Ho un banco da calzolaio alto dieci centimetri, cosparso di arnesi anch’essi in miniatura: lesine, marcapunti, punzone, tirasuole, pinza per occhielli. È oggetto di precisione pura del nostro artigianato di presepe, una scuola di perfezione inesistente altrove. Da noi l’amore per l’imitazione, per la riproduzione ci ha reso anche falsari, ma sublimi. Da noi e in nessun altro mercato ha resistito l’artigianato, la bottega gelosa della sua eccellenza.
Si accampano presepi in tutti i continenti con le statuine nostrane, con i fondali e le architetture immaginarie della natività. Spelonche, rupi e alloggi dispersi in un paesaggio d’aspro meridione, bestie dappertutto, angeli aggrappati a un soffitto di stelle: non piove, non nevica sopra il presepe, non è giorno né notte, è insonnia di un’attesa. Stanno immobili apposta le statuine. Di che luogo e di che gente esse sono la riproduzione: è cosa trascurata. Esiste davvero una Betlemme o è solo il nome celebre di un luogo inventato? Assegnato al recinto delle cose sacre, è stato perciò espulso dalle carte geografiche? Il presepe non vuole più sapere da che origine proviene, ora il suo luogo è ovunque. Ma per curiosità soltanto, l’informazione è che Betlemme esiste e, quello che più conta, è che è esistita allora.
È città minuscola del territorio toccato alla tribù di Giuda, nome che in ebraico viene dal verbo ringraziare, perché sua madre Lea così volle chiamare il suo quartogenito: "Questa volta ringrazierò Iod/Dio" (Genesi/Bereshìt 29,35). Gli uomini di Giuda, giudei nati dalla parola grazie, diventano titolari del suolo di Gerusalemme attraverso la vicenda epica di Davide. Lui è il più piccolo della sua casa, pastore solitario di greggi del padre, tiratore infallibile di frombola, cantautore di strofe tra le rocce nelle pause del giorno, musicista selvatico che si addestrava così senza saperlo ai salmi e al dominio regale. La scelta di nominarlo re viene da un vecchio profeta, Samuele, che gli fa gocciolare sulla chioma l’olio santo, mentre il respiro di Davide si mescola d’improvviso al vento da Dio.
Da quel respiro viene anche l’impeto di conquistare Gerusalemme e farne la capitale del regno.
Dal più piccolo dei figli, della piccola città di Betlemme di Giuda è destinato a venire il messìa, l’unto finale della storia. La provvidenza esclude volentieri i grandi e le grandezze dai suoi disegni. Betlemme, da Bet Lèhem, casa di pane, un tempo aveva campi, era un granaio. Nei presepi è rocciosa, un luogo da capre, ma in basso aveva grano e lunghi mesi estivi di raccolto con mietitori e falci e pause di mezzogiorno all’ombra di una quercia a consumare il cibo del ristoro dissetandosi con acqua e aceto. Bet Lèhem, il suo nome appare per la prima volta negli spostamenti di Giacobbe, quando sua moglie Rachele, nel travaglio del parto di Beniamino muore ed è sepolta lì. Betlemme è poi concimata a sangue di neonati quando il terrore di perdere il trono spinge Erode ad annientare tutta l’infanzia maschile del territorio, per impedire la profezia dei Magi. Betlemme è spaccata dal grido delle madri per i neonati scannati in braccio a loro, Betlemme è nome dello strazio atroce di bambini immolati come agnelli per placare il panico del tiranno. Dov’è questa Betlemme dietro, dentro i presepi? Betlemme da noi non è più un luogo, è una notte di veglia senza nuvole e senza luna, rischiarata dallo strascico di ghiaccio di una cometa e dalle lampadine accese su un albero di Natale nella stessa stanza, a confondere il sentiero dei Magi che finiscono per portare i loro doni e pacchettini sotto l’abete. Là proprio doveva nascere il misterioso figlio della ragazza vergine, non sotto l’albero addobbato, ma nell’altro angolo della stanza, a Betlemme di Giuda: perché Matteo potesse scrivere ad apertura di Nuovo Testamento la discendenza che da Abramo digrada fino a Gesù passando per Davide e per Betlemme. Là doveva nascere e poi traslocare con tutta la baracca nei presepi del mondo.
Allora l’informazione completa è che i presepi sono tutti in provincia di Giuda e il fatto che la loro fabbrica sia a Napoli non fa che ribadire l’evidenza che tra Gerusalemme e la città del Vesuvio c’è un’alleanza antica, più che scritta, prescritta.
Erri De Luca

Erri De Luca

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. Ha pubblicato con Feltrinelli: Non ora, non qui (1989), Una nuvola come tappeto (1991), Aceto, arcobaleno (1992), In alto a sinistra (1994), Alzaia (1997, 2004), Tu, mio (1998), Tre cavalli (1999), Montedidio (2001), Il contrario di uno (2003), Mestieri all’aria aperta. Pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (con Gennaro Matino; 2004), Solo andata. Righe che vanno troppo spesso a capo (2005), In nome della madre (2006), Almeno 5 (con Gennaro Matino; 2008), Il giorno prima della felicità (2009), Il peso della farfalla (2009), E disse (2011), I pesci non chiudono gli occhi (2011), Il torto del soldato (2012), La doppia vita dei numeri (2012), Ti sembra il Caso? (con Paolo Sassone-Corsi; 2013), Storia di Irene (2013), La musica provata (2014; il libro nella collana "I Narratori", nella collana "Varia" il dvd del film), La parola contraria (2015), Il più e il meno (2015), il cd La musica insieme (2015; con Stefano Di Battista e Nicky Nicolai), Sulla traccia di Nives (2015), La faccia delle nuvole (2016), La Natura Esposta (2016), Morso di luna nuova. Racconto per voci in tre stanze (2017), Diavoli custodi (2017; con Alessandro Mendini), Pianoterra (2018), Il giro dell'oca (2018), Anni di rame (2019), Impossibile (2019); per la collana “Feltrinelli Comics” L’ora X. Una storia di Lotta Continua (2019; con Paolo Castaldi e Cosimo Damiano Damato) e, nella serie digitale Zoom, Aiuto (2011), Il turno di notte lo fanno le stelle (2012) e Il pannello (2012). Per i "Classici" dell'Universale Economica ha tradotto l’Esodo, Giona, il Kohèlet, il Libro di Rut, la Vita di Sansone, la Vita di Noè ed Ester; ha curato L'ospite di pietra. L'invito a morte di don Giovanni. Piccola tragedia in versi, di Aleksandr Puškin e Canto del popolo yiddish messo a morte, di Itzhak Katzenelson (2019). Sempre per Feltrinelli ha tradotto e curato L'ultimo capitolo inedito de La famiglia Mushkat. La stazione di Bakhmatch di Isaac B. Singer e Israel J. Singer (2013).

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