Quante volte lo abbiamo visto, il suo sguardo nella mascherina lasciata libera dal casco. Sempre quegli occhi chiari, imperscrutabili, tesi nello sforzo nervoso di una concentrazione ai limiti del possibile. Ma cosa si nasconde dietro l'incredibile Michael Schumacher? Su cosa si basa la straordinaria capacità di controllo che negli anni lo ha portato a collezionare un numero impressionante di trionfi, ultimo quello di ieri a Suzuka?
Come per tutti quei talenti che ci sbalordiscono, i talenti dei veri campioni, qualcosa del suo continua a risultarci inspiegabile, e terribilmente affascinante.
Perché non è solo questione di vocazione, tenacia, abilità. Mai gioco di parole è stato più appropriato: nel caso di Schumacher si tratta proprio di una marcia in più. La sua bravura sta nella frenata, dicono alcuni; nel saper ritardare la frenata, dicono altri. A me verrebbe da dire piuttosto che il suo è il talento di saper seguire il momento. Vedere quegli ostacoli, quei contrattempi piccoli e grandi cui la vita ci mette di fronte specie nelle grandi occasioni. E il coraggio di saper gettare il cuore oltre quegli stessi ostacoli. Saper vedere più in là, più in grande.
È questa la lezione che Schumi ogni volta sembra darci con le sue vittorie. Questo lo ha reso grande, un autentico mito della Formula Uno anche agli occhi di quelli come me, del tutto estranei all 'argomento. Il suo saper guardare più in là. Vivere sul filo del rasoio, in perenne contatto con il pericolo, in condizioni di stress pazzesco. Ma farlo avendo sempre in mente quel che accadrà di lì a pochi secondi. Restando nel presente, in quello spasmodico rapporto con l 'istante che si intrattiene nella concentrazione di una grande gara; ma intanto, con i neuroni ben svegli, considerare anche l'immediato futuro. Per non dire di un 'altra arma infallibile posseduta dal pilota tedesco. La lucidità di sapersi guardare da fuori. Anche negli attimi da cardiopalma, come devono essere stati quelli di ieri in Giappone. Conservare la calma lucida che regala un occhio esterno puntato dritto su se stessi.
Essere completamente dentro quel che si sta facendo, ma tenendo attiva l 'intelligenza della consapevolezza, quella che come una sonda magnetica riesce a captare tutto ciò che contemporaneamente accade fuori. Uomini così ne esistono pochi. Arrivano sulla terra a dirci quale miracolo può rappresentare la mente umana quando, proprio come un motore, viene mantenuta alla perfezione.
"Sì, okay. Ma quando crolla uno così?"iene da chiedersi in mezzo a questo tripudio di ammirazione. In quali momenti della sua vita può concedersi di mollare, abbandonarsi, che so, alla tenerezza, alla commozione, persino alla paura? Si potrebbe escludere che avvenga, a forza di assistere a prove di tanto sensazionale autocontrollo. Invece sono sicura che accade. Proprio i suoi occhi chiari e infallibili lo dicono. Perché l'autocontrollo di Schumacher ha la grandezza di risultare umano. È un prodotto dell'intelligenza, il risultato di una disciplina ferrea. Non soltanto sul corpo (come fosse un atleta, il pilota è un maniaco del fitness).Anche sulla mente: perché per risultare tanto efficiente, un sistema nervoso deve conoscere, avere contattato e imparato a governare ogni sua fragilità, esitazione, momento di resa. Sapere correre. Come si dovrebbe sapere vivere, in un certo senso. Quando si sa prevedere, si sa come fermarsi, come frenare. Come sforzarsi di non perdere, per quanto si è consapevoli che può accadere in ogni istante. E così, sembra incredibile, si può vincere sempre.
Lisa Ginzburg

Lisa Ginzburg

Lisa Ginzburg, scrittrice traduttrice, ha tradotto il Commento mistico al Cantico dei Cantici di Jeanne-Marie Guyon (Marietti, 1996) e le Pene damor perdute di William Shakespeare (Einaudi, 2001), Orixás. Leggende afro-brasiliane narrate da Pierre Fatumbi Verger (Donzelli, 2006).
Collabora dal 1999 con RadioRai (Radio 3 e Radio2), come autrice di radiodocumentari e conduttrice di programmi culturali.
Ha pubblicato nel 2001 il reportage Mercati. Viaggio nellItalia che vende (Editori Riuniti); nel 2002 il romanzo Desiderava la bufera (Feltrinelli), vincitore del Premio Donna Argentario 2003 e finalista al Premio Viareggio-Rèpaci; nel 2005 la biografia Anita. Racconto della storia di Anita Garibaldi (e/o); nel 2006 la raccolta di racconti Colpi dala (Feltrinelli, Premio Teramo 2007) e nel 2007 il reportage Malìa Bahia (Laterza).
Collabora con giornali e riviste (‟Il Messaggero”, ‟l’Unità”, ‟Repubblica Viaggi”).

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