Nel suo ultimo romanzo lo scrittore dissidente cinese scrive una satira amara e pungente della burocrazia cinese, che suona come una denuncia contro le violazioni dei diritti civili di fronte alla comunità internazionale. Ai giornali italiani ha dichiarato:

Pensa che potrebbe esserci un futuro libero in Cina?
«C’ero anch’io, in piazza Tienanmen, con un milione di altri manifestanti per la democrazia. Credevo fermamente che la Cina sarebbe stata presto libera, era esaltante, avevamo speranza, ci sentivamo vivi. Dopo il massacro, il Partito ha rimesso le persone nella gabbia e le ha silenziate con promesse di ricchezze e gloria. Sono passati gli anni, le persone si sono abituate alla gabbia e hanno dimenticato come ci si sente a sgranchirsi le gambe e uscire all’aperto. Eppure continuo a credere che il desiderio di libertà, per quanto ferocemente soppresso, sia indistruttibile e che un giorno il popolo cinese lo riscoprirà e proverà di nuovo la gioia di stare in una pubblica piazza, non come sudditi di un dittatore, ma come cittadini autonomi che hanno un diritto inalienabile di esprimere i propri pensieri e controllare i propri destini.»

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