L’impatto più forte della bomba che il 7 febbraio ha distrutto l’elegante ed esclusivo club El Nogal di Bogotá, uccidendo 33 persone e ferendone altre duecento, l’ho sentito due giorni dopo. Stavo pranzando in un ristorante vicino a Plaza de Toros, dove quel pomeriggio era atteso il famoso matador colombiano César Rincón, e ho assistito – solo poche ore dopo l’attentato – a una sfilata di auto di lusso e gente con vestiti griffati che andava a quella festa di stupidità che si chiama corrida.
Tanto più incredibile se pensiamo che proprio alla stessa ora ventimila persone, soprattutto della classe media o bassa, con in testa il sindaco di Bogotá Antanas Mockus, si stavano riunendo a poca distanza per protestare contro la violenza. Undicimila persone, molte delle quali erano socie del Nogal e altri club per vip, gridavano: "Matador", "Matador", aspettando con ansia il torero con la sua spada. Tra loro modelle, attori e industriali, ma anche famosi scrittori, membri del governo e del congresso. Persone che avevano abbandonato i loro morti, il sindaco e la massa di poveri – per i quali invece era chiaro che le bombe non fanno distinzioni sociali.
È ancora più terribile sapere che l’indifferenza di quelle undicimila eleganti persone non è casuale, perché l’indifferenza fa parte del loro codice di vita da sempre. Se non è riuscita a commuoverli la tragedia sofferta da amici e parenti, e neanche la distruzione del loro club, allora che spazio può occupare nella loro mente il massacro quotidiano dei campesinos o le altre bombe che scoppiano nei quartieri periferici o nei villaggi dimenticati?
La cosa più sensata, in un paese dove la maggior parte della popolazione vive nella miseria più assoluta e ci sono milioni di profughi a causa del conflitto, sarebbe investire del denaro per migliorare le condizioni di vita della gente e fare tutto il possibile per ridurre le distanze tra ricchi e poveri. Ma la Colombia non è mai stata governata da gente sensata: l’ingiustizia, l’abbandono e la corruzione sono il nostro marchio d’origine controllata. Per questo, e anche se nulla può giustificare il terrorismo, dovremmo riuscire a capire che abbiamo contribuito a farlo esistere. E anche se dicessimo che siamo innocenti e non abbiamo nulla a che fare con la guerra, tutti noi corriamo il rischio di essere le prossime vittime. Le bombe uccidono uomini, bambini, donne e anziani.
La nostra unica possibilità è che quelle undicimila persone che gridavano il nome di un torero capiscano una cosa: l’indifferenza è la migliore alleata del terrorismo.
Efraim Medina Reyes

Efraim Medina Reyes

Efraim Medina Reyes è nato nel 1967 a Cartagena e vive tra la Colombia e l’Italia. Nel 1995 ha vinto il Premio nazionale per il racconto con la raccolta Cinema Albero (Fusi orari). Ha diretto tre film e scrive per il teatro. È uno dei tre membri della 7 Torpes Band.
Con Feltrinelli ha pubblicato: C’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo (2002), Tecniche di masturbazione tra Batman e Robin (2004) e La sessualità della Pantera rosa (2006) e Quello che ancora non sai del Pesce Ghiaccio (2013).

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