Un peschereccio, l'altra notte, ha tirato dritto dopo aver incontrato una carretta del mare carica di immigrati. Troppo rischioso trainarli a riva, come al solito, come si fa da secoli sulle rotte del mare quando si incontra chi ha bisogno. Troppo rischioso dopo l' iniziativa della procura di Modica che ha incriminato un intero equipaggio per aver accompagnato in un porto italiano, invece che a Malta, la nave di clandestini che aveva incrociato. E' la logica della Bossi-Fini, applicata alla giustizia corrente ma anche introiettata nel carattere e nel profilo psicologico di chi vi si allinea. Siate squali, o comunque cinici, e rispetterete la legge. La scelta di "disobbedirle", annunciata da molte associazioni di volontariato, è, proprio per questo, come sempre nella pratica della disobbedienza civile, scelta di applicare principi di superiore civiltà.
A Bologna, invece, la brutta avventura corsa dai quattro giovani marocchini scambiati per terroristi insime all'insegnante padovano che li accompagnava a regolarizzarsi (una delle molte persone, per fortuna, che magari improvvisando, sono diventate punto di riferimento per gli immigrati nella latitanza quasi totale delle istituzioni), rivela anche il carico di paranoia che distingue, insieme alla tendenza alla spettacolarizzazione delle proprie imprese, l'attuale gestione della sicurezza in Italia. Come ha scritto ieri questo giornale, un errore può certo capitare a chi lavora in un settore così delicato, ma l'allestimento della notizia, la teatralizzazione della cattura e dell'intera operazione, tradiscono un di più di avventatezza e, peggio, una vocazione a esasperare la situazione e ad amplificare il "caso" che esprimono un'attitudine, un metodo. C'è del metodo, in questo errore, insomma. Del resto, da più di un anno, non passa settimana senza che qualche ministro, con supporto di servizi e apparati, non annunci attentati e catastrofi varie.
Come l'impagabile Martino di qualche settimana fa: "Non si sa quando, non si sa dove, non si sa a opera di chi, ma di sicuro avverrà prossimamente un attentato in Occidente". "Ricordati che devi morire", ripeteva il Savonarola messo in caricatura da Benigni e Troisi tornati indietro nel tempo in "Non ci resta che piangere". "Mo' me lo scrivo", rispondeva scocciato Troisi all'ennesima profezia portasfiga. Converrebbe associarsi, tanto, anche quando ci prendono (o c'azzeccano i servizi: come nel caso di Marco Biagi), questi lasciano che il peggio accada, e a volte lasciano pensare che il peggio lo auspichino (così da poter dire di averlo detto, e da rimestare nel dopo evento choc).
Ancora, ieri a Treviso alcune famiglie di immigrati regolari, con almeno una ventina di bambini, sono state brutalmente cacciate dalle case che occupavano abusivamente e si sono dovute accampare prima dentro e poi sul sagrato del Duomo perché una qualche soluzione cominciasse a essere cercata. Naturalmente, per iniziativa del prefetto e soprattutto della chiesa trevigiana, non certo dell'amministrazione leghista del sindaco Gentilini. Il comune ha incredibilmente dichiarato che, non essendo residenti a Treviso, questi immigrati, tutti regolarmente occupati in aziende della zona, non possono essere assistiti. E' chiaro? Io non ho la casa, e quindi non ho la residenza, e dunque non posso chiedere una casa perché non ho la residenza, anche se lavoro qui onestamente, anche se ho i bambini con me. Sarebbe una farsa, se non fosse un dramma. Se non fosse la più coerente traduzione nella vita reale di una vecchia vignetta di Altan. "L'economia ha bisogno degli stranieri", dice un tale azzimato. "Sarò xenofobo solo dopo le otto di sera e nei giorni festivi", gli risponde un suo clone. Fedeli interpreti, entrambi, della schifosa miscela di cinismo e ipocrisia di cui è fatta la morale dominante.
Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin è autore di diversi romanzi e saggi. Con Feltrinelli ha pubblicato, tra gli altri, Sarajevo, Maybe (1994), L’erede. Pietro Maso, una storia dal vero (1992; 2007), Nemmeno il destino (1997; 2004, da cui è stato tratto il film omonimo di Daniele Gaglianone), Nebulosa del Boomerang (2004), Gorgo. In fondo alla paura (2009). Insieme a Maurizio Dianese, ha pubblicato per Feltrinelli l’inchiesta La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria (1999), Petrolkiller (2002) e La strage degli innocenti. Perché Piazza Fontana è senza colpevoli (2019). Con Marco Paolini ha scritto lo spettacolo teatrale Le avventure di Numero Primo e il romanzo omonimo (2017). Con Andrea Segre ha scritto il docufilm Il pianeta in mare (2019), in selezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia 2019. Il suo ultimo romanzo è Cracking (2019).

 

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