Giovanni Paolo II ha beatificato una suora croata, Suor Maria Petkovic, rilevando che la nostra epoca ha particolare bisogno del genio della donna: la sua presenza è indispensabile "nella famiglia, nella società, nella comunità ecclesiale" in quanto assicura in ogni circostanza "la sensibilità per l’uomo" e alle donne croate ha chiesto di continuare "a guardare ad ogni persona con l’occhio del cuore, ad andarle incontro e ad esserle accanto con la sensibilità che è propria dell’istinto materno".
Ci si chiede ancora di vegliare provvedere mantenere accudire mediare medicare cucire le ferite del corpo e della mente, mettere tutto a posto rimarginare i lembi di un mondo che grida da tutti quanti i lati?
"Cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no", diceva Camus. Allora una donna in rivolta è una donna che dice no. No a questo ruolo di sarta di infermiera di angelo del focolare. E quale focolare? Quello delle case distrutte dalle guerre volute dagli uomini, per le quali noi non abbiamo dato le nostre "tre ghinee". Le donne non hanno dato soldi per nessuna guerra. E allora perché devono raccogliere le scorie, mettere insieme quel che resta? La figura della beata, ha detto il Papa, "mi conduce a pensare a tutte le donne della Croazia, a quante sono spose e madri felici, come anche a quante sono segnate per sempre dal dolore per la perdita di un familiare nella guerra crudele degli anni ’90, o per altre cocenti delusioni subite". E cosa saranno queste delusioni? Gli stupri, le violenze, il ritrovarsi addosso qualcosa che non hanno mai voluto? l’essere schiave come i mariti che magari anche loro non avevano voluto e ora sono morti? E se non sono morti, con loro davvero erano e sono felici? O forse le famiglie croate sarebbero, malgrado tutto, un’oasi di fedeltà, di amore, di reciproco abbandono? O anche quelle hanno, più verosimilmente, le loro crepe, i loro affanni?
Amate i vostri figli, amate gli animali, amate gli uomini, la pace, la famiglia, ma dite no a fare le sarte, le infermiere, gli angeli, le rattoppatrici.
Non basta una beatificazione per rendere gloriosa la polvere il sangue, il marcio di una guerra. Non basta una beatificazione per mettere un filo d’oro intorno alla testa tormentata di una donna. Questo Papa apostolico, viaggiatore, instancabile, ha sempre valorizzato la figura femminile e ci onora con questa beatificazione, ma non leva del tutto il tormento che ci resta di non volere essere troppo idealizzate. Un uomo, o una donna, che dice no, è un essere umano che rifiuta di non essere se stesso, per questo se rifiuta, non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi. Uno schiavo che in tutta la sua vita ha ricevuto ordini, giudica ad un tratto inaccettabile un nuovo comando. Qual è il contenuto di questo "no"? Significa per esempio che le cose hanno durato troppo, fin qui sì, di là no. Allora, andiamo di là. Accettiamo l’onore che Giovanni Paolo rende, attraverso Maria Petkovic, a tutte le donne, soprattutto a quelle passate per gli orrori di una guerra, ma diciamo no alle macchine da cucire. Diciamo no perché "è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio". Allora le donne si porteranno dietro stuoli di uomini e bambini non appesi più alle gonne, non appesi più ai fucili. Porteranno il germe di un "sì" diverso. Ogni donna potrà dire "non cucio non rammendo non rattoppo non metto insieme i cocci che voi avete rotto. Io sono solamente". E credo che anche Dio sarebbe contento di questo stuolo di uomini di donne di bambini senza fucili né fili da rammendo che arriveranno da lui morendo in piedi, senza essersi gettati in ginocchio per rispetto umano, per paura del mondo, dei suoi ruoli e di Dio stesso. Che se ne farebbe di un esercito di sarte? Rammenderebbero anche a lui gli strappi del vestito? Io penso che suor Maria arrivata in cielo avrà trovato un Dio libero, senza rocchetti senza ghinee senza fucili senza ruoli fioretti sottomissioni né catene. A Lui avrà pensato il suo Vicario in terra, scrutando, nel suo cuore, il cuore delle donne. Ce lo hanno mostrato per secoli, quel Dio, steso sulle ginocchia di una Donna o appeso al suo corpo come scivolasse, ma lì, nell’ultima, grandiosa Pietà di Michelangelo, la Rondanini, quell’Uomo e quella Donna stanno in piedi.
Marosia Castaldi

Marosia Castaldi

Marosia Castaldi è artista e scrittrice. Tra le sue opere i racconti Abbastanza prossimo (Tam Tam, 1986), Casa idiota (Tringale, 1990), Piccoli paesaggi (Anterem, 1993); i romanzi La montagna (Campanotto, 1991), Ritratto di Dora (Loggia de’ Lanzi, 1994), Fermata Km. 501 (Tranchida, 1997); il saggio La casa del Caos (in “Punteggiature”, Holden Maps, Bur, 2001); le prose In mare aperto (Portofranco, 2001) e il più recente La fame delle donne (Manni, 2012). Per Feltrinelli ha pubblicato Per quante vite (1999), Che chiamiamo anima (2002), Dava fine alla tremenda notte (2004), Dentro le mie mani le tue (2007) e, nella collana digitale Zoom, Paesaggio della stanza (2012) e Vecchi amanti a Milano (2013).

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