A differenza del culo di Sacchi, che fu indiscutibile e infatti indiscusso, il culo di Trapattoni è solo un'ipotesi di lavoro. Nei bar e nelle case italiane, pochi minuti dopo il fischio di chiusura, le due fazioni già prendevano corpo: i culisti facevano notare che i due gol che hanno salvato gli azzurri, quello di Del Piero e quello di Mendez, sono entrambi un generoso dono degli dei. Quello di Del Piero perché era impensabile che giocasse, quello di Mendez perché era impensabile che segnasse. E una qualificazione arrivata per un rimbalzo incredibile (la vittoria dell'Ecuador sulla Croazia) e per un ripescaggio disperato (la vittoria di Del Piero su Trapattoni), non è una qualificazione molto onorevole.
Di contro, gli anticulisti potevano opporre argomenti molto solidi: i gol regolari annullati alla Patria da guardalinee comunisti, gli infortuni di Nesta e Di Biagio, il mancato infortunio di Totti, che ha giocato una delle partite più orribili della sua carriera - un solo passaggio indovinato in tutto il match - e ha trascorso il resto del tempo a sfruculiare i messicani, nervoso e inconcludente. Diciamo dunque, in attesa degli ottavi, che gli argomenti delle due fazioni, per adesso, si annullano a vicenda, come Vieri e Inzaghi quando aspettavano i cross spalla a spalla, svendendo il resto dell'area ai messicani.
L'Italia del Trap è una squadra sfortunata che ha passato il turno per una botta di fortuna, marcando approssimativamente gli avversari ma stringendo d'assedio il telecronista Rai che stava ascoltando in cuffia Croazia-Ecuador. E' stato lui, l'uomo con la cuffia, il vero eroe della partita, e per tutto il secondo tempo ha dato gli assist decisivi a una squadra sfiatata e in pieno panico. Più il gioco diventava sfocato e labile, più la panchina azzurra si svuotava per affollarsi attorno alla postazione Rai di bordocampo.
Quando Trapattoni ha chiesto a Del Piero di levarsi la tuta e scendere in campo, è stato solo per puro caso che è riuscito a rintracciarlo. Era l'unico panchinaro che non fosse andato venti metri più in là a seguire Croazia-Ecuador, e solo per questo Trapattoni, che voleva mettere Gattuso al posto di Vieri, ha deciso di schierarlo. E questo episodio, a ben vedere, fa pendere la bilancia del nostro dibattito in favore dell'ipotesi: culo del Trap.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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