E il patriota non vuole neanche pensare alla classifica avulsa, agli scontri diretti, alla differenza reti per passare agli ottavi:se sentite questi discorsi, zittite il disfattista che li sussurra. Batteremo di goleada i messicani nonostante il guardalinee Larsen, le oscure mene di Blatter e la Sorte e proseguiremo il cammino che ci porta inevitabilmente alla finale di Tokio. Detto questo - e resti tra noi - forse è meglio che ci diamo una regolata e che ci rendiamo conto che noi, certo, siamo i Principi, ma non è detto che gli altri debbano per forza inchinarsi al nostro passaggio.
Dovremo cominciare a sputare sangue come hanno fatto ieri i croati. Una volta, quando eravamo poveri, lo facevamo. Quando un croato si è preso una botta sul naso e il medico gli ha scoperto la bocca come a un cavallo, ha mostrato una chiostra di denti talmente malandati che qui da noi non sarebbe stato preso da nessuno sponsor.
Milan Rapaic, che ha fatto una partita stupenda, fin a quando l’hanno inquadrato durante l’inno, si capiva che non avrebbe mai posato per un calendario. Gli altri, poi, avrebbero potuto posare solo per un calendario di Full Monty per un pubblico di cassintegrati: barbacce ispide e occhi, appunto, da croati. E come sudavano: loro sudavano all’antica, noi a fitness. I nostri capelli tenevano la piega, le nostre maglie erano più belle. Inzaghi e Totti, inquadrati da vicino hanno bellissimi e freddi occhi da vincitore che lanciano saette miliardarie; i croati avevano lo sguardo del disperato e probabilmente, in area, hanno commentato sul mestiere dei nostri genitori. Insomma, il football non è solo un fatto estetico. E’ football, non è tennis. Abbiamo poi scoperto che Francesco Totti gioca meglio quando non è marcato stretto; che Paolo Maldini è in campo per ragioni dinastiche; che la nostra difesa non è la migliore del mondo se in tre minuti si fa infilare due volte; che gli onesti cursori alla Zambrotta non crescono solo da noi, ma in tutto il pianeta e che forse c’è una ragione se le nostre squadre di club nelle competizioni europee non vincono più niente. Detto questo (e che resti tra di noi) siamo comunque forti e Vieri è davvero un Cinghialone di Dio. Se c’era giustizia ("ma, fratello, la giustizia non è di questa terra", commenterebbe Taribo West) doveva finire due a due. Berlusconi ha detto ai giocatori che se perdono li sbatte in galera e quindi scenderanno contro il Messico motivati. Sempre che il presidente del Messico Vincente Fox non abbia minacciato i suoi di fucilazione.
Enrico Deaglio

Enrico Deaglio

Enrico Deaglio, nato a Torino nel 1947, giornalista, conduttore televisivo e scrittore, ha diretto i quotidiani “Lotta Continua” e “Reporter”, e il settimanale “Diario”. Tra le sue opere: Cinque storie quasi vere (Sellerio, 1989), La banalità del bene (Feltrinelli, 1991), Il figlio della professoressa Colomba (Sellerio, 1992), Raccolto rosso. La mafia, l’Italia (Feltrinelli, 1993), Besame mucho (Feltrinelli, 1995), Bella ciao (Feltrinelli, 1996), Patria. 1978-2008 (il Saggiatore, 2009), Il raccolto rosso 1982-2010. Cronaca di una guerra di mafia e delle sue tristissime conseguenze (il Saggiatore, 2010), il romanzo Zita (il Saggiatore, 2011), Il vile agguato (Feltrinelli, 2012), La felicità in America (Feltrinelli, 2013), Indagine sul ventennio (Feltrinelli, 2014), Patria. 1967-1977 (Feltrinelli, 2017), La bomba. Cinquant’anni di Piazza Fontana (Feltrinelli, 2019). Dal 2012 risiede a San Francisco.

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