"Dottore, ricorda...". L´interlocutore tronca la conversazione: "Era un discorso fuori verbale. Dimentichiamo che c´è stata quella discussione". Scampoli di una telefonata registrata. E´ il 17 settembre del 1998 e Carmelo Ferrara, fratello del boss pentito Iano, chiama al telefono il procuratore capo facente funzione di Messina, Pietro Maria Vaccara (oggi procuratore aggiunto). Il giorno dopo quella telefonata, Carmelo Ferrara, anche lui mafioso pentito di Messina, deve essere interrogato, su sua richiesta, dai pm antimafia di Catania sulle collusioni tra mafia, imprenditori e magistrati della città sullo Stretto. Messina è al centro del ciclone, il "Verminaio" è stato da poco scoperchiato dall´Antimafia di Ottaviano Del Turco e Nichi Vendola e i vertici dei "palazzi" di Messina sono stati o stanno per essere decapitati: l´università del rettore Diego Cuzzocrea, il sottosegretario all´Interno Angelo Giorgianni, il procuratore capo Antonio Zumbo diventeranno le prime "vittime". A Messina, in quegli anni, furoreggiava il mercato dei pentiti gestiti da contrapposte cordate di magistrati che avevano come principale interesse non quello di squarciare il velo sugli affari illeciti e sulle collusioni, ma garantire la copertura di interi settori della criminalità imprenditoriale messinese attraverso false dichiarazioni del pentito eccellente Luigi Sparacio. Grazie a un avvocato, Ugo Colonna, nel novembre del 1997 la procura di Catania e poi l´Antimafia avviano un´operazione di bonifica del territorio. E a seguire finiscono in carcere il sostituto procuratore nazionale antimafia, Giovanni Lembo, il capo dei gip Marcello Mondello, il capo di Cosa nostra a Messina, l´imprenditore Michelangelo Alfano, e altri affaristi e pentiti. Dunque, il 17 settembre 1998 il pentito Ferrara telefona al procuratore reggente Vaccara per comunicargli che avrebbe riferito ai magistrati catanesi, il giorno dopo, un episodio del lontano gennaio 1995, quando lui stesso aveva raccontato al procuratore Vaccara alcuni fatti, e in particolare la responsabilità del dottor Lembo nel ferimento dell´avvocato Ricciardi avvenuto nel luglio del 1991. Con quella telefonata Ferrara chiedeva al magistrato messinese l´autorizzazione a chiamarlo in causa. All´insaputa del procuratore Vaccara, Ferrara registra la telefonata e la cassetta originale di quella conversazione è ora sotto sequestro dei giudici di Catania che stanno processando il dottor Lembo, l´imprenditore Alfano e altri imputati per fatti di mafia. Il 13 marzo, in udienza, la cassetta sarà sbobinata - ma una copia della stessa è stata recapitata a "La Stampa" - e, probabilmente, la procura di Catania dovrà procedere d´ufficio contro l´attuale procuratore aggiunto di Catania, Vaccara, per falso e favoreggiamento. In quella conversazione che abbiamo potuto ascoltare, in sostanza, il pentito ricordava al magistrato di avergli rivelato nel lontano 1995 che i mandanti dell´agguato contro un avvocato di Patti, Francesco Riccardi - curatore del fallimento "Giuffré", un importante imprenditore della zona - erano stati, secondo quanto aveva appreso in carcere, sicuramente il sostituto procuratore antimafia Giovanni Lembo e probabilmente il "costruttore palermitano mafioso, presidente del Messina calcio", alias Michelangelo Alfano. Quelle rivelazioni, secondo quanto emerge dalla registrazione del colloquio con il pentito, il procuratore Vaccara non le verbalizzò e nel corso della telefonata del 1998 il magistrato chiese al pentito di non chiamarlo in causa: "La discussione che lei ha fatto con me se la dimentichi completamente". Il giorno dopo Carmelo Ferrara viene sentito dai pm catanesi Amato, Cariolo e il procuratore aggiunto D´Agata e racconta i fatti, omettendo di riferire che quei fatti li aveva già raccontati all´inizio della sua collaborazione al procuratore reggente di Messina: "Nel `94, ero recluso nel carcere di Messina, parlando con un detenuto venni a sapere che il dottor Lembo era stato il mandante del tentato omicidio dell´avvocato Ricciardi di Patti, eseguito da Castorina (Pasquale Castorina, ndr)". Ferrara prosegue il suo interrogatorio raccontando di aver contattato direttamente il dottor Lembo per cercare un aiuto per il fratello, il boss Iano, caduto in disgrazia, al quale era stato revocato il servizio di protezione: "Lembo mi disse che mio fratello era gestito da incompetenti e buoni a nulla, parlando dei dottor Mango e Langher (all´epoca sostituti procuratori, ndr), e mi chiese se nel carcere si parlava di lui e contro di lui. Mi propose, io che non ero collaboratore di giustizia, il rito abbreviato, cosa che ottenni. Un altro giorno lo feci chiamare e gli dissi chiaramente che il detenuto Pietro Trischetta diceva che lo teneva in pungo perché sapeva che era il mandante del tentato omicidio Ricciardi. Lembo sbiancò in faccia e sdrammatizzò...". Pochi giorni prima dell´interrogatorio un quotidiano aveva pubblicato la notizia che un altro pentito, Antonio Cariolo, aveva raccontato che dietro l´agguato all´avvocato di Patti c´erano il dottor Lembo e l´imprenditore Alfano. E, dunque, le rivelazioni di Ferrara potevano essere considerate "non genuine", apprese dalla lettura del quotidiano, "pilotate" o "millantate". Ma adesso la cassetta della telefonata registrata tra il pentito e il magistrato rappresenta un indizio importante: nel 1995 Carmelo Ferrara aveva già raccontato quell´intreccio perverso tra magistrati e imprenditori mafiosi. E, soprattutto, lo aveva raccontato all´attuale procuratore aggiunto di Messina che ritenne di non verbalizzare quelle rivelazioni, anzi lo avvertì che se avesse parlato di quei fatti la sua collaborazione sarebbe stata compromessa.
Francesco La Licata

Francesco La Licata

Francesco La Licata ha cominciato nel 1970 lavorando in cronaca per ‟L’Ora di Palermo” e poi occupandosi delle più importanti vicende siciliane: la scomparsa di Mauro De Mauro, l’assassinio del procuratore Pietro Scaglione, la guerra di mafia e i processi che ne scaturirono. All’inizio degli anni ottanta è chiamato al “Giornale di Sicilia”. Dal 1989 è alla “Stampa”. Ha scritto (con Galluzzo e Lodato) Falcone vive (Flaccovio), la prima intervista concessa dal giudice e ripubblicata nel 1992 dopo la strage di Capaci. Nel 1993 esce per Rizzoli Storia di Giovanni Falcone, una biografia del giudice supportata dalle testimonianze di Anna e Maria Falcone. Il libro – che ha ispirato la fiction televisiva di Raiuno – è stato riedito, nel 2002, da Feltrinelli. La Licata scrive per cinema e televisione, fa parte della redazione di Blu Notte, Misteri d’Italia, il fortunato programma tv di Carlo Lucarelli, e ha partecipato alla sceneggiatura del film Convitto Falcone (2012). In passato ha collaborato anche con “l’Espresso”, “Epoca” e con il settimanale televisivo “Mixer” di Giovanni Minoli. Recentemente ha scritto, con il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, Pizzini,veleni e cicoria. La mafia prima e dopo Provenzano (Feltrinelli, 2007) e, con Massimo Ciancimino, Don Vito (2010).

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