BAGDAD - Attaccare chiunque possa contribuire a migliorare la vita in Iraq e attaccare soprattutto gli iracheni che collaborano con le forze americane. I nuovi attentati delle ultime ore confermano la strategia destabilizzante di questo tragico inizio di Ramadan. Nell’occhio del ciclone sono soprattutto gli oltre 50.000 poliziotti nominati dal governo provvisorio iracheno sotto l’egida delle autorità di occupazione Usa. Ieri verso mezzogiorno un kamikaze si è fatto saltare in aria su di un camioncino presso il commissariato centrale di Falluja, una delle città più calde poste nel cosiddetto «triangolo sunnita», dove più frequenti sono stati gli attacchi anti-americani dallo scorso maggio ad oggi. I morti sarebbero almeno cinque, oltre al kamikaze, tra cui anche alcuni bambini che frequentavano una scuola elementare posta a circa 30 metri dal luogo dell’esplosione. Un militare della coalizione internazionale (forse neozelandese) è inoltre morto per lo scoppio di una mina a Bassora e alcuni soldati americani sono rimasti feriti nelle zone di Bagdad e Tikrit. Ma l’attenzione resta concentrata sulla gravissima sequela di esplosioni che due giorni fa ha scosso la capitale per circa un’ora dopo le otto e un quarto di mattina. La prima ha investito il quartier generale della Croce Rossa Internazionale scatenando orrore ed emozioni molto simili a quelle che seguirono all’attentato alla sede dell’Onu il 19 agosto scorso. Subito dopo altre quattro auto-bomba hanno devastato altrettante stazioni di polizia in diversi quartieri di Bagdad. Il bilancio delle vittime resta parziale: per ora vi sarebbero una quarantina di morti e circa 200 feriti, tutti poliziotti e civili iracheni (oltre a 2 soldati americani). Ancora domenica una quinta azione suicida è stata sventata all’ultimo minuto quando gli agenti di guardia hanno sparato a uno degli autisti-kamikaze, ferendolo a una spalla e permettendone la cattura. Secondo i primi accertamenti, potrebbe trattarsi di un giovane estremista siriano (il suo passaporto sarebbe stato trovato all’interno della vettura). Se così fosse, potrebbe venire clamorosamente confermata l’ipotesi per cui i gruppi della guerriglia legati all’ex dittatura di Saddam Hussein stiano cooperando sul campo con le organizzazioni internazionali dell’estremismo legate ai fondamentalisti di Al Qaeda. Una nuova prova che la guerriglia mira prima di tutto a quelli che definisce «collaborazionisti» è arrivata nel pomeriggio, quando si è saputo dell’uccisione domenica sera del vice sindaco di Bagdad, Faris Al-Assam, assassinato da un’auto in corsa da cui sono stati tirati diversi colpi d’arma da fuoco. La sua morte ricorda quella di Akila al-Hashimi, l’esponente sciita del Consiglio di governo provvisorio iracheno caduta in un agguato vicino a casa il 20 settembre (e spirata 6 giorni dopo). Il personale della Croce Rossa internazionale sta inoltre rimettendo in discussione la validità delle scelte prese sin dallo scorso agosto, quando si decise di limitare le barriere protettive per conservare la massima accessibilità da parte della popolazione, anche a scapito della sicurezza. Ieri ogni attività era ancora bloccata. Dal 1980 la Croce Rossa conduce diversi progetti di potabilizzazione delle acque, assiste numerosi ospedali in tutto il Paese e si occupa di visitare i prigionieri. Dalla fine della guerra proprio i suoi dipendenti internazionali (molti dei quali stanno valutando nuove evacuazioni) si sono occupati dei prigionieri iracheni nelle mani degli americani, specie i detenuti presso l’aeroporto internazionale di Bagdad e nel vecchio carcere di Abu Ghreib.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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