Un testo sull'innovazione della grafica in Feltrinelli

"La cultura rischia sempre di contenere qualche cosa di sovversivo…E dunque, attenzione, signora: il giovanotto della fotografia, travestito da classe dirigente vecchia maniera, potrebbe essere, è un sovversivo; forse è per questo che sorride. Infatti, in una decina d’anni avrà pubblicato un bel duemila libri (lei legge, vero, signora?), ha fondato una dozzina di librerie in giro per l’Italia, ha messo insieme una biblioteca in cui c’è proprio tutto sulla rivoluzione…". Siamo nel 1966, ed Enrico Filippini, che lavorò come redattore nella casa editrice Feltrinelli, così si rivolgeva ad un’immaginaria "signora" per spiegare il senso di quella spericolata impresa editoriale fondata da Giangiacomo Feltrinelli "nei bui anni cinquanta, guerra fredda, neorealismo, immobilità".
Nel primissimo dopoguerra il giovanissimo Giangiacomo Feltrinelli, nel 1949, appena ventitreenne, aveva dato vita a Milano ad una Biblioteca a sé intitolata (divenuta nel ’74 Fondazione Feltrinelli), in cui fu avviata una vasta opera di raccolta di opuscoli e di volumi relativi alla storia del movimento operaio italiano e internazionale, al marxismo, al periodo rivoluzionario francese. Oggi è un centro internazionale di studi. A questa attività Feltrinelli, negli anni in cui cominciarono ad avvertirsi i sintomi di crisi del sistema sovietico, all’indomani della morte di Stalin e prima del XX congresso del Pcus, che furono anni di grande fermento anche nel mondo culturale italiano, cominciò ad affiancare quella editoriale costituendo la propria casa editrice: i primi titoli, l’Autobiografia di Nehru e Il flagello della svastica di Lord Russel di Liverpool, apparvero nel ’55.
La casa editrice si impegnò sia sul versante della saggistica che su quello letterario, distinguendosi in tal senso dagli altri editori di cultura, per il forte legame che secondo Feltrinelli dovevano avere questi due rami: da un lato quindi la ricerca (che fu sempre politicamente molto impegnata e caratterizzata), volta ad approfondire la conoscenza della storia italiana e delle evoluzioni della società, dall’altra la letteratura, i libri per lo svago, che non costituivano – affermava lo stesso editore – solo evasione, perché "da qui a dieci anni, il panorama culturale italiano, il grado di civiltà del nostro Paese dipenderà anche, e in larga misura, da cosa, anche nel campo della letteratura di consumo, gli italiani avranno letto".
I temi del versante della saggistica furono legati al Terzo mondo, ai paesi socialisti, dei quali l’editore seguì le vicende con attenzione non conformista, alle questioni teoriche con la collana "Il pensiero socialista", ai testi del socialismo europeo.
Nel settore della narrativa e della poesia italiana e straniere, Feltrinelli si caratterizzò per la stessa spregiudicatezza e volontà di far conoscere esperienze nuove con cui si dedicava alla saggistica. Già nel ’57 ci fu il suo primo successo che varcò ampiamente i confini del paese, la pubblicazione del Dottor Živago di B. Pasternak, la cui edizione in lingua russa era stata proibita in Urss, e di cui acquistò i diritti per tutto il mondo. A questo successo seguì quello del romanzo postumo di G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, dopo che era stato rifiutato da diversi editori; anch’esso sarà tradotto in numerose lingue. Tra gli scrittori non conosciuti o che rompevano gli schemi con la tradizione letteraria ci furono i narratori latinoamericani, e ancora J. Kerouac e gli scrittori d’avanguardia.
"Coniugare la necessità di un’alfabetizzazione di massa con l’applicazione delle ricerche più avanzate nel campo della comunicazione, ha reso un’immagine forte della casa ma che al tempo stesso susciti profonde riflessioni".
Con queste parole Steiner sintetizzava perfettamente il felice binomio creato tra immagine e identità della casa Editrice Feltrinelli.
Albe Steiner (Milano 1913 – Raffadali 1974) progettò per primo l’iconografia grafica della casa editrice, nella quale ha lavorato per oltre un decennio; impostò le gabbie interne e l’immagine coordinata di collane proponendo sempre un’impostazione razionalista –costruttivista. Per la formazione di Steiner è stato fondamentale il Bauhaus e il fotomontaggio del dadaismo berlinese, ma nella sua produzione grafico-editoriale emerge maggiormente l’influenza di El Lissitzkij e del costruttivismo sovietico. Ecco allora l’attenzione ad ogni elemento tipografico, al carattere, all’interlinea, all’interpunzione; utilizzati come segnalatori di significato.
