Cominciamo da questo sublime dettaglio: l´avvocato Carlo Taormina, principe del garantismo tombale e sostenitore entusiasta (tra le altre) della legge ammazza-rogatorie, che protesta contro gli svizzeri perché ostacolano le indagini e aggiunge, con travolgente umorismo: "Ci vorrebbe una rogatoria". Da sbellicarsi. E i due poveri parlamentari Nan e Kessler, destra e sinistra, ruoli da don Camillo e Peppone ma sceneggiatura da Franco e Ciccio, spediti a rovistare a quattro mani (due destre, due sinistre) in certi fantasmatici scatoloni luganesi e sgridati dalla polizia cantonale perché non si fa così, tampoco dopo che il Parlamento italiano ha solennemente legiferato contro l´eccessiva disinvoltura dei carteggi giudiziari tra Svizzera e Italia.
E una commissione parlamentare che mette in piedi questo picaresco blitz prealpino su inappellabile dettato di tale Igor Marini, pregiudicato per reati economici, tipicissimo generone del sottobosco affaristico-televisivo, precipitato dal jet-set subito dopo il decollo, apice esistenziale avere sposato l´ex conduttrice di "Discoring", nomea di faccendiere (la professione che fa da tramite tra old e new economy, e tra prima e seconda Repubblica), di quelli che sanno le cose perché le hanno orecchiate durante l´happy-hour a Ibiza, e nessuno, a Roma, che si sia chiesto se fosse davvero utile e opportuno staccare il biglietto per Lugano per andare a verificare se effettivamente esistono, in Svizzera, i conti Mortadella, Cicogna e Ranocchio.
E le rotative dei giornali di destra arroventate dall´entusiasmo, regolarmente garantisti quando c´è di mezzo il padrone ma regolarmente forcaioli quando sentono odore di sinistra.
Se è questa cosa qui, la Commissione Parlamentare sull´affaire Telekom Serbia (rivelato, tanto per fare memoria, da questo giornale), come si fa a non rinverdire i peggiori sospetti, e cioè che (con la gemellata Mitrokhin) sia un´arma molto impropria per controbilanciare la famosa faziosità delle famose toghe rosse con un po´ di onorevole polverone "eletto dal popolo"? E anche ammesso che il rovesciamento di potere politico abbia come inevitabile e perfino sana conseguenza qualche disinvolto contrappeso di sottopotere (poiché giudici, intellettuali e comici sono tutti comunisti, fatti in casa il tuo inquirente, così come ti sei fatto in casa il tuo intellettuale e il tuo comico) come si fa, quell´arma impropria, a usarla così goffamente, come una clava da avanspettacolo, di quelle che fanno bonk per compiacere i pubblici di grana grossa?
Dice il presidente della Commissione Trantino, uno che ha fama e faccia di persona civile, che ha dato il via alla missione svizzera degli sfortunati Nan e Kessler perché, essendo garantista, voleva prima di tutto tutelare dalla diffamazione i signori Mortadella, Cicogna e Ranocchio. Non è un cattivo argomento, soprattutto perché rovescia l´arrogante presunzione di impunità che spinge il previtismo di lotta e di governo a boicottare sistematicamente ogni ordine e grado di indagine e di giudizio: le indagini, da che mondo è mondo, possono servire a incastrare i colpevoli quanto a scagionare gli innocenti, e siamo sicuri che per primi Mortadella, Cicogna e Ranocchio vogliono che la commissione indaghi. Ma la credibilità dei testi, tanto invocata, non a torto, nel caso di pentiti e tagliagole di tutte le risme nei processi per mafia, finisce, se non accertata, per travolgere la credibilità degli inquirenti, se una Commissione parlamentare dà l´impressione di essere ostaggio del primo bavardeur di passaggio.
Brutto clima e brutto episodio. Che lascia presagire di quanta disivoltura inquisitoria sia capace, questa destra anti-giustizialista, quando di mezzo non ci siano gli interessi della propria parte. Si dice che il centrodestra abbia un grave deficit di classe dirigente. A giudicare dal teste Igor Marini, ha anche un grave deficit di classe diretta. Ne trovino uno più autorevole, e l´avvocato Taormina, Perry Mason che diventa Torquemada, potrà finalmente pretendere dagli svizzeri la sua brava rogatoria.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

Vai alla scheda >>

Torna alle altre news >>