La loro vita, che immaginiamo terribile, non le aveva spente. Si erano laureate in legge, avevano progetti per il futuro e anche una carica d´entusiasmo e di vitalità che non hanno nascosto davanti alle telecamere prima dell´intervento, ma insieme avevano capito che proprio la laurea, proprio il progetto, proprio l´entusiasmo, proprio la vita potevano esprimersi solo se il loro futuro avesse avuto i caratteri dell´individualità e della singolarità, fuori da quella condizione fisicamente simbiotica che avrebbe fatto della loro vita un puro quantitativo biologico. Perché in questo caso la morte era preferibile.
Il mondo si è commosso come sempre accade quando la scelta non ha soluzioni intermedie, ma gioca sul registro del tutto/nulla, dove il tutto è la vita e il nulla non è solo la morte, ma quella non-vita che si profila all´orizzonte quando la condizione fisica chiude ogni progetto, preclude ogni amore, spegne qualsiasi futuro.
La storia delle due ragazze iraniane ci riguarda, anche se la nostra condizione sembra così distante dalla loro. Per questo ce ne occupiamo. È una storia che ci dice che per gli uomini la vita non è un semplice percorso biologico da difendere a ogni costo, perché la vita è vita e va comunque difesa. No. La vita è vita se è la "mia" vita, se ha almeno quella caratteristica che Husserl indicava nella "Jemeinigkheit" (Mietà), se, pur tra mille condizionamenti, io posso considerarmi l´autore di quel che penso, di quel che faccio, di quel che progetto e realizzo e non mi vedo ridotto a semplice espressione di una vicenda biologica, dove la natura, nella sua completa indifferenza, esprime la sua vitalità, anche mostruosa, ma non io la mia vita.
Penso che quando i cristiani parlano di "anima" si riferiscano alla vita che ciascun individuo progetta e costruisce al di là e oltre la sua vicenda biologica, per cui quando sento che la vita va difesa a tutti i costi, qualunque sia la sua espressione, avverto una sorta di rinnegamento dell´anima, un misconoscimento di tutti quei valori esistenziali che la parola "anima" porta con sé.
E questi sono che la vita che mi riguarda e mi coinvolge non è quella biologica che ricevo, ma quella personale che costruisco e in cui mi identifico. Solo specchiandomi in questa seconda vita posso chiamarmi per nome e riconoscermi e pormi in relazione agli altri come quell´io che sono di fronte a quel tu che sei.
Certo il corpo organico, sede della vita biologica, mi dà le sue cadenze, ma non l´amore dell´infanzia, l´entusiasmo della giovinezza, la responsabilità dell´età adulta, lo sguardo sereno della vecchiaia. Questi tratti, in cui riconosciamo la vita, anzi la "nostra" vita, non sono eventi biologici, ma figure di quel nostro essere al mondo, non come le piante o gli animali, ma come quelli che sono al mondo per costruirne uno "proprio" in cui riconoscere la "propria" vita.
Perché se la vita non è la "propria" è qualcosa che non ci riguarda. E siccome già sono tante le condizioni che ostacolano la "proprietà" della nostra vita, non difenderei a tutti i costi i diritti della vita biologica quando le sue condizioni rendono impossibile quella esistenziale, l´unica in cui noi ci riconosciamo e, grazie a questo riconoscimento, a noi stessi possiamo dire: "Questa è, o è stata, la mia vita".
Non neghiamo a nessuno il diritto di una vita personale solo per salvaguardare i diritti della vita biologica. Sarebbe bieco materialismo e misconoscimento dell´anima. Questo penso sia stato il vissuto delle due sorelle iraniane alla base della loro decisione di farsi dividere. Una richiesta di vita "propria" anche a scapito della vita biologica.
L´intervento chirurgico non ha avuto successo. La biologia ha dettato la sua legge, corredata come sempre dal suo solito tratto di inesorabilità. Ma non c´è in quella morte, seguita all´insuccesso dell´intervento, un´esigenza di vita, un tentativo di oltrepassare l´inesorabilità della natura? E non è proprio l´uomo il tentativo di oltrepassamento di questa inesorabilità? E non è proprio la parola "anima" a indicare il senso sotteso a questo tentativo? Io penso di sì.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca' Foscari di Venezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membro ordinario dell’international Associ ation for Analytical Psychology.

Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e di psicologia, ha tradotto e curato Jaspers, di cui è stato allievo durante i suoi soggiorni in Germania:
Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970.
La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973.
Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978.

Di Heidegger ha tradotto e curato:
Sullessenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.

