Nahui nasce in un pomeriggio. Dopo aver fatto l'amore Gerardo Murillo le dà un nuovo nome, preso in prestito dal calendario azteco. Ribattezzandola il "Quarto Movimento", le offre una nuova vita: «Questa è la data che indica il movimento rinnovatore dei cicli del cosmo. Nahui Olin. Il moto perpetuo». E lei: «Non so cosa verrà dopo Nahui... So cosa c'è stato prima: ombra e tristezza. Assenza. Assenza di amore, di passione, attesa dell'alba per maledire un nuovo giorno». Siamo tra gli anni Venti e Trenta, anni della rivoluzione di Zapata e Pancho Villa, nel tempo in cui, in nome del popolo e di una libertà che sembrava lì a due passi un pugno di artisti e di intellettuali scosse dalle fondamenta cultura e politica, creatività e morale di un intero paese. Pino Cacucci incontra Carmen Mondragòn e decide di raccontare Nahui, in questo romanzo tra storia e biografia. Carmen è figlia amatissima di un generale messicano, Manuel Mondragòn, a cui è legata da un sentimento ambiguo, sentimento dal quale decide di liberarsi giovanissima sposando, senza amore, il cadetto Manuel Rodriguez Lozano: «Avevo sposato un Manuel per sfuggire a Manuel». A questa prima fuga, ne seguiranno altre, dai sentimenti, dai doveri dai tormenti e soprattutto da un rimorso, un'ombra nera dalla quale non riuscirà mai a liberarsi: la morte, del figlio infante, per cause che resteranno misteriose. Dopo un lungo periodo in Europa, torna in Messico e comincia a dipingere: ha relazioni con tutti gli artisti più inquieti di Città del Messico, scrive poesie, posa per i murales di Diego Rivera, per il grande fotografo Edward Weston, e si lega all'umorale e violento pittore Gerardo Murillo, in arte Dr Atl. Diventa Nahui e, da questo momento, non risponderà a nessun altro nome. Città del Messico è in quel periodo una fucina tormentata e rigogliosa di grandi talenti e le donne, ne sono le muse e le attiviste più prolifiche: «... non erano oche giulive e puttanelle attirate dal grande artista, no, si trattava delle teste più ardenti e geniali della città, donne fiere e orgogliose, protagoniste e non più succubi, [. ..] donne che sapevano guadagnarsi il rispetto per come erano e per cosa facevano... be', credo fosse anche per questo, che quell'epoca mi sembra unica e irripetibile».
Donne bellissime che con grande difficoltà dovevano farsi strada tra i grandi intellettuali, artisti, uomini politici senza rinunciare alla propria femminilità. Cacucci racconta queste donne e lo fa con una sensualità particolare, le cala nella storia, ne descrive la vita libera dal mito: «La sfida è stata l'emotività quotidiana di Carmen Mondragòn. Andare a sviscerare le questioni laceranti che l'anno accompagnata, ricreare l'ambiente in cui tutto questo accadeva. Era molto più di una trasgressiva, era all'avanguardia. Per cose dette o scritte come le sue dovremo aspettare quasi mezzo secolo, gli anni Settanta, e sentirle declamare in piazza o leggerle sui giornali». E aggiunge: «Un bibliotecario mi ha raccontato di averla incontrata, oramai avanti negli anni, di aver parlato a lungo con lei di arte, storia, politica. E che, in una di queste lunghe conversazioni lei gli abbia raccontato la sua passione letteraria per Cesare Pavese». Un'occasione unica per il Messico, forse un'occasione unica per la storia dell'umanità: una sinergia perfetta di tempi giusti e talenti: «Penso a Frida, che oggi ha una visibilità mondiale, o a Tina Modotti che pian piano è stata strappata all' oblio e a cui anch'io ho dedicato un libro (Tina, Feltrinelli 2005). Ma accanto a queste donne, c'è n'è ancora una miriade di altre che si possono definire altrettanto uniche e straordinarie, che si conoscevano fra loro, che avevano percorsi diversi ma lavoravano fianco a fianco: attrici teatrali, produttrici, artiste... intellettuali della cui memoria, solo il Messico è rimasto depositario. Spesso non avevano una sola specializzazione ma vane passioni con attitudini multiformi. Nahui ha una grande fama, che a pochi anni dalla sua scomparsa la rende addirittura un mito: Ho letto che Frida, che era molto più giovane di Nahui, in uno scritto giovanile, rivolgendosi ad un primo fidanzato disse: "Non ti perdonerò mai di avermi considerata una Nahui", intendendo con questo donna dissoluta. Una parte di Città del Messico era ferocemente bigotta e spesso reagiva in maniera violenta a tutto questo. Nahui era una donna che fece scandalo, che più di una volta sollevò l'opinione pubblica. Di contro poi è singolare come fosse tollerata e socialmente integrata l'omosessualità, quasi a far affermare che vivere questa condizione agevolasse gli artisti anche grazie ai vari circoli che erano sorti". Per Nahui, e per le altre, l'emancipazione è però ancora un percorso privato: "Non c'è solidarietà tra le donne, c'è spesso un legame fortissimo dovuto alla politica, ma furono rapporti fugaci. Più spesso poi fu proprio la politica a incrinarli. Con l'arrivo di Trotsky in Messico ad esempio, si crea una frattura incolmabile tra Tina e Frida, l'una legata a Stalin mentre l'altra, molto più anarchica, non ama sottomettersi. Non si può parlare di legami che si possano identificare come un movimento di genere, si parla di esperienze individuali portate avanti in maniera del tutto personale».

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