Passano i giorni, ma in Vaticano l'indignazione per le parole di Gianfranco Fini è ancora molto viva. Monsignor Rapunzel, capo dell'Accademia Pontificia per la Lotta all'Antisemitismo, costituita giovedì scorso subito dopo le dichiarazioni di Fini, ha prodotto una impressionante mole di documenti che certificano lo strenuo impegno della Chiesa contro le leggi razziali.
Dalle carte prodotte da monsignor Rapunzel, risulta che oltre a Pio XI e Pio XII ci fu anche un Pio XIII, meno noto ma molto stimato, che denunciò il genocidio degli ebrei e scomunicò i nazifascisti.
Le prove della sua esistenza, fin qui sfuggita agli storici, sono contenute negli archivi segreti del Vaticano, che saranno consultabili a partire dal 2550.
Come anticipo, monsignor Rapunzel ha comunque mostrato ai giornalisti una fotografia di Pio XIII, raffigurato mentre affronta a mani nude un gruppo di Esse Esse nelle vie di Roma. A chi gli ha fatto osservare che si tratta di un maldestro fotomontaggio (nell'immagine il presunto Pio XIII non solo è identico a Francesco Totti, ma ha anche la maglia della Roma, ed è alto il doppio dei tedeschi), monsignor Rapunzel non ha voluto replicare per non alimentare nuove polemiche.
Quanto alla scomunica dei nazisti, Rapunzel ha aggiunto che a ogni buon conto anche Pio XI e Pio XII ne avevano preparata una, scritta a quattro mani (i due erano molto amici) ma mai recapitata a causa di disguidi postali. Solo nel 1996, racconta il monsignore, le poste tedesche hanno ritrovato, tra la corrispondenza inevasa, una cartolina del 1939, raffigurante il cannone del Gianicolo, indirizzata a ‟Adolf Hitler, Germania” e recante la scritta "A Roma andai / e a te pensai", con l'aggiunta della frase, scritta molto in piccolo ma bene intelligibile, "ti scomunico, firmato il Papa". Forse tradito dall'entusiasmo, l'alto prelato ha poi aggiunto che anche Pio IX fu un convinto antinazista, e quando i giornalisti gli hanno fatto osservare che Pio IX morì nel 1878, Rapunzel ha riposto, commuovendosi, che fu un Papa di grande preveggenza.
Tra le altre iniziative del Vaticano contro le false accuse di Fini, da segnalare anche il notevole sforzo editoriale: sarà ripubblicato prossimamente, a cura della Legatoria Pontificia per le Opere di Fiction, un prezioso incunabolo di immenso valore storico e fin qui sconosciuto, il Codice di Otto, dal nome di un monaco tedesco, Otto Strudel, che già nel tredicesimo secolo confutò uno per uno tutti i pregiudizi antisemiti, da quello più grave sull'enorme naso fino a quelli più veniali come l'accusa di deicidio. I primi bibliofili che hanno avuto la fortuna di vedere il Codice di Otto sono però perplessi: una delle miniature raffigura distintamente una Playstation, e un intero capitolo è dedicato a un carteggio tra l'autore e Gad Lerner. "Attaccarsi a questi pretesti per confutare l'autenticità dell'opera", sostiene l''Osservatore Romano', non aiuta a portare avanti il dialogo".
Ai margini del convegno nel quale si presentava il Codice di Otto, un altro influente prelato, monsignor Kartoffeln, ha svelato ai giornalisti di avere personalmente salvato un ebreo, ospitandolo a casa sua e offrendogli la sua protezione. Richiesto di ulteriori chiarimenti, monsignor Kartoffeln ha ammesso che l'episodio è avvenuto nel febbraio 2004, ma ha aggiunto che all'epoca non era ancora del tutto sicuro che avere a che fare con un ebreo fosse consentito dalle leggi italiane e tedesche.
Infine, sul piano teologico, la vecchia accusa di deicidio viene ritenuta dalla Chiesa poco rilevante perché anche Cristo era ebreo.

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