Johannesburg - E' un altro pomeriggio torrido a Johannesburg e il viale a tre corsie è immobile, silenzioso e vuoto. La casa senza campanello è di Nadine Gordimer, scrittrice, premio Nobel per la letteratura. Il suo cane percepisce una presenza al di là del muro e i latrati fanno comparire un giardiniere al cancello, che dopo qualche incertezza mi fa entrare. Nadine Gordimer molto tempo fa fu definita il simbolo della coscienza irrequieta dei bianchi in Sudafrica e oggi - l'apartheid ormai un ricordo e la scrittrice che si avvicina all'ottantesimo compleanno - è questo ciò che rimane: un simbolo.
Della donna, però, si sa poco.
La figura agile e snella, i lisci capelli argentati che incorniciano un viso senza trucco e inaspettatamente giovanile. La severità è attenuata dagli orecchini d'oro e da due anelli. Siede diritta sul divano, prendendo una breve pausa prima di rispondere a ogni domanda.
C'è un libro nuovo da promuovere. I lavori più noti della Gordimer ( Un mondo di stranieri , Un ospite d’onore , Luglio , tra gli altri) furono scritti durante l'apartheid e analizzavano le sfumature dei rapporti razziali con prosa asciutta. Loot ("Bottino"), dieci racconti che saranno pubblicati il mese prossimo in Europa, è stato scritto in anni recenti e guarda altrove. Il racconto che dà il titolo alla raccolta descrive una comunità costiera che scende sul fondo dell'Oceano dopo che un terremoto ha fatto arretrare il mare, lasciando allo scoperto relitti di navi, candelieri, monete, una poltrona da dentista, televisori: il bottino. E ossa umane dei dissidenti politici uccisi e buttati in acqua dal regime innominato. Il mare torna ruggendo, travolge tutto, compresi i raccoglitori di bottino. "Viene da una cosa vera che ho visto. Mi trovavo in Cile, nella zona dove c'era stato questo terremoto. Mi raccontarono questa cosa straordinaria, che il mare si era ritirato e che lì c'erano tutte quelle cose affascinanti". Potrebbe anche essere una metafora per gli scrittori che hanno saccheggiato gli orrori e le ambiguità del Sudafrica, per restare poi arenati alla caduta del dominio della minoranza bianca?
"Perché parlavamo dell'apartheid?", dice Nadine Gordimer. "Il bottino di uno scrittore, come di un pittore, di certo è composto dai temi che vengono dalla vita attorno a te". Dal 1994 è destino degli scrittori sudafricani sentirsi domandare cosa sia loro rimasto da dire. "E’ una questione che viene sempre posta: cosa scriverai adesso che la vita si è fermata perché è cessato l'apartheid. Ma non è così: i problemi sono tanti nel nuovo Sudafrica, quanto nel vecchio". La Gordimer, membro di vecchia data dell'African National Congress, oggi al governo, si considera un alleato critico. La corruzione, lo scandalo legato a un traffico d'armi e le controverse idee del presidente Thabo Mbeki sull’Aids non sono motivi per abbandonare il partito. "La vera lealtà al tuo Paese e al tuo partito deve essere critica. Essere una donna o un uomo che dice sempre di sì per compiacenza non fa alcun bene a nessuno. Porta alla dittatura. Sono molto critica rispetto alle posizioni del presidente sull'Aids. Sono molto delusa perché ne ho un grande rispetto". Ma pensare che le questioni dell'alloggio, dell'impiego e dell'educazione potessero essere risolte in meno d'un decennio non era realistico... "Io sto aspettando. Siamo ancora all'inizio". In ogni caso, la libertà ha portato i suoi problemi. "Che cosa vuoi farci? Hai paura di non riuscire a realizzare tutti quei sogni meravigliosi".
Gordimer riconosce che chi è stato partecipe della lotta non ha previsto pienamente la criminalità e lo sconvolgimento sociale giunti con la liberazione delle persone che erano state intrappolate nelle cosiddette "homeland" (zone rurali isolate in cui furono segregati i neri negli anni dell’apartheid, ndt ). "Naturalmente, come i poveri di ogni parte del mondo, sono andati verso la torta per assaggiarne un po’. E noi non ci avevamo pensato". Se i bianchi accettano il governo della maggioranza nera hanno un futuro in Sudafrica ma, secondo Gordimer, lo sviluppo più incoraggiante è il rapporto interrazziale. "Per una come me è splendido vedere questo cambiamento, vedere una coppia di razza mista passeggiare nel parco e abbracciarsi e baciarsi all'improvviso".
Una vista che lei ritiene più comune in Sudafrica che negli Stati Uniti. E aggiunge: "Trovo gli uomini neri tanto più belli degli uomini bianchi".

Traduzione di Laura Toschi
Nadine Gordimer

Nadine Gordimer

Nadine Gordimer (1923-2014), nata nel Transvaal, in Sudafrica, premio Nobel per la letteratura nel 1991, ha pubblicato con Feltrinelli: Un mondo di stranieri (1961), Occasione d’amore (1984), Un ospite d’onore (1985), Qualcosa là fuori (1986), Una forza della natura (1987), Il mondo tardoborghese (1989), Vivere nell’interregno (1990), Luglio (1991), Storia di mio figlio (1991), La figlia di Burger (1992), Il salto (1992), Nessuno al mio fianco (1994), Scrivere ed essere. Lezioni di poetica (1996), Un’arma in casa (1998), Vivere nella speranza e nella storia. Note dal nostro secolo (1999), L’aggancio (2002), Sveglia! (2006), Beethoven era per un sedicesimo nero (2008), Il conservatore (2009), Ora o mai più (2012), Racconti di una vita (2014), Tempi da raccontare. Scrivere e vivere (2014) oltre ad alcuni racconti nella collana digitale Zoom; ha inoltre curato la raccolta Storie (2005). Le è stato conferito il Premio internazionale Primo Levi nel 2002. Nel 2007 ha vinto il premio Grinzane per la letteratura. È stata inoltre insignita della Legione d’onore.

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