Ogni tragedia della montagna riaccende il dibattito - vecchio quanto il turismo di massa - sulle responsabilità umane, e sull´eccesso di dimestichezza con la quale milioni di persone affrontano un ambiente severo e infido. Dibattito che s´arresta, in genere, di fronte a interessi economici così cospicui da sconsigliare eccessivi allarmi. Valanghe e slavine, d´altro canto, travolgono di preferenza gli incauti, ma a volte gli alpinisti esperti: quanto basta per inserire anche la fatalità tra le cause di morte. Inevitabilmente diverso è il discorso che riguarda gli incidenti sulle piste di sci. Chiunque le frequenti, con crescente paura, ha notato negli ultimi anni il proliferare di comportamenti scellerati.
Un vero e proprio bullismo delle nevi che la diffusione dello snowboard ha incrementato senza trovare argine. Una malintesa cultura no limits, favorita da un marketing molto attento a esaltare le prestazioni e pochissimo a mettere in guardia contro i pericoli, anima eserciti di giovanotti che si fiondano giù per le piste sovraffollate senza cura alcuna per l´incolumità propria e soprattutto altrui. Lo sci tradizionale contava già i suoi bulli. Lo snowboard li ha significativamente moltiplicati, inducendo troppi neofiti a cercare limiti tipicamente sportivi nel bel mezzo del normale e ingorgatissimo traffico degli sciatori del week end: come se ogni domenica, su ogni autostrada, si svolgesse un rally automobilistico o una gimcana.
Il problema è noto da tempo. Ma sono pochissime le stazioni di sci che hanno tentato di disciplinare il fenomeno, dotandosi di qualche strumento preventivo (piste apposite per gli snowboard) e repressivo (controlli lungo le piste). Il colossale giro di denaro dell´industria bianca suggerirebbe, se non altro per fare bella figura, d´inserire anche la sicurezza attiva e passiva tra i servizi offerti. Ma questo non accade, se non sporadicamente, ed è un segno d´evidente arretratezza culturale d´un mondo che appare travolto da un benessere economico fulmineo e stordente.
Il turismo alpino è esploso, prodigo e devastante, in valli un tempo povere o poverissime, massacrando paesaggi e sradicando abitudini. Ha portato infiniti vantaggi, facendo lievitare i redditi e mettendo comunità un tempo chiuse a contatto con i tempi. Ma ha anche dissolto consuetudini di rispetto per la montagna, di prudenza, perfino d´intelligenza ambientale, svendendole a un benessere economico troppo a lungo atteso. I montanari, ai quali spettano gli onori e gli oneri dei padroni di casa, chiudono volentieri entrambi gli occhi di fronte a un uso ingordo e vandalico dei loro luoghi e delle loro risorse. Prontissimi a moltiplicare gli impianti pur di moltiplicare gli incassi, lo sono assai meno quando si tratti d´invitare i loro ospiti paganti al rispetto della natura e a un uso cauto e civile della montagna.
Timidamente, troppo timidamente, all´inizio d´ogni stagione sciistica le società e le comunità che gestiscono gli impianti si pongono il problema d´un "codice delle piste", e di controlli almeno minimi lungo pendii che sono abbandonati all´arbitrio di chi li percorre. Forse è arrivato il momento d´aiutarli: il legislatore può fare molto, anche perché il vuoto di norme e di misure repressive, sulle piste, è totale, e se c´è un luogo nel quale l´impunità è assoluta, e l´esaltazione da impunità idem, questo luogo sono le pendici innevate.
E se l´offerta continuasse a essere troppo disinvolta sul piano della sicurezza, un salto di qualità, e di cultura, potrebbe arrivare dalla domanda: gli sciatori comincino finalmente a chiedere, tra gli optional per la loro vacanza, oltre alla sauna e alla lampada abbronzante, anche i vigili delle nevi sulle piste. Compresi nel prezzo.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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