Che i temi della maturità possano riflettere l'aria che tira, permeabili alle tendenze politiche e culturali dominanti, può essere discutibile ma non è uno scandalo. Fioccavano, negli anni passati, le riflessioni su Croce e Gramsci, lo spirito repubblicano era pane e lo storicismo companatico, il neorealismo e la letteratura civile del dopoguerra facevano capolino tra Leopardi e Verga. Diciamo gentilmente che quest'anno, Anno Terzo dell'era berlusconiana, s'è leggermente sbracato.
Le cronache del processo Berlusconi (definizione impropria, mi rendo conto: meglio chiamarlo processo ex Berlusconi, o meglio ancora ex processo Berlusconi) sono dense di dettagli sorprendenti. Ieri, per esempio, il puntiglioso cronista del Corriere (dio lo protegga, ne ha bisogno) spiegava in un inciso che l'agenda processuale deve tenere conto, oltre che dei famosi impegni istituzionali del premier, anche di quelli dei suoi avvocati-deputati. I quali, ogni tanto, devono scendere a Roma per votare (da deputati) quelle leggi in base alle quali vedranno (da avvocati) il loro processo mutato o annullato o rimandato.
La nuova figura professionale di avvotato (avvocato/deputato) può consentire sortite esaltanti. Tipo: "Signori della Corte, seppure a malincuore rinuncio alla mia arringa odierna, che vi assicuro era un piccolo capolavoro. Infatti tra poche ore il Parlamento approverà, anche grazie al mio voto, un emendamento che annulla questo dibattimento. Vi propongo, pertanto, un aperitivo al bar, o in alternativa una partita a scala quaranta, perché la seduta odierna perderà, da domani, ogni valore e utilità". Perry Mason, al confronto, era un dilettante. Lui aveva bisogno, per vincere, di incastrare il testimone mendace, o di produrre l'alibi vincente. Agli avvotati di Berlusconi basta un'andata e ritorno Milano-Roma (scioperi permettendo) per cambiare la legge. Come il cavallo che abbassa l'ostacolo un minuto prima di saltare.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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