Opere

1975 - Heidegger, Jaspers e il tramonto dellOccidente, Marietti, Casale Monferrato, (Ristampa, Il Saggiatore, Milano, 1994).
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1979 - Psichiatria e Fenomenologia, Feltrinelli, Milano.
1983 - Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983 (Premio internazionale S. Valentino d’oro, Terni, 1983).
1984 - La terra senza il male. Jung dall’inconscio al simbolo, Feltrinelli, Milano (premio Fregene, 1984)
1977 - Linguaggio e civiltà, Mursia, Milano, (2° edizione ampliata 1984).
1985 - Antropologia culturale, ne Gli strumenti del sapere contemporaneo, Utet, Torino.
1986 - Invito al pensiero di Heidegger, Mursia, Milano.
1987 - Gli equivoci dell'anima, Feltrinelli, Milano.
1988 - La parodia dell'mmaginario in W. Pasini, C. Crepault, U. Galimberti, L'immaginario sessuale, Cortina, Mila no.
1989 - Il gioco delle opinioni, Feltrinelli, Milano.
1992 - Dizionario di psicologia, Utet, Torino. (Nuova edizione: Enciclopedia di Psicologia, Garzanti, Milano, 1999).
1992 - Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano.
1994 - Parole nomadi, Feltrinelli, Milano.
1996 - Paesaggi dell'anima, Mondadori, Milano. (Nuova edizione: Feltrinelli, Milano, 2017).
1999 - Psiche e techne. Luomo nelletà della tecnica, Feltrinelli, Milano.
2000 - E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza (opera dialogica con Edoardo Boncinelli e Giovanni Maria Pace), Einaudi , Torino.
2000 - Orme del sacro, Feltrinelli, Milano (premio Corrado Alvaro 2001).
2001 - La lampada di psiche, Casagrande, Bellinzona.
2003 - I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli, Milano.
2004 - Le cose dell'amore, Feltrinelli, Milano.
2005 - Il tramonto dellOccidente, Feltrinelli, Milano.
2006 - La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla consulenza filosofica, Feltrinelli, Milano.
2007 - Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, Milano.
2008 - Il segreto della domanda. Intorno alle cose umane e divine, Apogeo, Milano.
2009 - I miti del nostro tempo, Feltrinelli, Milano.
2012 - Cristianesimo. La religione dal cielo vuoto, Feltrinelli, Milano.
2018 - La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo, Feltrinelli, Milano.
2018 - Nuovo dizionario di psicologia, psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze, Feltrinelli, Milano

 

 

È in corso di ripubblicazione nell’Universale Economica Feltrinelli l’intera sua opera.

Traduzioni all'estero

Francese: (Il corpo) Les raisons du corps, Grasset Mollat, Paris, 1998
(Le cose dell’amore) Qu'est-ce-que l'amour?, Payot, Paris, 2008;

Tedesco: (Gli equivoci dellanima) Die Seele. Eine Kulturgeschichte der Innerlichk eit, Verlag Turia + Kant, Wien, 2003
(Le cose dellamore) Liebe, Beck, Monaco, 2006;

Greco: (Storia dellanima) Historia tes psyches, Apollon, Thessaloniki, 1989
(Paesaggi dellanima)Topia psyches, Itamos, Athina, 2001
(Gli equivoci dell’anima) Parermeneíes tes psyches, University Studio Press, Athina, 2004;

Spagnolo: (Dizionario di psicologia) Diccionario de psicologia, Siglo Veintiuno Editores, Città ; del Messico 2002
(Le cose dell’amore), Las cosas del amor, Imago mundi, Madrid, 2006;

Portoghese: (Orme del sacro) Rastros do sagrado, Paulus, São Paulo, Brasil, 2003
(I vizi capitali e i nuovi vizi) Os vícios capitais e os novos vícios, Paulus, São Paulo, Brasil, 20 04
(Psiche e techne. Luomo nell'età della tecnica) Psiche e techne. O homen na idade da t&eac ute;cnica, Paulus, São Paulo, Brasil, 2005
(Le cose dellamore), Coisas do amor, Caleidoscopio, Casal de Cambra, 2009;

Giapponese: I vizi capitali e i nuovi vizi, Tokio, 2004;

Sloveno: (Lospite inquietante. Il nichilismo e i giovani), Grozljivi Gost: Nihili zem in mladi, Modrijan, Ljubljana, 2009;

Olandese: (I miti del nostro tempo), Mythen van onze tijd, Ambo, Amsterdam 2011.

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