nel 1987 Lunga vita alla signora si è aggiudicato il Leone d'Argento e nel 1988 La leggenda del santo bevitore il Leone d'Oro ed il Premio Fipresci.
In occasione di questo Leone alla carriera, Feltrinelli pubblicherà nella collana Real Cinema i documentari realizzati da Olmi nei suoi primi anni di lavoro alla Edison, negli anni Cinquanta. Si tratta di documentari d'impresa che raccontano con forza e poesia la trasformazione del nostro Paese, radicato nel suo passato rurale e investito dall'elettrificazione e dalla modernità industriale.
Molti dei film di Olmi ‟possono essere considerati delle vere e proprie poesie”: anche il neoministro dei Beni culturali Sandro Bondi, definisce ‟meravigliosa” la notizia del Leone d'Oro alla carriera al regista dell'Albero degli Zoccoli, del Mestiere delle armi, di ‟Centochiodi”.
Quanto a Olmi, ‟era da un po' – ha detto dalla sua casa d'Asiago - che l'amico Marco Müller mi caldeggiava questa ipotesi, ma ovviamente nel momento in cui diventa realtà si aggiunge un pizzico di emozione e gratitudine in più”. Olmi tra pochi giorni sarà a Cannes per presentare il restauro de L'Albero degli zoccoli (Palma d'oro sulla Croisette) ed il libro curato da Lorenzo Codelli.
Cosa riempie la giornata di Ermanno Olmi? ‟Mi interessa più di sempre il documentario perché penso che la nostra società ha bisogno di registrare il senso delle grandi trasformazioni che la attraversano. Dopo Terra Madre (2006), torno ad occuparmi della zolla di terra come radice della comunità umana, voglio filmare le viti della Valtellina, strappate alla roccia palmo a palmo dall'uomo e che presto diventeranno patrimonio dell'umanità, e poi mi piacerebbe raccontare la riconversione delle industrie Falk a Milano che il magnifico progetto di Renzo Piano ridisegna come unità abitative per una nuova idea di convivenza civile.”

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