In California la folla ha urlato di nuovo facendo tremare le finestre sul Potomac. I barbari sono in marcia verso est, come fecero dopo la Proposition 13 (la petizione popolare per ridurre le tasse del 30 per cento presentata nel 1978 in California, n.d.r.), o siamo semplicemente di fronte a un ennesimo episodio di scarsa rilevanza nazionale, effetto della luna piena della West Coast? Naturalmente, il significato più ampio del trionfo della volontà di Schwarzenegger dipende da come interpretiamo le lamentele che hanno fornito lo straordinario carburante emotivo al recall. Ma devo avvisarvi: analizzare queste elezioni significa avventurarsi in un regno di contraddizioni e paradossi stupefacenti. Ciò nonostante, tale analisi potrebbe delineare il paesaggio emergente della politica americana.
Gli ideologi più radicali del "governo zero" e del capitalismo dell'era McKinley stanno dando fiato alle trombe rappresentando il recall come una nuova rivoluzione populista nello spirito del 1978 e della Proposition 13 di Howard Jarvis, riecheggiando le tesi sostenute dai repubblicani a livello locale. Secondo loro un governatore democratico venale, alleatosi con i grandi sindacati e con le classi che usufruiscono del welfare, stava togliendo ossigeno alla libera impresa spingendo le classi medie, che lavorano duramente, a trasferirsi in Arizona a causa di pesanti e ingiusti aumenti fiscali. Gray Davis, in una parola, era l'anti-Cristo che stava facendo affondare il sogno su mandato dei suoi egoisti sostenitori: docenti delle scuole, migranti illegali e indiani ricchi. Terminator, ci assicurano, ha letteralmente salvato la California dall'enorme abisso di "tasse, tasse, tasse; spendere, spendere, spendere".
Anche dall'esterno, ciò appare alquanto ridicolo. Per cominciare, Davis è un centrista autistico alla maniera del Democratic Leadership Council (organizzazione dei leader moderati del Partito democratico, ndr), e negli ultimi cinque anni ha governato la California da bravo repubblicano. Nella politica fiscale, così come nella giustizia, nell'istruzione e nell'assecondare gli interessi delle corporations, non si è allontanamento significativamente dal paradigma del suo predecessore Pete Wilson. In verità, Davis è stato un tale sfegatato fautore della pena di morte e della costruzione di nuove carceri, che la questione del crimine e della pena è scomparsa in quanto questione appartenente alla destra.
Inoltre, se le classi medie californiane hanno motivo di sentirsi depredate negli ultimi anni, allora i colpevoli sono chiaramente l'eminenza grigia di Arnold, Pete Wilson, che ha deregolamentato le imprese di pubblici servizi, e i cartelli riconducibili al potere di Bush, come la Enron che derubò i consumatori durante la falsa crisi energetica nel 2000-2001. Ed è stata l'amministrazione Bush a dire ai governi statali e municipali, dappertutto in bancarotta, di "fare fronte alle scadenze" mentre butta miliardi nel buco nero che ha creato in Iraq. La crisi fiscale dovrebbe essere un cavallo di battaglia dei democratici.
Strano, allora, che due terzi degli elettori, nel mega-stato che in teoria dovrebbe essere in mano ai democratici, abbiano appoggiato il segreto ritorno di Pete Wilson, la mente che sta dietro i muscoli di Arnie, o che abbiano votato per un ciarlatano di destra, Tom McClintock. Questi sono i ritorni elettorali del tipo che ci si aspetta da roccaforti repubblicane come l'Idaho o il Wyoming, e non dalla tanto lodata "Left Coast".
È ancora più strano se si guarda da vicino le dinamiche della furia referendaria. Qui a San Diego, la città in cui vivo e dove ha avuto origine il referendum, la guerra lampo di Schwarzenegger sembrava succhiare rabbia da un cielo limpido e azzurro. Questa, dopo tutto, non è Youngstown e nemmeno Stockton o San Bernardino. Gli elettori repubblicani, per quanto ne so, non vengono sfrattati in massa dalle loro case né costretti a rubare il latte per i loro bambini affamati.
