Vienna - "Eine maskerade!", non vede che è una mascherata? Ride come una matta una bionda vestita da pomodoro in mezzo al Naschmarkt, il grande mercato delle erbe. Non parla di sé stessa e delle sue spericolate piroette tra avvinazzati, coriandoli e botticelle di crauti acidi. Non parla nemmeno del gelido e, a suo dire, noioso carnevale viennese. La maschera allude ad altro: al nuovo governo austriaco. Quello sfornato poche ore prima da "Zia Wolfi", l´inamovibile e trionfante cancelliere democristiano Wolfgang Schuessel.
"Già dire "nuovo governo" è sbagliato" ti urla nella baraonda. "Qui non c´è niente di nuovo! Ja, tutto come prima! Nero più blu! Ja, democristiani più post-fascisti!". Un gioco di prestigio, costruito solo per scaricare chi remava contro e fare di Schuessel un monarca assoluto. "Ein Schwindel", un trucco che fa girar la testa, spiega con faccia astuta, e avvita fulmineamente le dita come se spremesse un limone. Poi sparisce nel vento verso Karlsplatz, con due amiche matte come lei, una vestita da melanzana e l´altra da zucchina, mentre una banda intona un vecchio valzer, "Oro e argento".
Nella cattolicissima Austria, ti spiegano, non cambia mai nulla. La massima aspirazione della gente è proprio che non accada nulla. Che la politica scorra regolare come il Danubio. Schuessel è stato votato per questo, perché con i suoi occhialetti da perpetua sapeva incarnare alla perfezione questo letargo austriaco. Quello del 24 novembre, data delle ultime elezioni, sembrava fosse davvero un ribaltone: il partito del populista Haider era stato ridotto ai minimi termini, i democristiani era schizzati ai massimi storici. Invece niente, gattopardismo perfetto. Tutto è cambiato solo perché tutto, dopo tre mesi di consultazioni estenuanti, restasse uguale. Puro illusionismo austriaco.
"Tutto finto", sbotta Guenther Schatzdorfer, un allampanato scrittore che vive a due passi dal mercato. Appoggia la sporta pesantissima e spiega: "Finta la crisi, finte le elezioni, finte le consultazioni con gli altri partiti. Per un voto che non c´è abbiamo speso 21 milioni di euro. Varrebbe la pena di farseli restituire". Perché? "Fin dall´inizio Schuessel sapeva che avrebbe confermato la formula uscente. Con verdi e socialisti ha fatto solo la mossa, per dovere istituzionale. Per lui il partito di Haider, così dimezzato, era il partner ideale. Subalterno, pronto a cedere su tutto pur di non sparire dalla scena. Lo ha tenuto a bagnomaria più a lungo possibile, poi gli ha dato le briciole del pasto".
Ieri il castigamatti era Haider. Usciva trionfante come Superman dalla zip della sua giacca a vento argento shocking. Oggi l´uomo forte è Schuessel. Lo vedi anche dalle vignette. All´inizio lo raffiguravano sui quotidiani come una donnina che ballava col maschio leader carinziano. Oggi che perfino la Carinzia paragona Haider a una femmina un po´ isterica, il nostro Schuessel, dopo il trionfo, subisce la trasformazione inversa. Diventa maschio. Eccotelo per esempio sul Profil, davanti a tre donne volgarotte da scegliere - i tre partiti aspiranti partner di governo - sotto la scritta "Agenzia matrimoniale".
Conseguenza: lo stile di governo non diventa affatto più "di centro". Semplicemente Schuessel ha mano più libera per il suo gioco del potere. Può fare quello che avrebbe voluto fin dall´inizio. E´ forse questo il senso dell´evento austriaco. Anche se la sua maggioranza numerica è sul filo del rasoio rispetto all´opposizione rosso-verde, ora "zia Wolfi" può accelerare. Può comprare i costosissimi Euro-caccia, tagliare le pensioni e i sussidi, introdurre i ticket, vendere i gioielli di famiglia. Lo farà magari con lentezza mitteleuropea, usando infiniti preamboli, decentrando le decisioni per evitare l´impopolarità, ma farà. Tanto, i compagni dimezzati al governo non protesteranno.