Le copertine realizzate da Steiner non furono mai puramente ornamentali e nemmeno gratuiti esercizi tecnici; mostrano sempre lo sforzo di collegarsi con il contenuto del libro e di mirare ad una maggiore chiarezza del messaggio visivo in cui l’immagine rappresenta un’esplicazione del contenuto del testo, in cui forme e colori si equilibrano sempre armonicamente. Frequente l’utilizzo della manipolazione fotografica, foto trattate, bruciate o sgranate, sovrimpresse, che appaiono un modo di smobilitare quanto di artificiale è presente nel trattamento dell’immagine per giocare quest’ultima in maggior pregnanza ed allusività.
E poi la scelta del carattere Garamond; quasi il vero marchio distintivo dell’immagine comunicativa della casa editrice che si impose definitivamente come il carattere dell’editoria di cultura.
Il primo marchio della casa editrice è opera della sig.ra Bianca Delle Nogare, prima moglie dell’editore, anche se non è corretto definirlo marchio in quanto si tratta di un monogramma; un segno composto da tre lettere, GGF, intrecciate ad indicare la sigla GianGiacomo Feltrinelli.
I segni che questo monogramma richiama sono quelli degli ideogrammi cinesi; infatti rappresenta, rovesciata, la firma di un pittore cinese di cavalli alla quale la sig.ra Delle Nogare si è ispirata
Parlare della casa editrice Feltrinelli significa trattare una delle più importanti collane tascabili nell’editoria italiana: l’Universale Economica Feltrinelli, caratterizzata dal simbolo del Canguro, con la sua alta percentuale di titoli originari a fianco delle ristampe di opere già famose del catalogo. Con questa collana si voleva rinverdire una gloriosa tradizione del tardo Ottocento, quando alcuni editori, avevano intrapreso la strada dell’editoria popolare stampando i classici della letteratura mondiale e distribuendoli a prezzi irrisori. Ma il Canguro voleva anche imitare, sin dal nome, l’esperienza anglosassone dei Penguin, la casa editrice londinese che fu tra le prime a pubblicare in brossura anche libri destinati a un mercato medio-alto e che adattò un nuovo linguaggio tipografico per l’editoria, dalle prime copertine datate 1935.
Per la collana Universale Economica Feltrinelli non furono stabilite regole rigide; ogni libro era un’entità a sé, anche se gli elementi grafici della copertina richiamavano l’immagine della collana di cui faceva parte. Ma ogni copertina, ogni frontespizio e ogni testo erano ritenuti parte di un unico progetto con una propria coerenza intrinseca, e così doveva essere se voleva resistere al giudizio del lettore. Leggibilità, chiarezza ed eleganza erano sempre presenti.
Nel ’57 aprì a Pisa la prima delle librerie Feltrinelli (seguirono negli anni successivi quelle di Milano, Genova, Firenze, Roma e poi via via in varie città), che segnarono una novità per il nostro paese: basate sul sistema del self-service, in ampi spazi, costituirono un modo assolutamente nuovo di concepire il rapporto con il lettore, che poteva accedere liberamente agli scaffali e scegliersi direttamente i libri, i cataloghi dei migliori editori esposti di piatto e non di costa e altri metodi, meno convenzionali, per attrarre il pubblico.
Tra il ’63 e il ’65 nascono le librerie di "seconda" generazione; la parola d’ordine è portare a tutti i costi la gente a comprare libri: a Firenze si offrirono caldarroste, a Milano capitò Joan Baez a piedi nudi, a Bologna si organizzarono i primi grandi incontri con gli autori, nella libreria di Roma era presente un flipper e un juke-box, sempre su idea dell’editore. E poi gadget in grandi cesti di vimini alle casse delle librerie: cinture d’argento a forma di serpente, cravatte, minigonne verde prato, cappelli finto pelo di leopardo; tutto acquistato direttamente da Giangiacomo Feltrinelli dopo un suo viaggio a Londra. Aveva fatto anche produrre un disco orario per le soste in automobile con la scritta "fate l’amore e non la guerra" e la famosa bomboletta spray "Dipingi di Giallo il Tuo Poliziotto". Quando a Roma la polizia venne per il sequestro, se la prende con Conticelli, il direttore. "Ci vorrebbe dipingere di giallo?" gli dicono. E lui: "Per carità! E’ solo uno scherzo. Magari il padrone, oppure mia moglie possono essere il mio poliziotto". Segue denuncia, con relativo rapporto al Ministero degli Interni; denuncia che per Feltrinelli non fu né la prima né l’ultima.