Al contrario, l'anno scorso il valore di una tipica casa per famiglie è schizzato a quasi 100.000 dollari e San Diego ancora una volta è inondata dai dollari del Pentagono. Le autostrade sono zeppe di automobili Hummer e altre mega "sport utilities" e, grazie ai tagli fiscali di Bush, regnano gli stili di vita lussuosi che si giovano delle solerti cure di eserciti di lavoratori meticci.
Eppure, da settimane, la San Diego suburbana è stravolta da una rabbia viscerale e ipocrita contro il regime "satanico" di Sacramento. L'arruolamento nell'esercito di Arnold di persone che protestano contro le tasse al grido "ora basta, questo non lo tolleriamo più" sembra avere scarsa relazione con il disagio economico reale. Gli exit-polls dimostrano che a San Diego, così come in tutto lo stato, il consenso a Schwarzenegger aumenta insieme al livello di reddito e raggiunge le punte più alte nei country-club e nelle comunità recintate.
I finanziatori politici della California stanno semplicemente impersonando la rabbia populista? Dato che la correlazione tra l'effettivo disagio economico (maggiore naturalmente nelle valli rurali e nei quartieri urbani abitati da latinos e neri, favorevoli a Bustamante) è tanto esile, che cosa spiega questa stupefacente mobilitazione emotiva da parte degli elettori, particolarmente nei sobborghi residenziali dei bianchi benestanti?
Nel mio microcosmo, San Diego, una delle risposte può essere trovata tra le radio che trasmettono in AM. Su Kogo 600, Roger Hedgecock, "sindaco della radio di San Diego", dirige a quella che per mesi (anche prima della campagna ufficiale) si è orgogliosamente autonominata "Radio Recall".
Hedgecock, un ex sindaco condannato per cospirazione e spergiuro negli anni `70, che occasionalmente sostituisce Rush Limbaugh sulla radio dell'odio nazionale, ha contribuito al "pesante lifting" che ha portato Schwarzenegger nella residenza del governatore a Sacramento. I repubblicani riconoscono che è stata sua la voce più influente della campagna elettorale nel sud della California.
"Roger", com'è universalmente chiamato dai suoi più di 300.000 ascoltatori abituali, regna dalle 15 alle 18 sull'ingorgo pomeridiano delle autostrade, in un vasto mercato radiofonico che si estende a nord fino a Santa Barbara. La California del sud, naturalmente, ha la peggiore congestione di traffico del paese e gli spostamenti sempre più lunghi sono una fonte continua e opprimente di rabbia non incanalata. Hedgecock fa leva abilmente su questa frustrazione pomeridiana da "prigioniero del traffico". È il tribuno arrabbiato dei bianchi, a bordo dei loro pickup Dodge 4X4 o delle loro Ford Expedition.
Da quasi vent'anni, il suo principale motivo di rabbia è il "Brown Peril", la minaccia che sarebbe rappresentata dall'"invasione messicana" della California. Nel 1994 è stato uno dei principali promotori della Proposition 187 contro gli immigrati e delle proteste locali contro i clandestini che varcano la frontiera col Messico. Alla vigilia delle elezioni, Hedgecock ha detto agli ascoltatori che oramai la minaccia messicana era diventata praticamente apocalittica, avendo Gray Davis firmato una proposta di legge per consentire agli immigrati privi di documenti di prendere la patente di guida.
"Questa è la fine della democrazia americana, la fine delle libere elezioni" ha inveito. "Tantissimi volontari", ha ammonito, stavano compilando gli elenchi degli immigrati che avevano appena ottenuto i documenti di identificazione per mantenere al potere Davis con centinaia di migliaia di voti illegali. Inoltre, dalla "aliena" Los Angeles, si sarebbe rovesciata su San Diego una "invasione" di sindacalisti che avrebbero "strappato via i manifesti favorevoli al recall" e più in generale avrebbero terrorizzato la popolazione. Roger ha chiesto alla popolazione locale di difendere le proprie case e di resistere alle orde di illegali e di sindacalisti di Los Angeles "nello spirito del 1776".
