Le Due Torri, la discoteca di Bali, il teatro di Mosca, i cecchinaggi, le stragi. Gli emuli, i seguaci, i rivali, gli imitatori, i competitori, gli antagonisti, i protagonisti, le vendette. Le catene di vendette.
I "chi se l´è voluta", i "chi se l´è meritata", il "chi se l´è andata a cercare".
I "si sa cosa c´è sotto". Tutti gli "è ovvio cosa c´è dietro", "come si era infatti previsto", "come volevasi dimostrare, il teorema".
Le facili previsioni: "presto, anche da noi", i "da realisti, da pragmatici", "alla prima occasione". I "ve l´avevamo detto". I "non dite, poi, che non ve l´avevamo detto".
L´"allora, per quali si scende in piazza?". E "per quanti?". E i "durante, oppure dopo? o magari, nell´anniversario organizzato con le troupes?". Ma per quanti "giustiziati", per quali "giustizieri"? Sugli striscioni, cosa?
Il "meglio o peggio impietosi e scomodi, o pietosi e comodi", nelle crisi e nei conflitti? Fuori o dentro i "cori"? Riverenti o dissacranti? "Etnici" come i curdi, i baschi, gli irlandesi, i lombardi, i carinziani, i ceceni? Con sottili o grossolani "distinguo"? Con provocazioni e trasgressioni, o no? O meglio "multietnici", come in Palestina?... Ma sono poi più "global" gli etnici o i multietnici?
Il "chiaro: le religioni". Il "ma è ovvio, il petrolio". Il "tutto è globale", e il "niente è non-globale".
Il "niente sarà più come prima". Il "la Storia non fa che ripetersi come farsa". Il "non riconosciamo più il mondo". I "corsi e ricorsi storici". Il "già, ma con Stalin?" (oppure "era diverso, con Hitler?"). "Ma allora, con Hitler e con Stalin, come facevano senza "cult" religiosi e senza oleodotti globali?".
E con le religioni? Quanti reati coincidono attualmente con i peccati, e quindi sono da abolire tutti, sia con la liberazione dal carcere sia con l´assoluzione dell´anima? Ce ne sono di imperdonabili (e dunque punibili), oppure gli indulti e le scuse non valgono per le intere categorie dei peccatori e dei detenuti?
Si devono fare dei distinguo?
Per esempio, il suicidio viene mandato all´inferno cattolico, celebrato nel paradiso musulmano, ed è indifferente per il diritto statale. Anche per i piaceri sessuali i reati e i peccati non coincidono: per chi le condanne, e per chi i perdoni, in questo mondo e negli altri?
E per chi mette in pratica il cult dell´Horror?
E per chi si mette tranquillo sistemando tutto col "perdono sempre tutti, io che sono buono, e anzi mi addosso tutte le colpe del mondo, così faccio bella figura, sono sempre a posto, e dormo i sonni del giusto"?
Ma per le misure di sicurezza, in un paese cattolico e Auditel, sarà lecito mettere i propri cittadini e anche stranieri in mutande approvate dalla tv di Stato? E perquisire le donne sotto i veli per controllare (come la Chiesa con le streghe) gli esplosivi o i peccati o i reati sotto la biancheria?
Per la tutela del patrimonio artistico, dopo i birignao e i blabla circa i concerti rock in piazza San Marco e la vendita del Colosseo o del Bargello, e gli accessi limitati per gli spazi a rischio, sarà sempre più opportuno che lo Stato ceda i beni culturali ai Comuni o ai privati, per le manifestazioni, le sponsorizzazioni, le subconcessioni e i subaffitti per gli allestimenti, gli affollamenti, i coinvolgimenti, le provocazioni, le iniziative, le trasgressioni, le adunate in piazza Venezia?
Ma su ciascuno di tali argomenti non sarà il caso di aprire qualche tavola, dibattito, movimento, corrente, girotondo, giravolta, talk-show, fai-da-te?
Ma poi, chi autonomina gli autonominati? I portavoce, gli esponenti, gli emissari, gli invitati, gli inviati, gli incaricati, i rappresentanti, i delegati e i loro sostituti?
Alberto Arbasino

Alberto Arbasino

Alberto Arbasino, nato a Voghera nel 1930 si è laureato in Diritto Internazionale all'Università di Milano, è giornalista, saggista, critico musicale e scrittore di vasta cultura, di forte impegno civile e di salda intransigenza morale. Membro del Gruppo '63, ha collaborato con alcune importanti riviste come ‟L'illustrazione italiana”, ‟Officina”, ‟Il Mondo”, ‟Tempo presente”, ‟Il Verri”, e il quotidiano ‟La Repubblica”. La sua produzione narrativa e saggistica ci ha abituati a spregiudicate analisi della società e della cultura contemporanea. Della sua ricca e varia produzione, Feltrinelli ha pubblicato tra l’altro: L’anonimo lombardo, Fratelli d’Italia, Certi romanzi, La maleducazione teatrale. Strutturalismo e drammaturgia, Super-Eliogabalo, Sessanta posizioni e, più di recente, Rap! (2001, Premio nazionale Flaiano per la satira 2002) e Rap 2 (2002). Al commento politico e alla critica degli avvenimenti contemporanei ha dedicato dei saggi molto discussi come Fantasmi italiani, In questo stato (sul caso Moro), Un paese senza, Paesaggi italiani con zombi.

 

 

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