L’Italia è un paese sempre più povero e sempre più diseguale. Dal 2005 al 2018, il tasso di povertà in Italia è più che raddoppiato (dal 3.3% del 2005 all’8.4% di oggi). Nel frattempo, le distanze tra le fasce di reddito sono aumentate: la quota di ricchezza detenuta dall’1% più ricco è passata dal 18% al 24% in soli 20 anni. In un contesto di crisi economica, ma anche sociale e politica, i bisogni emergenti dalle periferie rimangono spesso inascoltati. A livello territoriale, l’aumento delle disuguaglianze ha lasciato un segno profondo sulle comunità urbane, sfibrando i legami relazionali al loro interno e frammentandone le realtà sociali e produttive. In assenza di risposte da parte di chi governa, il sentimento di apatia e risentimento che cova in molti quartieri tende a tradursi in un senso di sfiducia verso la sfera politica. Negli ultimi anni, i corpi intermedi e gli attori tradizionali hanno incontrato non poche difficoltà nell’interpretare le esigenze delle periferie e nel mettere in campo risposte in grado di intercettare i bisogni degli esclusi.

Di fronte alla debolezza delle istituzioni e alla mancanza di servizi di prossimità, gli anni successivi alla crisi hanno visto lo sviluppo di pratiche dal basso per contrastare vecchie e nuove forme di marginalità. Questi attori hanno provato a recepire gli stimoli e le domande inevase delle periferie, contribuendo a ripensare il significato di cittadinanza in una maniera più plurale, solidale, giusta. Mettendo in discussione gli schemi tradizionali di chi è “dentro” e chi “fuori”, gli interventi di azione sociale diretta sono stati in grado di innovare sul terreno della coesione sociale: gruppi d’acquisto solidale, centri sociali, fabbriche recuperate, associazioni e circoli culturali sono alcune tra le iniziative messe in campo per ricucire le fibre di comunità isolate, offrendo servizi e spazi di aggregazione politica. Oggi più che mai urge prendere in considerazione le istanze di chi si trova in condizione di marginalità, partendo dalle risorse ed energie di queste comunità per produrre uno slancio inclusivo. L’iniziativa intende riflettere su come mettere a sistema quanto fatto nei contesti di periferia e discutere le possibili strategie per allargare il perimetro della cittadinanza e costruire un nuovo patto sociale.

Chi sono oggi gli “esclusi” dalla cittadinanza?

Quali sono i principali circuiti, istituzionali e non, che segnano il confine tra chi è “dentro” e 
chi “fuori” la comunità (ad es. mercato del lavoro, sistema educativo, rappresentanza politica, associazioni e movimenti, etc.)?

In che modo organizzazioni e soggetti sociali si fanno interpreti dei bisogni degli esclusi, 
adattando le proprie pratiche al contesto di riferimento?

Come connettere la lotta alle disuguaglianze socio-economiche a quelle urbane e territoriali, mettendo in rete i diversi soggetti delle “comunità di pratiche”?

Fondazione Giangiacomo Feltrinelli promuove, nell’ambito delle attività di ricerca di Agenda Open Lab, l’incontro pubblico La cittadinanza degli esclusi.

Con Loris Caruso, Il Cantiere delle idee, co-autore di Popolo chi? (Ediesse, 2019)

Lorenzo Zamponi, Scuola Normale Superiore, co-autore di Resistere alla crisi (Il Mulino, 2019)

Modera Alessia Gallione, la Repubblica

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

La cittadinanza degli esclusi \ giovedì 5 dicembre alle 18.30

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