In svariate settimane di ascolto delle tirate di Roger, inframmezzate da un coro di alleluia e amen provenienti dai telefoni cellulari, l'unica questione che si è avvicinata remotamente allo stesso livello di decibel degli immigrati illegali (e della "cosiddetta comunità chicana") è stata l'aumento della tassa di registrazione delle macchine. Hedgecock ha ignorato il fatto che l'aumento automatico della tassa sulle auto (2% di valore) risalisse alla legislazione dell'era Wilson. Al contrario, egli l'ha collegata direttamente agli immigrati illegali "il cui costo per lo stato della California è quasi esattamente il deficit di budget". "Ecco come vanno male le cose, signore e signori" ha ripetuto costantemente. Tasse sulle macchine e immigrati clandestini dal Messico".
I grandi media hanno fatto poco per documentare l'organizzazione della campagna elettorale al livello di base. Alla radio, voci come quella di Roger, o del suo omologo Eric Hogue a Sacramento, incitano migliaia di mini-Terminator. La conseguenza è stata una legittimazione esageratamente rispettosa del populismo economico nella dinamica del recall, mentre il ruolo fondamentale giocato dalla demagogia razzista tradizionale è stato riportato solo marginalmente, e il revival della retorica del "Brown Peril" ha fatto di Pete Wilson la figura più odiata nelle zone dei latinos in tutto lo stato. Parafrasando un verso rap, "è tutta paura di un pianeta meticcio".
Sì, non voglio suggerire che questa sia una semplice ripetizione della Proposition 187 in un contesto a cui si aggiungono la recessione e la crisi delle finanze statali in tutta la nazione. In Schwarzenegger c'è qualcosa di genuinamente nuovo. Egli non è semplicemente l'ennesimo attore che entra in politica, ma uno straordinario parafulmine, sia come personaggio cinematografico che nella vita reale, per oscure fantasie sessuali di onnipotenza.
Il piacere di umiliare gli altri - cosa che ha sempre caratterizzato Schwarzenegger - è la definizione del sadismo riportata nei manuali, nonché la razione giornaliera della radio dell'odio della destra. Come governatore, egli assomma su di sé tutti i sadismi più piccoli, come quelli di Roger Hedgecock, che a loro volta manipolano il "rettile che c'è dentro" milioni di pendolari-consumatori, benestanti ma tormentati internamente. Nella loro maestà, gli elettori prevalentemente bianchi degli imperi dell'entroterra e dei sobborghi recintati della California hanno consacrato a loro personale salvatore una personalità hitleriana dal punto di vista clinico.
L'ultima parola su tutto questo, naturalmente, va a Nathaniel West. Ne Il giorno della locusta (1939) egli intuì chiaramente che il culto delle personalità dello spettacolo era una forma di fascismo incipiente. Accanto alle luci di Hollywood, egli vide gli appetiti inappagabili della piccola borghesia californiana. "Niente può mai essere violento abbastanza da tendere le loro menti e i loro corpi indolenti... Erano selvaggi e incattiviti, specialmente quelli di mezza età e gli anziani... Erano stati imbrogliati e traditi... La loro noia diventa sempre più terribile".

Traduzione di Marina Impallomeni
Mike Davis

Mike Davis

Mike Davis (1946) è teorico dello sviluppo urbano e sociogeografo. Molto conosciuto per le sue prese di posizione politiche, ha al suo attivo numerosi libri. Insegna alla University of California. Tra le sue opere più apprezzate: Città di quarzo (manifestolibri, 1991); Geografie della paura (Feltrinelli, 1999); I latinos alla conquista degli Usa (Feltrinelli, 2001); Olocausti tardovittoriani (Feltrinelli, 2002); Città morte. Storie di inferno metropolitano (Feltrinelli, 2002); Cronache dallImpero (manifestolibri, 2004); Il pianeta degli Slum (Feltrinelli, 2006).

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