Diabolico, il cancelliere. Ti imbarca al governo la sorella di Joerg Haider - la semi-sconosciuta Ursula Haubner - e il nipote - Josef - del potente governatore democristiano della Bassa Austria, Erwin Proell. Non era mai accaduto, scrive Hans Rauscher sullo Standard, che la Cancelleria viennese aprisse le porte ai parenti dei boss della politica. Familismo all´Italiana? Nepotismo da basso impero? Niente affatto. Il nepotismo funziona con gli amici. Haider e Proell, invece, sono i peggiori nemici di Schuessel. Il primo gli ha silurato il governo a novembre. Il secondo gli ha messo contro il partito popolare. E allora? Solo astuzia. Prendendo due ostaggi, Schuessel si assicura la non belligeranza delle sue bestie nere. Ne determina il silenzio anziché il potere.
Guardate Haider. Allineato e coperto nel suo feudo carinziano. Dopo aver vomitato fiele su Schuessel nei mesi scorsi, oggi i suoi commenti sono prudentissimi. "Sono stati tolti i denti velenosi" dal programma di governo, dichiara alla tv locale, come se il merito del programma fosse anche suo. E si limita ad aggiungere: "Ora voglio vedere le carte" per capire se le istanze della sua Regione saranno accolte. Ma c´è già chi mormora che non farà obiezioni, pur di vedersi confermato governatore alle elezioni del prossimo anno con i voti, ormai indispensabili, dei popolari.
Ora la politica austriaca sarà meno di destra? Difficile crederlo. Schuessel, per esempio, ha confermato all´educazione Elisabeth Gehrer, definita da professori e studenti universitari "il ministro più odiato dal 1700 a oggi". E´ una che ha farcito i consigli di facoltà di industriali, bancari e personaggi di aperte nostalgie naziste. Tipi come Friedrich Stefan e Peter Weiss, legato il primo al sottobosco ultranazionalista pantedesco, il secondo editore di libri a dir poco nostalgici. Risultato: "Oggi l´autonomia degli atenei austriaci somiglia a quella della Homeland sudafricane", brontola Josef Berghold, sociologo e studioso di populismi alpini.
Confermato come indipendente anche il ministro delle Finanze, il giovanissimo Karl Heinz Grasser, uomo che un tempo sedeva alla destra di Haider, teorico dei tagli di bilancio, del deficit-zero e di una politica apertamente anti-keynesiana. Idem per il ministro degli interni, Ernst Strasser, autore nella passata legislatura di una politica durissima nei confronti degli immigrati. Uno che ha abolito i ricongiungimenti familiari anche per i richiedenti asilo, attirandosi feroci critiche persino dalle Nazioni Unite (Alto commissariato dei profughi). Insomma, ti dicono a Vienna, le truppe di Schuessel avranno anche rubato voti a Haider, ma al prezzo di haiderizzarsi vistosamente.
Ora, i venditori ai chioschi del Naschmarkt hanno una paura matta della stangata. Come tutti i viennesi amano la loro vecchia patria. La chiamano "Isola dei Beati". Se la curano, la lustrano, mettono gerani ai balconi. C´è da capirli. Difendono con le unghie il loro welfare, i loro treni che arrivano in orario, i loro sussidi di disoccupazione, la loro sicurezza e le loro scuole pubbliche. L´Austria non è l´Italia. E adesso? "Adesso arriva la fine del paradiso dei beati", ti dicono. "Trionfa il neoliberismo, l´americanizzazione del Paese". E se chiedi che ne pensano la risposta è chiara. "Eine Schweinerei", una porcheria.
Durerà il governo? Al caffè Drechsler - un posto dove il tempo si è fermato, con i tavolini di marmo, le sedie Thonet, il Beuschel di frattaglie con gli gnocchi di pane - giurano che non resisterà ai suoi stessi provvedimenti impopolari. Ma per altri, tutte quelle voci di morte imminente "non fanno che allungargli la vita". E già senti il vecchio treno austriaco che riprende a sferragliare senza scosse e senza emozioni.
Paolo Rumiz

Paolo Rumiz

Paolo Rumiz, triestino, è scrittore e viaggiatore. Con Feltrinelli ha pubblicato La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan; 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010, nuova edizione 2015; Audiolibri “Emons-Feltrinelli”, 2011), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014), Il Ciclope (2015), Appia (con Riccardo Carnovalini; 2016), Il filo infinito. Viaggio alle radici d'Europa (2019) e, nella collana digitale Zoom, La Padania (2011), Maledetta Cina (2012), Il cappottone di Antonio Pitacco (2013), Ombre sulla corrente (2014), Gulaschkanone (2017).

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