E ricomincia il solito spossante, doloroso viaggio di ritorno alla civiltà, accanto ai cadaveri in putrefazione, attraverso le rovine, in compagnia di affamati, senza tetto, senza lavoro, aggrappati alle povere cose che restano dei loro averi.
Lo abbiamo appena fatto un´altra volta. Naturalmente esistono dei distinguo nel distribuire la responsabilità. Saddam Hussein ha orgogliosamente rivendicato per sé l´appartenenza ad una razza che abbiamo allevato nel secolo scorso. Convinto della missione - proclamata con la chiarezza adamantina che fu di Hitler - di condurre una propria guerra santa, una jihad, contro le forze giudaico-cristiane intenzionate a conquistare il mondo dell´Islam.
Anche George W. Bush ha dichiarato la sua guerra santa, una crociata riveduta e corretta per portare democrazia in cambio di petrolio. Uno zio Sam/San Giorgio che atterrisce il mondo prospettando un drago che non sputa fuoco ma armi chimiche di distruzione di massa.
In un´epoca in cui l´informazione, grazie alla tecnologia, ha una diffusione incalcolabile, mai raggiunta in passato, questa guerra è stata la più confusa su cui siamo mai stati mal informati.
Per definire i giornalisti al seguito delle truppe in azione si è scelto il più infelice degli aggettivi, embedded, che suona a conferma delle accuse secondo cui avrebbero diviso il letto con le forze alleate, e non avrebbero trasmesso nulla più del consentito, in barba ai mezzi sofisticati a loro disposizione. I giornalisti che non frequentano letti, fanno notare con grande franchezza che non c´è modo di avvicinarsi alla realtà di una guerra se non si gode della protezione, quale che sia, di uno o dell´altro protagonista.
C´è poi il gioco di specchi. Forse nessuno saprà mai se Saddam è davvero morto o mai ci crederà. Il rais sarà mitizzato, insieme alla primula rossa di Al Qaeda, Osama bin Laden. Quanti gli iracheni uccisi? Quanti i caduti britannici e americani? Se lo chiedete ai giornalisti embedded, che rischiano la vita sotto il fuoco incrociato e le bombe, otterrete dati scelti, passati loro dalle forze alleate. I portavoce iracheni hanno sempre fornito cifre diverse.
Tutto questo, l´orrore di questo, è opera di due uomini investiti di un tremendo potere? Uso il termine "investiti" perché allude specificamente alla responsabilità che ricade sul resto di noi, che ci sentiamo impotenti di fronte al ripetersi di queste guerre. Sono gli iracheni che, per generazioni, attraverso le occupazioni straniere, attraverso l´ascesa e la caduta di regimi, hanno investito, voluto o accettato un Saddam Hussein nel ruolo di tutore delle loro vite. È il popolo degli Stati Uniti che ha investito George W. Bush del potere di farsi carico di quelle americane.
Ormai questo non avviene più attraverso il voto, ma per mancato voto. I leader sono creazione della psiche nazionale, prodotto delle credenze religiose dei popoli, del sistema giuridico, delle strutture sociali dell´etica finanziaria, degli usi e dei costumi, delle ambizioni e delle frustrazioni e del relativo approccio su base pubblica e personale - è da questo, dal nostro Dna sociopolitico che nascono i leader. Oltre l´abisso tra ricchi e poveri, dobbiamo guardare in noi stessi per cercare di capire il motivo del nostro sentirci impotenti di fronte alla distruzione sfrenata. Quando la smetteremo di dire "mai più" - fino alla prossima volta?

copyright The New York Times
(Traduzione di Emilia Benghi)
Nadine Gordimer

Nadine Gordimer

Nadine Gordimer (1923-2014), nata nel Transvaal, in Sudafrica, premio Nobel per la letteratura nel 1991, ha pubblicato con Feltrinelli: Un mondo di stranieri (1961), Occasione d’amore (1984), Un ospite d’onore (1985), Qualcosa là fuori (1986), Una forza della natura (1987), Il mondo tardoborghese (1989), Vivere nell’interregno (1990), Luglio (1991), Storia di mio figlio (1991), La figlia di Burger (1992), Il salto (1992), Nessuno al mio fianco (1994), Scrivere ed essere. Lezioni di poetica (1996), Un’arma in casa (1998), Vivere nella speranza e nella storia. Note dal nostro secolo (1999), L’aggancio (2002), Sveglia! (2006), Beethoven era per un sedicesimo nero (2008), Il conservatore (2009), Ora o mai più (2012), Racconti di una vita (2014), Tempi da raccontare. Scrivere e vivere (2014) oltre ad alcuni racconti nella collana digitale Zoom; ha inoltre curato la raccolta Storie (2005). Le è stato conferito il Premio internazionale Primo Levi nel 2002. Nel 2007 ha vinto il premio Grinzane per la letteratura. È stata inoltre insignita della Legione d’onore.

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