Ashraf ghani, primo consulente economico di Karzai, dirige il neonato Afghan Assistance Coordination Authority (Ente afgano per il coordinamento degli aiuti, Aaca) che supervisiona tutti i progetti di sviluppo e ricostruzione a lungo termine presentati dalle nazioni più ricche del mondo, che alla conferenza di Tokyo dello scorso gennaio hanno promesso circa cinque miliardi di euro per la ricostruzione del paese.
«Vogliamo creare un’amministrazione efficiente e trasparente, che sia affidabile e responsabile nei confronti dei suoi cittadini», ha dichiarato Ghani. «Non vogliamo che il governo gestisca l’economia, ma piuttosto che regolamenti il settore privato e promuova le energie imprenditoriali del paese».
All’incontro del 28 febbraio con i paesi donatori e le agenzie dell’Onu, Ghani è stato chiaro: le priorità e l’ordine del giorno dello sviluppo saranno stabiliti dal governo e non dai donatori.
Ex docente di antropologia all’università di Kabul, Ashraf Ghani ha lasciato l’Afghanistan dopo l’invasione sovietica del 1979 e ha insegnato in un’università americana. Negli ultimi otto anni ha lavorato nel dipartimento russo della Banca mondiale e ha imparato come operano i paesi donatori e gli istituti multilaterali di prestito. Oggi quell’esperienza si sta rivelando utile. Dopo l’11 settembre ha aiutato Lakhdar Brahimi, il rappresentante speciale dell’Onu in Afghanistan, a prepararsi per la conferenza di Bonn di dicembre che ha nominato il governo ad interim.

Profonde frustrazioni Dopo aver dato le dimissioni dalla Banca e dall’Onu e si è unito al governo di Karzai. Nonostante le gravi condizioni di salute, Ghani lavora 20 ore al giorno. Vuole usare l’energia solare e piccoli progetti idroelettrici come forza trainante dello sviluppo dei villaggi per risparmiare sul carburante e sui costi di distribuzione. Sta cercando di ottenere una sovvenzione di 115 milioni di euro per la ricostruzione dell’università di Kabul e l’aiuto di alcune università americane, e sta creando Corpi di pace afgani perché i giovani connazionali istruiti che vivono in America e in Europa possano insegnare per sei mesi nei villaggi.
Ghani vuole, inoltre, che gli afgani espatriati benestanti e di talento che arrivano con idee, denaro, tecnologia e investimenti assumano la direzione di industrie e società statali, da privatizzare al più presto.
Ora dovrà aprire un ufficio e scegliersi uno staff. Per questo ha girato il mondo in cerca di aziende occidentali disposte a lavorare gratuitamente per formare gli esperti, mentre i massimi economisti afgani e i banchieri che vivono in Occidente vengono assunti per dirigere altri settori. Il governo ha anche accesso ai cento milioni di dollari delle riserve dell’Afghanistan, congelate dall’amministrazione Clinton quando impose le sanzioni sul regime taliban. A gennaio l’amministrazione Bush ha scongelato i fondi, che includono anche riserve d’oro per un valore di 120 milioni di dollari. La lentezza dell’arrivo del denaro promesso a Tokyo sta suscitando profonda frustrazione. Migliaia di disoccupati si aggirano intorno ai ministeri e agli uffici dell’Onu in cerca di lavoro. I medicanti piantonano le case in cui vivono gli stranieri e gli afgani laureati lavorano come autisti per le agenzie straniere.
I primi soldi di Tokyo arriveranno a maggio e 200 milioni di dollari sono già stati destinati ai villaggi per cominciare la smobilitazione degli eserciti locali e dare alle comunità locali il potere di decidere le proprie priorità, ha detto Ghani. È un progetto ottimistico, che dopo il recente terremoto sarà ancora più difficile da realizzare.

Traduzione di Stefania De Franco
Ahmed Rashid

Ahmed Rashid

Ahmed Rashid (1948) è stato corrispondente per la “Far Eastern Economic Review”, attualmente scrive per “Daily Telegraph”, “International Herald Tribune”, “The New York Review of Books”, “Bbc Online”, “The Nation”. Suoi articoli in italiano appaiono su “Internazionale”. Compare regolarmente su canali internazionali di informazione come Cnn e Bbc. Segue i conflitti in Afghanistan da prima dell’invasione sovietica del 1979 ed è stato per lungo tempo l’unico giornalista accreditato nell’area. Feltrinelli ha pubblicato Talebani. Islam, petrolio e il Grande scontro in Asia centrale (2001, 2010), Nel cuore dell’Islam. Geopolitica e movimenti estremisti in Asia centrale (2002), Caos Asia. Il fallimento occidentale nella polveriera del mondo (2008, premio Terzani 2009) e Pericolo Pakistan (2013).

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