LONDRA - Aveva un nome che sembrava uno scioglilingua, in amore prediligeva la fedeltà assoluta, e non era mai stato al volante di una Aston Martin. Eppure Patrick Dalzel-Job, eroe britannico della seconda guerra mondiale, deceduto ieri all´età di novant´anni, era conosciuto in questo paese come "il vero James Bond": cioè l´uomo in carne ed ossa che ispirò allo scrittore Ian Fleming il personaggio di 007, reso celebre dai suoi romanzi e poi trasformato in icona (o cartoon) universale dal cinema. Essendo scomparso da molti anni anche il romanziere, è impossibile saperlo con certezza. Di sicuro è noto che Dalzel-Job e Fleming combatterono insieme per qualche tempo sul fronte della Seconda guerra mondiale. E che il futuro autore di "gialli" rimase impressionato, come del resto molti dei suoi compagni d´armi, dal coraggio, dall´intuito, dalla perspicacia di Dalzel-Job. Quest´ultimo, del resto, lo dichiarò tempo addietro in qualche intervista: «Quando ci rivedemmo, Ian era diventato un famoso scrittore. Fu lui stesso a confidarmi che si era ispirato a me per James Bond».
Non tutti sono d´accordo. Per esempio, Andrew Lycott, biografo di Fleming, afferma che 007 nacque soltanto dall´immaginazione dello scrittore, e che a influenzarlo furono casomai i suoi colleghi del servizio segreto, dopo la guerra. Ma la stampa britannica, dal Guardian al Times, presenta lo stesso la scomparsa di Dalzel-Job come la morte del "vero Bond". Ricordando che numerosi veterani del suo stesso reggimento, quando apparvero i primi romanzi di 007, non ebbero dubbi: riconobbero nell´agente segreto di Fleming il loro comandante.
Membro dei Royal Marines, più tardi capitano di una corvetta, quindi parà lanciato dietro le linee nemiche in Europa durante l´avanzata angloamericana verso Parigi e Berlino, Dalzel-Job in effetti sapeva fare di tutto: sciare su ghiacciai perenni con un fucile a tracolla, pilotare un sottomarino, buttarsi con il paracadute. Aveva anche, come Bond, più fiducia in se stesso e in genere in chi sta sul campo d´azione che dei burocrati seduti a una scrivania lontano dal fronte. Fu così che, disobbedendo agli ordini dei superiori, effettuò praticamente da solo l´evacuazione di un villaggio in Norvegia: poco dopo i nazisti lo bombardarono e lo rasero al suolo. Il suo intervento salvò 4500 persone e gli valse la più alta onorificenza militare in Norvegia: ma non in patria. E´ in quel periodo che Dalzel-Job conobbe Fleming, anche lui soldato, anche lui nei Royal Marines. Poi, le loro strade si separarono. Dopo lo sbarco in Normandia nel 1943, Dalzel-Job finì in Francia, in Belgio, in Germania, protagonista di missioni segrete e spericolate, spesso in territorio nemico. Tornò a casa alla fine della guerra, fu decorato al valore, e da allora la sua fu una vita "normale". L´unica anomalia saltò fuori qualche anno più tardi, quando Fleming cominciò a pubblicare i romanzi sull´agente dell´MI-6 (lo spionaggio britannico) James Bond.
Andato in pensione si era trasferito con la moglie nelle West Highlands, dove aveva una casetta, e di lì non si era più mosso. Non era certo il tipo che andava a vedere ogni nuovo film di Bond, per vedere quale nuova faccia avesse dato il cinema al "suo" personaggio. Qualche volta, stanco di sentirsi chiedere se era l´ispiratore del personaggio, negava. Anche con argomenti convincenti: «In tutta la mia vita ho amato una sola donna, mia moglie», diceva. «Dunque non posso avere niente a che fare con un eterno seduttore come James Bond».
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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