Il ministro Lunardi propende per una moratorietta (stessa famiglia del condono) che sospenda le multe affibbiate lunedì 30 giugno. Stante un disguido burocratico, non è infatti sicuro se quel fatidico giorno sia stato l'ultimo del vecchio codice o il primo del nuovo. Era, evidentemente, una giornata-limbo, sospesa tra la losca permissività del passato e la luminosa severità del futuro. E nel dubbio un ministro del gabinetto Berlusconi non può non saperlo si deve assolvere. La proposta fa parte di un mini-pacchetto di dichiarazioni lunardiane a fronte del nebuloso domani, e del turbolento oggi, della disciplina stradale.
Tra queste dichiarazioni spiccano, oltre alla gentile proposta di moratorietta, una severa requisitoria contro i cruscotti e le autoradio, entrambi troppo complicati e distraenti, e una tirata d'orecchie ai gestori autostradali per non essere stati in grado di applicare subito i nuovi limiti di velocità a macchia di leopardo.
Su cruscotti e autoradio il ministro ci trova suoi entusiasti sostenitori. Per padroneggiare gli ammennicoli elettronici di molte automobili ormai ci vogliono tre lauree, e il continuo trepestio del guidatore attorno a bottoni, display e lucine non giova certo alla concentrazione. Il rischio, però, è che l'auspicata semplificazione della cruscotteria sia vanificata, a breve, dalla complicazione della segnaletica. Infatti, le variabili che il nuovo codice suggerisce per stabilire la velocità massima (stato del manto stradale, condizioni climatiche, tipo di tracciato, larghezza della carreggiata eccetera) sono tante e tali da far girare la testa. Lo stesso automobilista che oggi ha le traveggole a furia di fissare il navigatore, l'autoradio e il resto, domani potrebbe distrarsi alla disperata ricerca di cartelli e cartelloni luminosi che lo aiutino a orientarsi nel ginepraio della deregulation dei limiti di velocità.
Nonostante la falsa partenza, comunque, la patente a punti continua a essere una buona idea, accolta con favore e (incredibile) con sostanziale disciplina da molti automobilisti. Che erano pronti a sopportare l'annunciata severità delle nuove norme più di quanto le autorità fossero pronte ad applicarle. Un caso, almeno uno, nel quale i riflessi dei controllati sono stati più rapidi di quelli dei controllori.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma nel 1954 ed è cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su “la Repubblica” e “L’Espresso”. Scrive per il teatro e ha scritto per la televisione. Ha fondato e diretto il settimanale satirico “Cuore”. Per Feltrinelli ha pubblicato, tra l’altro, Il nuovo che avanza (1989), Poetastro (1993), Il ragazzo mucca (1997), Canzoni politiche (2000), Cerimonie (2002), Gli sdraiati (2013), Ognuno potrebbe (2015), Il grande libro delle Amache (2017), La sinistra e altre parole strane (2017) e Le cose che bruciano (2019).

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