Domani - forse - due semplici zuccheri potrebbero essere la speranza per migliaia e migliaia di persone dei paesi poveri, di evitare (o almeno di abbassare il rischio) l’infezione da Hiv. Non saranno mai la soluzione al problema dell’Aids, ma potrebbero aiutare a contenere un’infezione che provoca ogni anno 5 milioni di nuovi casi e 3 milioni di morti. La scoperta che apre qualche tenue speranza viene dall’Italia. Due ricercatori dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano guidati da Elisa Vicenzi e Guido Poli, in associazione con la Glycores di Milano (una società di ricerca specializzata nel campo della biochimica dei polisaccaridi) hanno infatti messo a punto due zuccheri che si sono dimostrati particolarmente efficaci nel bloccare il virus dell’Hiv. Per ora, però, solamente in provetta: qualcosa di molto diverso dal corpo umano. "Passeranno almeno cinque anni prima che si possa pensare ad una eventuale ricaduta farmacologica - spiega il professor Giuseppe Pantaleo, immunologo dell’Università di Losanna, uno dei massimi esperti mondiali di Hiv - Ma è chiaro che questo può essere un campo interessante di lavoro, anche se non sarà mai la soluzione per la cura dell’AIDS e la sua eradicazione: sono traguardi che si raggiungeranno solo con il vaccino".
In ogni caso, la scoperta, che è stata pubblicata nel numero di gennaio della rivista scientifica "Aids", sembra un interessante esperimento scientifico in attesa di sviluppi futuri. Le due nuove molecole di zucchero messe a punto dai ricercatori (che le hanno chiamate "KOS" e "KNOS") avrebbero dimostrato "potenti effetti anti-Hiv a largo spettro", come spiega in un comunicato l’ufficio stampa dell’Ospedale San Raffaele. In particolare, i ricercatori hanno osservato che i due zuccheri KOS e KNOS, dopo aver "attratto" il virus, lo accerchiano e gli impediscono di aggredire la cellula.
I due zuccheri sono stati ottenuti attraverso una sintesi chimica utilizzando come punto di riferimento il modello del "polisaccaride K5", uno zucchero che viene normalmente prodotto dai batteri. La molecola di questo zucchero è molto simile all’eparina, un farmaco utilizzato nelle terapie delle trombosi. Con l’aggiunta di gruppi solfati KOS e KNOS diventano bravissimi a bloccare il virus.
Dunque, possono essere utili nella lotta all’Aids. Ma come? Il comunicato stampa dell’ospedale milanese afferma che "per le loro caratteristiche, i due zuccheri sono ideali per lo sviluppo dei cosiddetti microbicidi di nuova generazione, sostanze capaci di bloccare lo sviluppo del virus e di prevenire l’infezione nelle fasi iniziali. Potrebbero in un futuro non troppo lontano diventare un gel o una schiuma applicabile a scopo preventivo e avere un impatto importante sull’epidemia di Aids, soprattutto in molti paesi in via di sviluppo dove la trasmissione eterosessuale rappresenta oggi la principale via di propagazione del virus".
Uno dei due ricercatori, Elisa Vicenzi, aggiunge che "la specificità di queste molecole rispetto ad altre è che la loro natura zuccherina e non proteica le rende scarsamente capaci di indurre anticorpi che potrebbero neutralizzarne l’effetto. Inoltre, per quanto abbiamo sperimentato finora, queste molecole non inducono alcuna reazione infiammatoria. Fatto importante perché l’infiammazione favorirebbe la propagazione del virus, come è avvenuto recentemente con lo spermicida Nonossinolo-9, unico microbicida che, testato in fase clinica, ha fallito clamorosamente".
Ed è proprio qui un passaggio importante della scoperta, quello che fa sperare nel futuro. Perché, spiega ancora Elisa Vicenzi, "ad oggi purtroppo non esistono microbicidi efficaci e quindi è stato calcolato che un prodotto efficace anche solo al 60 per cento, seppure utilizzato da una minoranza della popolazione, nei paesi in via di sviluppo potrebbe prevenire fino a 2,5 milioni di nuove infezioni in tre anni".
È quello che spera anche la professoressa Antonella D’Arminio Monforte, virologa dell’ospedale Sacco di Milano: "Domani, nei paesi poveri, potrebbe essere utilissimo avere qualcosa di semplice dal punto di vista farmacologico, che può aiutare ad abbassare la trasmissione virale".
Romeo Bassoli

Romeo Bassoli

Romeo Bassoli (1954-2013), giornalista, ha fondato la pagina scientifica de “l’Unità” e ne è stato responsabile per anni. Ha diretto l’ufficio comunicazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Oltre ai numerosi saggi di divulgazione scientifica (tra i più recenti, A caccia del Bosone di Higgs, scritto con Luciano Maiani), ha curato una raccolta di fiabe per bambini (Fiabe dalle Asturie, Editori Riuniti, 1989). Con Eva Benelli ha realizzato una ricerca internazionale sulla condizione degli adolescenti (I nuovi adolescenti, Editori Riuniti, 1995). Per Feltrinelli ha pubblicato Portiamo anche i bambini (1997).

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