Gli anni sessanta sono segnati in campo editoriale dall’affermazione del libro di saggistica, che rappresenta un nuovo tipo d’interesse per la cultura superiore di massa di giovani di recente acculturazione e di nuova ideologizzazione. Sarà proprio la saggistica ad essere la caratterizzazione forte della casa editrice milanese.
Bob Noorda (Amsterdam 1927) e Massimo Vignelli (Milano 1931), progettano l’immagine coordinata di alcune collane della Feltrinelli, la cui più forte caratterizzazione è quella SC/10, (Serie cultura), che propose anche una nuova concezione editoriale, l’high quality paperbak. In campo bianco i nomi dell’autore, del titolo, dell’editore erano inseriti all’interno di una F composta da tre bande diagonali che, a 45 gradi, correva dalla prima alla quarta di copertina con una caratterizzazione visiva la cui componente cromatica, fortemente calibrata, non è secondaria.
Erano segni forti che garantivano l’identificazione immediata nelle librerie della casa editrice.
Lo stile di Bob Noorda e Vignelli è quello della "scuola svizzera"; si basa, in sintesi, su tre concetti: griglia polivalente, caratteri bastone e impaginazione asimmetrica; esemplificati benissimo nella collana Le Scienze. La rigorosa riduzione della grafica e del contenuto tipografico a pochi elementi semplici, eliminando anche l’immagine in copertina, rappresentava un sistema comunicativo chiaro, esente dalla strumentazione tradizionale e dagli assemblaggi superflui. Secondo loro la forma di espressione più chiara e immediata.
Feltrinelli nel ’64 fece il primo viaggio a Cuba, dove conobbe Fidel Castro e Che Guevara, del quale pubblicherà in prima mondiale i diari. All’Avana l’editore simpatizza con il fotografo cubano Alberto Diaz, soprannominato "Korda", che gli regalò il negativo di una foto scattata nel 1961 ad Ernesto Che Guevara, con il basco e lo sguardo di sfida, durante i funerali per le vittime del La Coubre (un cargo pieno di armi esploso al molo). Feltrinelli, dopo il tragico 9 ottobre 1967, morte del Che, utilizza questa foto nei famosi poster esposti nelle sue librerie e per la copertina del "Diario del Che in Bolivia", rendendola un'icona mondiale, una delle immagini più riprodotte del XX secolo.
Gli anni settanta sono caratterizzati da Silvio Coppola (Brindisi 1920 – Milano 1985) che progetta per Feltrinelli la collana Franchi narratori. Sono gli anni "caldi" dell’impegno ideologico e politico della casa editrice. Le copertine possiedono un’immagine molto elaborata, dal forte impatto visivo, a volte violento; l’uso della fotografia manipolata è molto diffuso. Anche il titolo della collana smarginato, in basso, contribuisce ad una forte caratterizzazione in quanto diventa parte integrante dell’illustrazione.
Personaggio fortemente politicizzato, proprietario di una casa editrice che riuscì in breve tempo ad affermarsi tra le maggiori del paese, Feltrinelli lasciò un segno nel nostro panorama editoriale e culturale, non soltanto per il suo catalogo anticonformista e spregiudicato o per essere stato il primo a dar vita ad un nuovo tipo di libreria. Ma anche per l’aver vissuto fino in fondo l’impegno culturale come impegno politico: questo avvenne sia nell’impostazione della casa editrice, nella quale tanto la saggistica quanto la letteratura erano volte ad un progetto politico o, si potrebbe dire, ad un ideale utopista di cambiare il mondo; sia dal punto di vista personale. Fino al punto in cui l’impegno politico prese il sopravvento su quello culturale, con la scelta per la lotta armata e la sua entrata in clandestinità nel 1969, e con la tragica morte avvenuta nel marzo del ’72 ai piedi di un traliccio dell’alta tensione in un paese alle porte di Milano. Nel furgone parcheggiato vicino al traliccio numerosi indizi collegavano il corpo senza nome a Giangiacomo Feltrinelli, tra cui un pacchetto di sigarette Senior Service.
Tratto da "du", marzo 2002, Zurigo

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