Bisogna prestare molta attenzione ai bambini che a scuola sono distratti, non di rado annoiati, talvolta troppo vivaci o iperattivi, perché spesso tra queste figure, che solitamente disamorano gli insegnanti o mostrano uno scarso interesse ai loro insegnamenti, si nascondono i "plusdotati". Sono bambini difficili da riconoscere, perché il loro comportamento irrequieto o la loro scarsa attenzione li fa confondere con quanti nella stessa classe non hanno alcuna propensione all’applicazione e allo studio. In realtà capiscono al volo dove conduce un ragionamento, intuiscono velocemente la soluzione di un problema, detestano l’esercizio ripetitivo, e perciò si annoiano e assumono comportamenti che non sono quelli previsti di una classe ordinata. Può la nostra scuola fare qualcosa per loro, seguirli nelle loro capacità superiori alla media, preparare percorsi particolari e individuali? La mia risposta è no, per le ragioni che qui provo ad elencare. 1. La nostra scuola, così com’è impostata nei suoi programmi, tende a privilegiare quella che i cognitivisti chiamano "intelligenza convergente", che è quell’intelligenza che trova la soluzione all’interno dell’impostazione che è stata data al problema. I plusdotati presentano spesso un’"intelligenza divergente" che trova la soluzione non all’interno del problema, ma ribaltando i termini del problema, come fece Copernico che risolse con facilità molti problemi astronomici, abbandonando semplicemente l’ipotesi che fosse il Sole a ruotare intorno alla Terra. Tutti i progressi nella storia sono stati promossi da intelligenze divergenti. 2. La nostra scuola, con i suoi programmi che spaziano su diverse competenze, privilegia l’"intelligenza flessibile" che, versata in ogni direzione (dalle capacità linguistiche a quelle matematiche, da quelle scientifiche a quelle figurative), non presenta una particolare inclinazione per nulla, e perciò è in grado di dispiegarsi a ventaglio su tutto. I plusdotati, hanno solitamente un’"intelligenza inclinata" in una particolare area, e quindi dotata di una specificità, che non è apprezzata dalle pagelle scolastiche e dai test psicologici, per la semplice ragione che questi valutano dell’intelligenza solo quella flessibilità, e quindi quella genericità, che non è il nozionismo, ma la supposizione che l’intelligenza sia una dimensione versata e versatile per qualsiasi contenuto. Per cui a scuola finiscono per essere apprezzati, più dei plusdotati, quelli che potremmo chiamare "mediocri", perché raggiungono un livello "medio" di competenze in tutte le discipline. 3. La nostra scuola elementare, per poter riconoscere le intelligenze dei plusdotati e creare le condizioni e i contesti per un loro adeguato sviluppo, dovrebbe essere composta da classi di non più di quindici scolari, perché solo così è possibile individuare, non solo per i plusdotati, ma per tutti, i percorsi emotivi e cognitivi attraverso i quali ciascuno giunge all’acquisizione del sapere. Non tutti, infatti, impariamo allo stesso modo, ma ciascuno seguendo un itinerario tracciato dai propri interessi decisi dalle proprie inclinazioni e, a quell’età, dai propri stati emotivi. Se invece di quindici, le classi sono composte da venticinque o trenta scolari dobbiamo dire chiaro e tondo che le specifiche inclinazioni non possono essere individuate e tanto meno gli interessi e i percorsi emotivi, per cui la nostra scuola può al massimo "istruire", ma non certo "educare", dove per "educazione" non si intende solo la maturazione dell’intelligenza, ma anche la maturazione dell’emozione e del sentimento che, quando non avviene, determina quei fenomeni di discriminazione e di bullismo di cui pesantemente soffre la nostra scuola. 4. Per individuare le inclinazioni dei plusdotati e la specificità della loro intelligenza sono necessari, nelle scuole elementari, più insegnanti nella classe, perché un unico insegnante non può avvertire le inclinazioni di ogni singola intelligenza se, da solo, deve occuparsi della lingua italiana, della matematica, dell’inglese, dell’informatica, della musica, delle scienze naturali e altro ancora. La recente riforma, che riduce il numero degli insegnanti nella classe, si rifà al modello della scuola anni Cinquanta, quando nelle elementari non si insegnava l’inglese, l’informatica e neppure le scienze naturali, non previste dalla riforma Gentile. Era quella un’istruzione che poteva andar bene per quei tempi, ma non certo oggi. Non è un caso che gli studenti usciti da quella scuola in pochi si sono iscritti e tuttora in pochi si iscrivono alle facoltà scientifiche e quasi tutti non parlano inglese (che come è noto si impara da piccoli e non da grandi), precludendosi così anche la possibilità di emigrare in quei paesi dove i talenti vengono curati e finanziati come da noi non avviene. E dunque, se il futuro di un paese dipende dalle intelligenze che possiede, davvero l’Italia con la genericità della sua istruzione, che non sa riconoscere le intelligenze superdotate e che spesso le confonde con disturbi dell’apprendimento, può credere seriamente nell’avvenire?
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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