Visto che il significato delle amicizie letterarie va ben oltre il gusto del pettegolezzo, proviamo a rispondere alla domanda di Raboni: fra gli scrittori d'oggi che cosa prevale, l'amicizia, l'inimicizia o l'indifferenza? Se si guarda agli attuali sessanta-settantenni, forse non c'è da essere pessimisti. E non dovrebbe esserlo neppure Raboni, che d'amicizia e d'ammirazione è rimasto legato per anni a molti scrittori: da Sereni a Testori a Volponi a Fortini a Pontiggia. Senza dimenticare i critici: Baldacci e Mengaldo, per esempio (con Garboli forse è sopraggiunto qualche problema legato alla giuria del Viareggio). Su altro versante, opposto e speculare ma non certo indifferente, ci sono i coetanei più "irriducibili" della neoavanguardia: almeno, Sanguineti, Balestrini, Giuliani, Guglielmi e forse anche Arbasino e Malerba. Ex amici con persistenti affinità. La biografia di Eco si è portata dietro, anno per anno, le sue amicizie: con Enrico Filippini alla Bompiani, con Antonio Porta durante il Gruppo 63, con Furio Colombo alla Rai, con Maria Corti e con l'"allievo" Paolo Fabbri ai tempi della semiotica, con Emilio Tadini nel periodo milanese. Sempre per parlare di schieramenti, forse mai una rivista era riuscita a favorire forti sintonie umane come quelle nate con i Quaderni piacentini tra Bellocchio, Fofi e Grazia Cherchi. Che rivolgendosi a maestri come Fortini e Cases erano in esplicito antagonismo rispetto ai neoavanguardisti.
Poi il gruppo si disgregò e da quelle ceneri nacque, con la rivista Diario , l'amicizia Bellocchio-Berardinelli. Mentre Fofi stabilisce sempre nuove affinità, specie con i più giovani (da Bettin a Scarpa), grazie a iniziative come Linea d'ombra e, oggi, Lo straniero , Grazia Cherchi in veste di "editor" si avvicinò a Benni e lanciò Veronesi e Baricco (ma fu vera amicizia?), senza mai dimenticare però le affinità con Giovanni Giudici e Lalla Romano. La quale era capace di grandi amicizie e di colossali antipatie: come quelle (maturate in tarda età) per Maria Corti e per Citati. Ma sempre rimanendo alle riviste, non bisognerà dimenticare che Alfabeta fu un crocevia dove si intrecciavano militanza e accademia (Porta ne era il vero tessitore). Amicizie e inimicizie sono intrecci strambi e capricciosi (non solo in letteratura), per i quali non vale la proprietà transitiva. Così può accadere che Citati e Garboli, pur essendo ambedue notoriamente stimati da Roberto Calasso e da Scalfari, sembrano da anni non guardarsi con grande simpatia reciproca. L'uno legato a Calvino e a Fruttero & Lucentini; l'altro vicino a Morante, Ginzburg, Soldati. L'uno e l'altro non certo portati ad ammirare senza riserve un filosofo come Cacciari con cui Calasso ha invece un rapporto di sincera amicizia. Come con l'editore Piero Gelli, che del resto è amico inseparabile anche di Fleur Jaeggy, musa e amica di Franco Battiato.
E si potrebbe andare avanti, aggiungendo che Cacciari ha un amico sicuro in Daniele Del Giudice, che a sua volta è amico di Cesare Segre, il quale dopo una celebre polemica di qualche anno fa non nasconde la sua distanza culturale dallo stesso Calasso. E non ci spingiamo oltre, se non per evocare l'inimicizia più cruenta degli ultimi anni: quella tra i critici Asor Rosa e Ferroni.
Si può poi passare ai più giovani. All'asse di coetanei Vassalli-Cordelli-Montefoschi. Per ricordare che se attorno a Cordelli gravitano i giovani critici romani più interessanti, da Cortellessa a Gabriele Pedullà, a Milano sono Scarpa, Nove e Montanari, coautori di una fortunata plaquette poetica, a fare gruppo. Le cui solidarietà vanno ben al di là dell'anagrafe, se è vero che con Antonio Moresco si è stabilito subito un feeling molto solido. Ben visibile nella recente raccolta Scrivere sul fronte occidentale , curata dallo stesso Moresco e da Voltolini. Qualche volta le amicizie confluiscono, oltre che in riviste (per esempio Riga di Belpoliti e Grazioli), nelle antologie. Anche quando non sono amicizie da antologia. Né antologie da antologia.
Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano

Paolo Di Stefano, nato ad Avola (Siracusa) nel 1956, giornalista e scrittore, già responsabile della pagina culturale del “Corriere della Sera”, dove attualmente è inviato speciale, ha lavorato anche per “la Repubblica” e per la casa editrice Einaudi come editor. Ha insegnato Cultura giornalistica alla facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano. Tra le sue opere ricordiamo: la raccolta di poesie Minuti contati (Scheiwiller, 1990), l’intervista con Giulio Einaudi, Tutti i nostri mercoledì (Casagrande, 2001), il romanzo Nel cuore che ti cerca (Rizzoli, 2008), La catastròfa (Sellerio, 2011, premio Volponi), sulla tragedia di Marcinelle; Giallo d'Avola (Sellerio, 2013), Ogni altra vita (il Saggiatore, 2015), I pesci devono nuotare (Rizzoli, 2016), La parrucchiera di Pizzuto (con il nome di Nino Motta, Bompiani, 2017), Respirano i muri (con il fotografo Massimo Siragusa, Contrasto 2018) e il romanzo per ragazzi Sekù non ha paura (Solferino, 2018). Con Feltrinelli ha pubblicato i romanzi Baci da non ripetere (1994, premio Comisso per la narrativa), Azzurro, troppo azzurro (1996), Tutti contenti (2003, premi super Flaiano, super Vittorini, Chianti, finalista premio Città di Bari), Aiutami tu (2005, premio Mondello 2006), e il reportage La famiglia in bilico (2001), oltre a l’introduzione a La mite (1997) di Dostoevskij per i “Classici”.

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