Berlusconi le riduce a mattane estive: ora del "discolo" Bossi e dei suoi compagni di merende, ora di Follini, Fini, Vietti. La Padania, portavoce delle idee (si fa per dire) della Lega, ci invita a goderci le vacanze, come se di qui a settembre non dovesse succedere niente di significativo. Eppure quello che capita in questi giorni è politicamente ben più che una serie di temporali estivi, anche se la maggioranza fa di tutto per farlo apparire tale. Una tempesta in un bicchiere d’acqua è stato da ultimo il balletto Castelli-Fini sulle rogatorie. In molti sensi, è vero che si stanno lasciando sfogare i ragazzi con la conseguenza non irrilevante di riempire le pagine dei giornali di falsa politica: minacce di dimissioni che rientrano in men che non si dica; espressione di fieri propositi che funzionano solo, appunto, come giochi di ragazzi.
Giochi cioè in cui non importa niente chi vince o chi perde, tanto si paga solo con i soldi di Monopoli (purtroppo anche con i soldi della ricerca, della scuola, della sanità pubblica...). L’importante è che il gioco vada avanti svolgendo la sua funzione classica, quella di distrarci dalle questioni vere sul tappeto: che cosa vogliamo fare in Europa, quanti soldati ancora dovremo mandare in Iraq per garantire la "pace" di Bush, dove e di quanto taglieremo ancora la spesa sociale per continuare a far finta che le tasse diminuiscano.
Soprattutto, dobbiamo esser distratti dal gioco del "colpisci e fuggi" di cui sono vittima le istituzioni e la Costituzione stessa. L’opposizione prepara giustamente una dura battaglia parlamentare per l’autunno (almeno un po’ di ostruzionismo, oppure solo alti strepiti bloccati dai cento deputati di differenza?).
Ma intanto, approfittando delle ferie, e di quella vacanza provvidenziale offerta a Berlusconi dal semestre europeo, la maggioranza sta facendo le prove di un indurimento del regime che non lascerà le cose come stanno ora.
Se Castelli non perde occasione di dare calci nei denti al Presidente Ciampi, dobbiamo credere davvero che sia solo colpa della sua nota maturità di giudizio, fondata su una granitica ignoranza delle leggi, oppure non sarà più ragionevole pensare che si tratti - come spesso nel caso del suo capo, Berlusconi -di gaffes pianificate per vedere fino a che punto ci si può spingere nella negazione violenta dell’ordine democratico? Naturalmente vorremmo sbagliarci.
Ma temiamo che mentre noi ci prepariamo seriamente e pensosamente alla grande battaglia d’autunno e alle nuove prove elettorali, il quadro complessivo della guerra venga modificato nella distrazione generale da queste scaramucce, che scaramucce non sono, con cui la destra -come ha fatto con la legge Gasparri, e ora con il blocco delle rogatorie, le chiacchiere sull’amnistia condizionata dalla devoluzione, i finti contrasti tra Lega e An eccetera -stia assicurandosi altre posizioni di decisivo vantaggio nella sua impresa di diluizione-dissoluzione della stessa democrazia italiana.
Gianni Vattimo

Gianni Vattimo

Gianni Vattimo (Torino, 1936) è uno dei più importanti e noti filosofi italiani. I suoi studi su Heidegger e Nietzsche hanno avuto risonanza internazionale e, al pari delle sue opere successive, sono state tradotte in varie lingue. Ha curato l’edizione della Garzantina Filosofia (1981). Vattimo collabora con diverse testate italiane e internazionali. Con Feltrinelli ha pubblicato Al di là del soggetto (1981), Il pensiero debole (1990; con Pier Aldo Rovatti) e Verità o fede debole? Dialogo su cristianesimo e relativismo (2015; con René Girard). Sta pubblicando le sue Opere complete con Meltemi, presso cui è uscito anche Addio alla verità (2009).

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