Questa è una storia del Nordest. E' anche la storia di un Primo Maggio. O forse sarebbe preferibile scrivere: di un primo maggio, con le iniziali minuscole. Perché è la storia di un giorno come un altro, senza festa e senza lotta (la lotta celebrata da quella festa, con i diritti e le speranze che evoca). E' la storia di un uomo di 51 anni, della provincia di Padova, che in quel giorno di festa è andato a lavorare comunque. Non perché era addetto a un "servizio essenziale", di quelli che non si possono mai fermare, ma perché era in ritardo sulla consegna di un'opera. Era un piccolo imprenditore edile, lavorava in subappalto, stava costruendo parte di un nuovo quartiere residenziale nel padovano. La sua ditta era composta da lui stesso e da due giovani operai rumeni, che aveva onestamente regolarizzato e che, stando alle loro stesse parole, trattava con rispetto.
Lo scorso primo maggio, dunque, era per lui un giorno come un altro. Si è alzato come sempre e, in compagnia dei due dipendenti, è andato al cantiere. Alle undici e mezza stava camminando sull'asse in legno di un ponteggio, a cinque metri da terra.
"Quella tavola non era adatta a reggere il peso di un uomo. Doveva servire al contenimento del calcestruzzo", ha poi dichiarato un sindacalista della Cgil, Silvano Cogo. L'asse ha ceduto, infatti, e l'imprenditore è precipitato morendo sul colpo.
"In questa provincia è insicuro il sessanta per cento dei cantieri", ha aggiunto il sindacalista commentando l'incidente. In effetti, in tutto il Veneto, solo tra il 2001 e il 2002 gli incidenti mortali sul lavoro sono aumentati di circa il 20 per cento. L'ideologia e la mentalità che fanno della "laboriosità", dell'impegno totale e a testa bassa, il cuore di un progetto di vita personale e di società, relegano troppo spesso in posizione secondaria la preoccupazione relativa alla sicurezza (e anche altre preoccupazioni: il pieno rispetto dei diritti, l'equilibrio tra tempo di lavoro e tempo di vita, la lotta al lavoro minorile - è recentissimo un rapporto che vede il Veneto al primo posto in Italia, con il 19, 4 per cento dei minori già al lavoro - la cura del contesto e in primo luogo dell'impatto sull'ambiente delle produzioni e dello sviluppo).
Se poi questa ideologia e questa mentalità si intrecciano, trovandovi anzi forma compiuta, con l'ideologia della centralità dell'impresa, non c'è da stupirsi di storie come questa. Di un primo maggio, e di innumerevoli sabati e domeniche e fuori orario di ogni giorno, nei quali non c'è festa né riposo né gusto della vita che guardi oltre il produrre, che cerchi altrove il suo senso se non nell'autosfruttamento consapevole e, da questo legittimato, nello sfruttamento senza remore né scrupoli di chi invece scelta non ha.
Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin è autore di diversi romanzi e saggi. Con Feltrinelli ha pubblicato, tra gli altri, Sarajevo, Maybe (1994), L’erede. Pietro Maso, una storia dal vero (1992; 2007), Nemmeno il destino (1997; 2004, da cui è stato tratto il film omonimo di Daniele Gaglianone), Nebulosa del Boomerang (2004), Gorgo. In fondo alla paura (2009). Insieme a Maurizio Dianese, ha pubblicato per Feltrinelli l’inchiesta La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria (1999), Petrolkiller (2002) e La strage degli innocenti. Perché Piazza Fontana è senza colpevoli (2019). Con Marco Paolini ha scritto lo spettacolo teatrale Le avventure di Numero Primo e il romanzo omonimo (2017). Con Andrea Segre ha scritto il docufilm Il pianeta in mare (2019), in selezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia 2019. Il suo ultimo romanzo è Cracking (2019).

 

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