Se il primo giorno di scuola si chiama "Scuola Day", secondo lo squallido gergo da bacheca aziendale che va per la maggiore, forse qualche problema di identità culturale nazionale c´è. Molto autorevolmente il ministro dell´Istruzione, signora Moratti, per restituire alle nostre vecchie aule scolastiche un minimo di calore identitario ha pensato bene di emettere una circolare che rende obbligatorio il crocifisso sopra la cattedra.
Avremo una pay-school (che monetizza e di fatto privatizza alcune prestazioni non degne di essere lasciate alla gratuità), però confessionale?
Avremo una scuola pubblica catto-aziendalista (stile Opus Dei), che del "moderno" coglie quasi solo il mercantilismo, e nel frattempo si rinserra nella tradizione clericale? Di certo, avremo una inutile recrudescenza di tignosissime polemiche. La presenza del crocifisso nelle aule, e negli uffici pubblici in generale, è indifendibile sul piano dei principi laici, ma è ormai largamente accettata sul piano delle consuetudini. Ora il ministro, rendendola una scelta politica esplicita, e addirittura un obbligo, restituisce attualità e incandescenza a uno scontro ideale quasi sopito.
Perché lo abbia fatto, e così solennemente, e nello stesso giorno in cui il Capo dello Stato ha richiamato l´attenzione di tutti sulla centralità della scuola pubblica, non è facile da capire. Si può solo supporre che dietro una scelta così maldestra, e urticante per tante coscienze, ci sia il tentativo di rabbonire la Lega, il cui paganesimo da scampagnata sul Po si affianca, piuttosto misteriosamente, a un cattolicismo quasi lefebvriano, brandito come una spada contro gli stranieri culturalmente "impuri". Si può poi immaginare che il ministro abbia voluto gratificare anche i suoi sponsor cattolici, nel segno di San Patrignano e delle simpatie episcopali per un governo che tanto sta facendo per la scuola privata.
Infine, ed è l´ipotesi più deprimente (perché la meno "politica"), si può pensare a una banalissima gaffe, l´ennesima, di un governo che non riesce quasi mai a valutare le reazioni che ogni atto, ogni presa di posizione suscita nella pubblica opinione. Un gesto, come dire, da arredatrice troppo solerte delle pareti scolastiche, pensato come innocuo.
Il risultato è che l´anno scolastico si apre con un gesto inevitabilmente radicale, e non esattamente ospitale nei confronti delle sempre più numerose comunità non cattoliche che l´immigrazione ha infoltito. Che le antipatie laiche per i residui confessionali nelle attività pubbliche si rafforzeranno.
E che il crocifisso tornerà a essere strumento di divisione e in qualche modo di potere (potere di dissuasione nei confronti degli stranieri riottosi all´integrazione), e non per ciò che rappresenta, ma per come è usato, "obbligatorio" per volontà ministeriale, sgradevole come tutte le imposizioni.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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