Massimo D'Alema, ieri, ha dribblato le domande dei cronisti con il consueto umorismo, dicendo "siamo ancora in marzo e c'è tempo per parlare di Aprile". Si riferiva naturalmente all'associazione della sinistra ds ora guidata da Sergio Cofferati e non aveva nulla da aggiungere rispetto ad altri riformisti del suo partito che hanno constatato la scissione "di fatto" avvenuta nei Ds su iniziativa della sinistra interna. Nella quercia le idee e le intenzioni di Cofferati hano avuto l'effetto di alzare il livello dello scontro tra visioni del mondo e della politica molto diverse. In altre zone dell'Ulivo, invece, la prospettiva di una sinistra più forte e determinata all'interno dell'alleanza con le forze di centro alternative a Berlusconi viene accolta con maggiore entusiasmo.
Molto interessato al confronto che si è aperto con l'assemblea di Aprile di sabato e domenica si dichiara per esempio il segretario del Pdci Oliviero Diliberto. "Io ci sono andato - racconta - e mi è spiaciuto di essere l'unico ad averlo fatto tra i segretari dei partiti dell'Ulivo. Ci sono andato perché è naturale che ci sia da parte nostra attenzione a quanto avviene nei Ds, e in particolare alle posizioni di quelli che nei Ds la pensano in modo simile a noi su argomenti come la guerra, i diritti dei lavoratori, la giustizia e l'informazione. La nostra idea è che Cofferati possa essere il capo di una sinistra confederata in grado di portare avanti le proprie istanze con più forza. Una sinistra nella quale ciascuno mantenga la propria identità ma agisca in vista di obiettivi comuni".
"Io credo - prosegue Diliberto - che oggi servano forme della politica diverse da quelle tradizionali. Un'inedita forma politica come la confederazione dovrebbe prevedere la partecipazione a pieno titolo, e con pari dignità, di partiti e movimenti. Purtroppo non mi pare che i Ds siano interessati a questo, e per motivi simmetricamente opposti penso che non lo sia neppure Rifondazione. Comunque, staremo a vedere come si evolverà il dibattito".
Anche il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio guarda con speranza a quello che sta succedendo in casa dei Ds e lo ritiene utile per spostare l'intero centrosinistra su posizioni meno moderate di quelle attuali. "Il vecchio Ulivo - spiega - è superato e sarebbe il caso di sostituirlo con una "coalizione arcobaleno" davvero intenzionata a proporre un programma alternativo alla destra. Si tratta di essere libertari anziché liberisti, e riformatori veri invece che riformisti impegnati a fare controriforme. Noi Verdi non abbiamo da farci perdonare la tradizione comunista e perciò non dobbiamo cercare di legittimarci con linee politiche moderate. Crediamo quindi che la coalizione vada rilanciata su un programma più avanzato e che l'Ulivo debba collocarsi stabilmente su posizioni più innovative, raccogliendo quella che è oggi la vera sfida globale intorno all'idea di un altro mondo possibile. Vorremo che alla sinistra venisse più naturale di quanto non accada oggi schierarsi contro la guerra e per la pace vera, o mettere in discussione l'attuale modello di sviluppo. Per questo il dibattito aperto con l'assemblea di Aprile ci riguarda da vicino. Con la sinistra ds abbiamo da tempo una forte sintonia sui contenuti".
Pecoraro tiene però a precisare di non essere per nulla sedotto dalla prospettiva di eventuali di "fusioni" a sinistra. "I Verdi - afferma - fanno parte di una famiglia politica che esiste nel resto d'Europa e in molti altri paesi del mondo, compresi gli Stati uniti, e non vogliono perdere la loro autonomia. Siamo interessati a dare maggior forza a un'alleanza programmatica, ma questo non significa che vediamo con favore l'invenzione di un nuovo partito. Speriamo che gli stimoli lanciati da Aprile producano un dibattito approfondito nei Ds e un programma migliore, mentre non auspichiamo una scissione al loro interno". E l'ipotesi di una confederazione? "Se si trattasse di stringere dei patti di consultazione, che peraltro abbiamo già con altre forze della sinistra, ci andrebbe bene. E se la confederazione servisse per arginare il duopolio Ds-Margherita ci andrebbe anche meglio. Ma ripeto che sarei contrario a una logica da partito unico".
Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli

Gianni Rossi Barilli, nato a Milano nel 1963, giornalista, partecipa da vent’anni alle iniziative del movimento omosessuale, come militante, scrivendo, discutendo e anche litigando. Ha lavorato a “il manifesto” dal 1986 al 1996. Per Feltrinelli ha pubblicato Il movimento gay in Italia (1999) e ha curato, con Paola Mieli, Elementi di critica omosessuale (2002) di Mario Mieli.

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