‟Se mi dicessero che un mio libro assomiglia a un cartoon, io, a differenza d´altri scrittori che forse si offenderebbero, ne sarei ben lusingato”. Desiderio esaudito. Uno dei più frizzanti successi di Stefano Benni, La compagnia dei Celestini, non è stato paragonato a un cartoon ma lo è diventato: una serie tv animata, per la precisione, 26 episodi di 26 minuti ciascuno, realizzata tra Parigi e Milano dalla De Mas & Partners, in onda da oggi, ogni giorno, su "Random" (l´ex programma "Go-Kart") di Raidue, alle 7.55 con replica alle 17. In gennaio (dopo un omaggio del Future Film Festival a Bologna) sarà poi trasmessa in Francia, che con Télé Images Kids e France3 copre il 70 per cento della produzione, mentre l´Italia partecipa al 30 per cento con la De Mas e Raifiction.
‟È proprio dalla Francia che è partita l´idea”, sottolinea Stefano Benni, con un guizzo polemico ‟Fosse dipeso dall´Italia, e dalla Rai, questa serie non sarebbe mai stata realizzata. Ho dato i diritti e piena autonomia a Télé Images Kids, che dei "Celestini" ha fatto un adattamento estremamente libero, molto lontano dal libro. Non ho interferito né sono stato tentato di dare una mano alla sceneggiatura, che ha tra l´altro il merito di aver ambientato la storia, con nuovo pizzico di attualità, nella banlieue francese”.
‟La Rai, è vero, si è accodata, ma con entusiasmo”, corregge il tiro il produttore di Télé Images Kids, Giorgio Welter ‟Quando ho presentato il progetto, Max Gusberti di Rai Fiction ha aderito in nemmeno 30 secondi, conquistato dall´idea: e ha richiesto che la partecipazione italiana non fosse solo economica ma, soprattutto, artistica. Di qui l´immediato coinvolgimento di Pierluigi De Mas, che fino a pochi mesi fa, prima della scomparsa, ne ha curato la regia, insieme a Stéphane Roux, creatore grafico dei personaggi: è sua l´invenzione dello spesso segno nero di contorno che conferisce un insolito dinamismo alle rincorse e alle partite”.
Al centro della Compagnia dei Celestini, infatti, è quello sport spontaneo, quasi un fai da te del calcio, che è la "pallastrada". Niente stadi, niente folle, solo un pallone e, intorno, le gambe in festa di bambini scatenati nel gioco. Che, come tutti i giochi, anche i più arbitrari, s´è dato regole precise: squadre multietniche, una palla qualsiasi e, come campo, una distesa di cemento o di ghiaia. Il regolamento finisce qui, con un´appendice: quando si gioca è vietato interrompere la partita. Nella serie tv, al momento del campionato mondiale dei baby-clochard del pallone, questa manciata di comandamenti a uso gol è messa in forse perenne da continue minacce: del sindaco del villaggio, refrattario agli hooligans, e del tenente Baffetti, segugio dell´ordine. Il che non impedirà alle infinite squadre - provenienti dai luoghi più diversi, da Rio de Janeiro a Città del Capo, da Marrakech a Sydney - di riorganizzarsi ogni volta, magari trasferendo le partite in tunnel sotterranei o sui tetti o nelle stive di navi cargo. Mai in un campo sportivo.
E il gioco di fantasia di Benni, dopo esser divenuta un disegno animato (‟la mia prima volta di cartone”), diventerà realtà. Il primo vero campionato di pallastrada prenderà il via tra breve, organizzato da Welter, che con le associazioni di quartiere, da Marsiglia a Parigi, sta mettendo insieme squadre di ragazzini di tutta la Francia: ‟La finale a giugno, sul parcheggio dello Stade de France”. E in occasione dei Campionati mondiali di Germania, Raifiction intende mandare in onda uno "speciale" con la sintesi delle 26 puntate e venti minuti inediti. La febbre pallastrada sta diffondendosi anche in altri Paesi: ‟Il programma è stato appena trasmesso con successo in Sudafrica e sarà visto ora in tutta l´Africa e in Sudamerica. Piace lo spirito multirazziale della serie. Anche Benni se ne è detto molto contento”.
‟Quel che mi ha lasciato esterrefatto”, interviene lo scrittore, ‟è che il progetto sia nato in Francia quando il libro non era ancora stato tradotto in francese”. Ma, italiano trapiantato oltralpe, ‟da sempre fan di Benni”, Welter, che aveva letto il libro, uscito nel ‘92 da Feltrinelli, durante uno dei suoi innumerevoli viaggi, era stato folgorato, come lui racconta, sulla via di Dakar: ‟Ovunque mi muovessi, vedevo bambini che giocavano al pallone per strada. Cioè ritrovavo, dal vivo, l´idea di Benni: il mondo come partita di pallone clandestina e permanente, giocata da scugnizzi, sciuscià, minuscoli diseredati del calcio che sognano di diventare, domani, i nuovi Zidane, Ronaldo, Beckham”.

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