Il turno elettorale di domenica prossima nel Veneto è importante. In attesa di vedere l'esito delle elezioni regionali in Friuli, a giugno, il test veneto è particolarmente significativo, in primo luogo con gli appuntamenti di Vicenza e Treviso, dove si vota per rinnovare il consiglio comunale ed eleggere il sindaco. In entrambe le città, la Lega Nord si presenta da sola al primo turno, annunciando che non farà "apparentamenti" al secondo (e millantando di poter vincere fin da subito). Il test rappresenta quindi una verifica della capacità del partito di Bossi (non a caso molto presente in zona in queste settimane) di fare da solo, di rappresentare una vera e solida forza del tutto autonoma dalla Casa delle Libertà, in grado di confrontarsi da pari a pari con Forza Italia e di esserne l'interlocutore scomodo ma decisivo almeno nel Veneto, ben più di Alleanza Nazionale e dei redivivi dorotei-democristiani (che stanno faticosamente rimettendosi insieme, con la benedizione del sempiterno Bernini, nell'Udc di Casini Follini Buttiglione e di innumerevoli ex feudatari e vassalli locali). A Treviso, soprattutto, la Lega è sicura di vincere. Non potendolo ripresentare per la terza volta, candida Gentilini a "prosindaco", con un candidato sindaco di paglia, che sarebbe il segretario veneto del partito Giampaolo Gobbo. Sperando nell'effetto "sceriffo" - e non credendo che la Treviso civile e democratica possa reagire adeguatamente e far prevalere Maria Luisa Campagner, candidata di tutto il centro sinistra e di una lista civica "aperta e solidale" - la Lega ostenta sicurezza. Ma non è affatto detto che abbia calcolato bene.
Si stanno muovendo diverse cose, in profondità, nel Nordest. Vi sono radicalizzazioni, in più direzioni. Voglia di "uomo forte" ma anche "fiducia nel volontariato solidale", come segnalano due contemporanei sondaggi sugli umori della società veneta oggi. E poi disagi e conflitti nella vasta area del potere raccolto intorno a Forza Italia - contraddizioni interne a chi si spartisce la torta, diciamo - ma anche distacco crescente di settori ampi dell'opinione pubblica e della società per le irrisolte questioni economiche, ambientali e sociali. Incapacità di promuovere l'integrazione e la piena cittadinanza di un numero ormai consistente di immigrati senza i quali l'economia regionale si fermerebbe. Almeno questo anche i più ottusi e cinici lo capiscono. Dissesto territoriale, sfruttamento intensivo di ogni più piccola area, che hanno prodotto, per reazione, un blocco provvisorio della proliferazione di capannoni. Insomma, la questione di un progetto di riequilibrio in tutti i sensi della regione è sotto gli occhi di tutti, compreso un riequilibrio democratico, nel rapporto tra i poteri e tra potere politico e società, informazione inclusa (col "governatore" Galan impegnatissimo ad attaccare un giorno si e uno pure i giornalisti sgraditi, ultimo caso un giornalista del Tg5!). Treviso, Vicenza e altri centri minori ma comunque significativi daranno domenica prossima alcune prime risposte.
Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin è autore di diversi romanzi e saggi. Con Feltrinelli ha pubblicato, tra gli altri, Sarajevo, Maybe (1994), L’erede. Pietro Maso, una storia dal vero (1992; 2007), Nemmeno il destino (1997; 2004, da cui è stato tratto il film omonimo di Daniele Gaglianone), Nebulosa del Boomerang (2004), Gorgo. In fondo alla paura (2009). Insieme a Maurizio Dianese, ha pubblicato per Feltrinelli l’inchiesta La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria (1999), Petrolkiller (2002) e La strage degli innocenti. Perché Piazza Fontana è senza colpevoli (2019). Con Marco Paolini ha scritto lo spettacolo teatrale Le avventure di Numero Primo e il romanzo omonimo (2017). Con Andrea Segre ha scritto il docufilm Il pianeta in mare (2019), in selezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia 2019. Il suo ultimo romanzo è Cracking (2019).

 

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