Secondo l'autore del pezzo, Carlo Bonini, le informazioni raccolte sul terreno riguardavano non solo la presenza di terroristi, ma anche la dislocazione delle forze militari irachene, la sicurezza dei pozzi petroliferi e, in generale, la situazione del Baath, cioè il grado di consistenza del regime iracheno. Le informazioni sarebbero state girate ai comandi americani che, dice l'Ansa, avrebbero manifestato grande riconoscenza al nostro governo, eccetera. Da non crederci. La prima sensazione, davanti a una notizia come questa, è che sia una bufala. La seconda, che qualcuno dei servizi abbia voluto tirare un siluro al governo. Ma poi, dopo smentite che non smentiscono, l'ineffabile cav. Silvio Berlusconi ammette in pratica tutto, rivendicando l'alleanza con gli Usa e la nostra distanza dai mitteleuropei, cioè da Francia e Germania (si vede che lo schiaffone subito ad Atene gli brucia ancora). Alla luce anche delle dichiarazioni di Blix sulla slealtà di America e Gran Bretagna in materia di ispezioni, alcune considerazioni si impongono.
La prima, scontata, è che la guerra era stata decisa da molto tempo, e inoltre che americani e britannici hanno preso in giro tutto il mondo facendo finta di aspettare l'esito di ispezioni a cui non erano interessati minimamente e che anzi hanno boicottato. La seconda, che per noi abitanti del bel paese non è affatto ovvia, è che il nostro governo è entrato in guerra fin da dicembre (se non prima), raccontando al parlamento, alle massime autorità istituzionali e all'opinione pubblica una cosa, mentre ne faceva un'altra. Perché il governo, se la notizia è vera come sembra, non solo sapeva, ma ha autorizzato la missione. Ovviamente, tutti i portaborse del cavaliere si precipiteranno a smentire, ma resta il fatto che l'Italia è stata impegnata direttamente in azioni di guerra contro un paese sovrano, nonostante i pubblici ammonimenti del Presidente della repubblica (e non parliamo dell'opinione pubblica pacifista). Che si tratti di azioni di guerra è fuori discussione. La information war è oggi pratica integrale delle nuove strategie militari. Non dubitiamo che i nostri 007 caserecci abbiano operato insieme agli uomini della Cia e alla Delta force nella de-stabilizzazione militare dell'Iraq.
Ecco quali sono i presupposti dell'azione "pacificatrice" che il parlamento ha votato qualche giorno fa con il solito supporto di gran parte dell'opposizione. Partecipiamo alla guerra facendo finta di stare alla finestra. Stabiliamo le condizioni per la riconoscenza dei vincitori (un'arte in cui siamo maestri, diciamo dalla guerra di Crimea). Chiediamo subdolamente (in modo che nessuno faccia due più due) un posto nel governo della ricostruzione. Speriamo, a ragione, che gli americani ci riconoscano qualche briciola al tavolo petrolifero e ci concedano un po' di appalti. Insomma, la politichetta di un governo di destra, che ha come massima suprema il motto "per qualche affare in più", oltre che, come aspirazione, l'ammissione del giovane Frattini e del ridente cavaliere alle cerimonie dei padroni.
Ma anche politichetta di molta parte dell'opposizione, per non dir di peggio. Non possiamo credere che gente smaliziata come ex presidenti del consiglio, ex ministri ed altri ancora che popolano i banchi dell'opposizione non sapessero, non sospettassero. Sennò, che ci starebbero a fare? Come sarebbe bello vivere in un paese in cui la destra fa la destra e la sinistra fa la sinistra, ammettiamolo. O meglio: come sarebbe bello un paese in cui l'opposizione pungola, denuncia, smaschera, mentre la destra fa il suo mestiere di sempre. Ci sarebbe da ridacchiare, davanti alla solita palude nostrana, se poi, come sempre, non fosse che una miseria, in tutti i sensi, rispetto alla tragedia delle migliaia di morti e delle devastazioni della guerra.
E infine: se questa notizia è filtrata, vuol dire che da qualche parte, o nei corridoi più interni dei palazzi, o magari dall'altra parte dell'Atlantico, qualcuno non sta più nella pelle, vuol coinvolgerci di più. Il messaggio potrebbe essere: ci siete dentro fino al collo e dovete esserne fieri! A chi ha la competenza di salvaguardare le nostre istituzioni spetta valutarlo e pronunciarsi. Quanto a noi, che continuiamo ad avversare questa guerra anche e soprattutto nella fase in cui il delitto si traveste da pacificazione, è bene stare accorti. Non si sono motivi per ritirare dalle finestre le bandiere della pace.
Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago

Alessandro Dal Lago (Roma, 1947) ha insegnato e svolto attività di ricerca nelle Università di Genova, Pavia, Milano, Bologna e Philadelphia. Si è occupato di teoria sociale e politica, sociologia della devianza e dello sport, migrazioni internazionali ed etnografia urbana. Con Feltrinelli, La produzione della devianza (1981); Elogio del pudore (con Pier Aldo Rovatti; 1990); Non-persone (1999); La città e le ombre. Crimini, criminali, cittadini (con E. Quadrelli; 2003). Inoltre ha curato Carteggio 1926-1969 (di Karl Jaspers e Hannah Arendt; 1989); Archivio Foucault 2. Interventi, colloqui, interviste. 1971-1977 (1997; 2017); ha tradotto Aby Warburg (con Pier Aldo Rovatti; 2003) e ha scritto inoltre dei contributi a I signori delle mosche di Peter Warren Singer (2006) e a La solitudine del cittadino globale di  Zygmunt Bauman (2008).

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