La mia amica Chiara è una donna intelligente, è davvero carina e ha una bella ironia. Mentre camminiamo verso la sua auto dirette al mare la vedo silenziosa e un po’ scura in viso. Mi dice: ‟Sai ci sono delle volte che mi sento bene, mi sento rilassata e poi, trac, incrocio uno specchio, mi guardo in una vetrina e mi passa il buonumore.” ‟Come mai?” le faccio, ‟Come mai? Ma non lo vedi che pancia che ho, non lo vedi come sono messa? Quasi quasi mi passa la voglia di mettermi in costume”. Penso che mi sta prendendo in giro. La mia amica è veramente una bella ragazza, come vi ho detto. Lei sta continuando con la sua litania: ‟Troppa pancia, troppe chiappe troppo tutto!” ‟Troppo rispetto a cosa, a chi?” dico io mentre comincio a innervosirmi. E intanto mi metto a considerare il mio didietro guardandomi nella vetrina di un supermercato. Lei è un’architetta, nella sua vita ha fatto una serie di scelte importanti e toste, ha tirato su una figlia da sola, ma oggi pomeriggio sembra solo un’asprirante velina, un’oca sciacquetta in preda a paranoie sul suo aspetto. Così, mentre ci dirigiamo verso la spiaggia prendo a rimuginare sull’insicurezza che noi donne continuiamo a avere riguardo ai nostri corpi. Sì, d’accordo, magari anche gli uomini non sono tutti così a loro agio nei colorati costumini da bagno, però mi sembra che esista un talento tutto speciale che noi ragazze abbiamo nel prendere di mira solo i nostri punti deboli, nel non darci mai valore per quello di buono e generoso e intelligente che sta in noi. Solo lì con dita nervose a puntare quelli che ci sembrano i nostri difetti. Quando ci guardiamo allo specchio di colpo perdono importanza la nostra intelligenza, le nostre idee e tutto quello sappiamo fare. Tutto disintegrato in un nanosecondo perchè a quel punto vince solo la paranoia sulle nostre tette che ci sembrano orrendamente nulle o mostruosamente gigantesche, sulle nostre gambe schifosamente secche o orribilmente grasse eccetera eccetera. ‟C’è qualcosa che mi sfugge,” dico alla mia amica. E penso che dopo anni di pratiche e di lotte che le donne hanno fatto per trasformare una società a noi ostile in qualcosa di più accettabile siamo riuscite a prendere in mano le nostre vite. Però ancora non riusciamo ad amarci davvero, a piacerci così come siamo. Ancora andiamo fuori di testa per il fatto di non essere ‟a norma”. A norma poi rispetto a quali codici? Quelli fissati da un manipolo di stilisti gay. Rispetto a corpi immaginari. Mi ricordo una pubblicità che diceva ‟Dieci donne al mondo sono top model. Altri tre miliardi no”. Tutto questo angosciarsi e perdersi in paragoni fra i nostri corpi reali e terrestri e quelli delle vallette ci ruba energie preziose, creatività e voglia di cambiare il mondo. Cerco di dire tutto questo alla mia amica senza avere l’aria di una fuori di testa. ‟Occhei, allora cosa proponi, di bruciare tutti i settimanali femminili, di non guardare più la televisione, di metterci il burka? Cosa?” ‟Be’ le ho detto, sicuramente non possiamo solo io e te cambiare una cultura e tutto quanto, però possiamo sforzarci partendo da noi, da te e da me per esempio, oggi, in questa calda giornata di luglio, possiamo provare a non avere un atteggiamento sempre così critico e svalutativo verso noi stesse e i nostri corpi che ci fanno sentire vive e ci permettono di essere quello che siamo.”
‟Tu proponi questo?” ha ripetuto lei.
‟Sì, esatto.”
‟Porca miseria, è un buon programma!” mi ha detto con la faccia già più rilassata e l’aria di chi adesso voleva solo andarsi a fare una bella nuotata.
Rossana Campo

Rossana Campo

Rossana Campo (Genova 1963) vive tra Roma e Parigi. Con Feltrinelli ha pubblicato: In principio erano le mutande (1992), da cui il film omonimo di Anna Negri (1999), alcuni racconti nella raccolta a cura di Gianni Celati, Narratori delle riserve (1992), Il pieno di super (1993), Mai sentita così bene (1995), L’attore americano (1997), Il matrimonio di Maria (1998), nato come radiodramma trasmesso da Radio Tre nel gennaio 1997, Mentre la mia bella dorme (1999), il libro per bambini La gemella buona e la gemella cattiva in Feltrinelli “Kids” (2000), Sono pazza di te (2001), L’uomo che non ho sposato (2003), Duro come l’amore (2005), Più forte di me (2007) e Lezioni di arabo (2010). Per i “Classici” ha tradotto e curato Peldicarota (2007) di Jules Renard.

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