Bournemouth (Inghilterra) - Splende il sole sul congresso laburista, e per ora è l´unica buona notizia per Tony Blair. La conferenza annuale del Labour si è aperta ieri in una dolce giornata di fine estate in questa piccola stazione balneare affacciata sull´Atlantico. Ma sul primo ministro continua a infuriare la tempesta. In un sondaggio pubblicato dall´Observer, l´81% degli interpellati ritiene che il suo governo abbia «esagerato» la minaccia irachena; il 41% dei delegati del Labour auspica le sue immediate dimissioni; e un altro sondaggio, sul Sunday Times, pone il partito laburista al 30% dei consensi, tre punti dietro ai conservatori e praticamente alla pari con i liberaldemocratici, il livello più basso dal 1987. Blair non mostra però segni di pentimento. «Rifarei esattamente le stesse cose che ho fatto», afferma il premier in un´intervista trasmessa dalla Bbc in coincidenza con l´apertura del congresso.
La guerra in Iraq è il motivo di maggiore dissenso per l´opinione pubblica inglese in genere e per i membri del Labour. Ma Blair non è disposto ad ammettere alcun errore al riguardo. «Non ho niente di cui scusarmi - dice alla Bbc - sono fiero di quello che abbiamo fatto in Iraq». Il primo ministro è certo che Saddam «avesse armi di distruzione di massa», anche se finora nessuno le ha trovate, e ripete il suo mantra: «Il mondo è più sicuro dal momento che il dittatore iracheno non è più al potere». Quanto ai sondaggi, Blair ne minimizza il valore: «Uno non può fare il primo ministro basandosi su sondaggi che un giorno scendono e il giorno dopo salgono». Così come sull´Iraq, il leader laburista non demorde anche sul suo controverso programma di riforme per una parziale privatizzazione di sanità e scuole, i progetti andranno avanti, nonostante l´opposizione di sindacati e larghi settori della sinistra. Stesso discorso sull´euro. «Dobbiamo mantenere aperta la possibilità di indire un referendum sull´ingresso del Regno Unito nella zona dell´euro», dice alla Bbc. Infine, il premier ribadisce che non ha intenzione di dimettersi, né ora, né in seguito: «Intendo candidarmi per la terza volta alle prossime elezioni, e porterò a termine anche quel mandato, se sarò rieletto». Dunque non lo sfiora l´idea di cedere il comando al suo rivale laburista, il cancelliere dello scacchiere Gordon Brown, come vorrebbe una crescente corrente del Labour.
Per ora, insomma, Blair non lascia intravedere concessioni ai suoi critici, nel partito e tra la gente. L´unico compromesso emerso finora a Bournemouth è l´apparente disponibilità a resuscitare al congresso la versione inglese di "Bandiera Rossa" come inno laburista, per compiacere i nostalgici. Ma l´ultima volta che fu suonato, ironizza la stampa britannica, Blair sembrava incapace di ricordarne le parole.
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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