Non è mai una bella cosa quando i pregiudizi popolari diventano giudizi scientifici. Una scienza particolarmente esposta a questo inconveniente è stata, nella sua storia, la psichiatria, a cui spesso si è affiancata la criminologia, di cui uno dei massimi esponenti, dalla fama e dai riconoscimenti non solo italiani ma europei, è stato Cesare Lombroso, di cui quest’anno si celebra il centenario della morte. A metterci sull’avviso di questo rischio è stato per primo Kant che, nel suo Saggio sulle malattie della testa (1764) annotava che: ‟C’è un genere di medici, i medici della mente, che ritengono di aver scoperto una nuova malattia ogni volta che escogitano un nome nuovo”. La psichiatria dell’Ottocento ne dà conferma a proposito di quanti abbandonano casa, lavoro e vita di tutti i giorni per lunghi viaggi a piedi in tutta Europa. Gli psichiatri di Parigi li qualificano ‟isterici”, quelli di Bordeaux ‟epilettici”. Alla fine si accordano inventando la sindrome ‟istero-epilettica”. Non parliamo poi della specializzazione medica in "malattie respiratoriee masturbatorie", di cui massimo esponente fu lo psichiatra francese Simon Tissot che scrisse un libro sulle malattie mentali generate dalla masturbazione, seguito da Johann Zimmermann, medico personale di Federico II di Prussica, che sposò la teoria di Tissot, con l’unica variante che considerò l’onanismo femminile più gravido di conseguenze morbose di quello maschile. Ma il contributo più significativo nel tradurre i pregiudizi popolari in giudizi scientifici lo dobbiamo proprio a Lombroso che ritiene individuabile il delinquente dall’osservazione dei tratti somatici (le mandibole voluminose, la barba scarsa, i seni frontali salienti, lo sguardo falso, il capello folto, l’orecchio ad ansa, la fronte sfuggente, il prognatismo) e, dalla diversa composizione di questi tratti somatici, ne discende una classificazione che prevede, con una denominazione tratta dal linguaggio popolare, il tipo scrofoloso, il tipo cretino, il tipo pazzesco, il tipo mattoide, e infine il tipo criminale. Così leggiamo ne L’uomo delinquente (1876-1878), subito tradotto in francese, tedesco e inglese, mentre ne La donna delinquente (1893), la prostituzione viene equiparata alla criminalità nell’uomo. Per Lombroso, infatti, la donna è ‟per natura monogama, per cui si comprende come l’adulterio della donna e non dell’uomo, sia condannato in tutti i popoli”, è insensibile al dolore ‟e questo spiega perché facilmente ricada nella gravidanza nonostante i dolori del parto”, è ‟fondamentalmente immorale, perché non conosce quell’equilibrio tra diritti e doveri ben noto all’uomo”. Dove è evidente che la caratterizzazione riproduce i pregiudizi morali e gli stereotipi della cultura maschilista a tutt’oggi non estinta. In questo scenario di luoghi comuni paludati di scienza non si salva neppure il genio equiparato, in Genio e follia (1864), al pazzo e al delinquente, perché rivoluzionario, poeta maledetto, mattoide, eterogeneo al corpo sociale a causa del suo comportamento abnorme dovuto a degenerazione e/o malattia epilettica. ‟Il genio è inutile e superfluo - scrive Lombroso - perché, se anche anticipa il futuro, precipita i tempi, e anche se gli dà ragione, il tempo non ha bisogno del genio, perché sa fare la sua strada anche senza di lui. Del resto il genio è un fenomeno eterogeneo, sorto al di fuori delle leggi di natura, una produzione di lusso superflua all’andamento delle cose umane”. Ne consegue che a salvarsi è solo l’uomo "normale" che per Lombroso è il ritratto dell’uomo borghese: ‟Privo di genialità, ma onesto, pieno di buon senso e acume critico, incapace di eccessi, anche se per niente creatore”. Ma come abbiamo visto, per Lombroso, il progresso della storia non è garantito dai creatori, ma dagli uomini normali così definiti: ‟Il vero uomo normale non è colto e neppure erudito, esso non fa che lavorare grazie alla sua sanità biologica, al suo buon senso, al suo buon cuore e buon umore. Predilige sé o la famiglia alla patria, la patria all’umanità, ma senza oltrepassare le linee fissate dallo spirito pubblico dell’epoca, della casta, della razza”. Per una strana coincidenza di date, proprio in quegli anni Nietzsche definiva gli uomini, che Lombroso chiamava "normali", ‟piccoli uomini, caratterizzati da una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte, fermo restando la salute. Essi compongono quell’umanità gregge che desidera solo l’animale capo”. Non sappiamo se Gina, la figlia devota di Lombroso, abbia letto Nietzsche. Probabilmente no, e tuttavia ne I vantaggi della degenerazione (1923) scrive: ‟I degenerati, i malati, i deformi, i pazzi, i criminali sono insieme la zavorra e la molla dell’umanità: vivono sì a spese dell’aura mediocritas, ma ad essi è affidata la funzione innovatrice nel mondo, e sopprimendoli si sopprime l’evoluzione e il progresso”. Forse solo la figlia ha colto lo spirito che ha promosso le ricerche del padre, al quale va riconosciuto l’indiscusso merito di aver distinto il pazzo dal criminale e quindi la necessità di togliere i pazzi dal carcere per accoglierli in quelle strutture che saranno poi i manicomi. A questa separazione l’Italia arrivò ultima in Europa, ma settant’anni dopo la morte di Lombroso, fu la prima, con Basaglia, a sancire la chiusura dei manicomi, che l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2003, ha indicato come ‟uno dei pochi eventi innovativi nel campo della psichiatria su scala mondiale”.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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