Perde il peggiore, ha intitolato il Manifesto, ma come dice la Jena non c'è "un migliore" che vince, salvo lodevoli eccezioni. Figuratevi nel Nordest. Qui i peggiori - senza dubbio i più coerenti, nella loro rozzezza, fra i peggiori - vincono ancora. L'ombra di Gentilini vince a Treviso, e a Vicenza la destra, pur divisa, resta in netto vantaggio in vista del turno finale. Certo, ovunque le destre sono costrette ai ballottaggi, e mostrano qualche crepa. Ma non sono in ritirata. Potrebbero esserlo, in un futuro neanche lontanissimo, se le contraddizioni che mostrano si acuiranno. E avrebbero già potuto esserlo se si fossero trovate di fronte la miglior versione dell'alternativa, cioè coalizioni di centrosinistra larghe, riccamente articolate, solidali contro avversari a volte indecenti, costruite su programmi non equivoci e magari guidate e caratterizzate da uomini e donne credibili. E' stato così solo in parte, però. Il risultato migliore (il 39% circa), pur nel difficile quadro regionale, è forse proprio quello di Treviso, fra i grandi centri, e lo si deve alla capacità del centrosinistra (guidato da Maria Luisa Campagner) di tenere insieme tutte le proprie anime in un programma tutto sommato dignitoso e razionale. Forse lo sforzo di sottrarre il capoluogo della Marca allo "sceriffo" e alle sue controfigure non riuscirà infine, ma potrebbero essere state poste le basi per un ulteriore sviluppo dell'opposizione. Più complicata la situazione a Vicenza, dove il centrosinistra non è stato capace di trovare una sintesi positiva tra le diverse componenti, rompendosi in due, con una lista civica dimostratasi capace di attrarre consensi (tra il 7 e l'8%) da elettori di centrosinistra scontenti delle scarse novità presenti nella coalizione (fermatasi al 33%). Insieme, le due liste avrebbero probabilmente eguagliato il dato del sindaco uscente, il forzista Hullweck (43% circa) e il ballottaggio e le prospettive future si sarebbero profilate migliori. Speriamo che la lezione serva.
Il caso di San Donà di Piave, uno dei comuni più grossi tra quelli in cui si è votato, a parte i capoluoghi, è esemplare. Nella provincia di Venezia il centrosinistra vince praticamente ovunque con grande vantaggio, ma a San Donà, dove aveva il sindaco uscente, è riuscito nel capolavoro di frantumarsi in quattro candidati, dopo aver massacrato appunto il primo cittadino uscente (a sua volta auto-massacratosi, per così dire) in maniera demenziale. Il caso di San Donà dovrebbe essere studiato in ogni scuola di politica come caso esemplare della follia e dell'inconsistenza non solo politica di una classe dirigente (si fa per dire). Ma c'è da giurare che i responsabili, in primis quelli dei partiti maggiori, seguendo peraltro più autorevoli esempi, si guarderanno bene dal trarne le conseguenze. Intanto, le conseguenze elettorali sono che la candidata leghista, solo tre mesi fa data per certissima perdente, è balzata al 49,3 %, a un soffio dalla vittoria. Solo un miracolo di quelli memorabili potrebbe rimettere in corsa il centrosinistra al ballottaggio.
Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin

Gianfranco Bettin è autore di diversi romanzi e saggi. Con Feltrinelli ha pubblicato, tra gli altri, Sarajevo, Maybe (1994), L’erede. Pietro Maso, una storia dal vero (1992; 2007), Nemmeno il destino (1997; 2004, da cui è stato tratto il film omonimo di Daniele Gaglianone), Nebulosa del Boomerang (2004), Gorgo. In fondo alla paura (2009). Insieme a Maurizio Dianese, ha pubblicato per Feltrinelli l’inchiesta La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria (1999), Petrolkiller (2002) e La strage degli innocenti. Perché Piazza Fontana è senza colpevoli (2019). Con Marco Paolini ha scritto lo spettacolo teatrale Le avventure di Numero Primo e il romanzo omonimo (2017). Con Andrea Segre ha scritto il docufilm Il pianeta in mare (2019), in selezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia 2019. Il suo ultimo romanzo è Cracking (2019).

 

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