Bagdad - La nuova strategia militare americana in Iraq torna coi fatti e con le parole a quella della guerra guerreggiata. «Dobbiamo ripensare ai nostri metodi operativi. La nuova strategia comprenderà aerei da combattimento, non saranno esclusi i bombardamenti», ha indicato ieri dal Pentagono il capo di stato maggiore, generale Dick Myers. «Completeremo l' opera in Iraq e Afghanistan. Non ci saranno ripetizioni di Beirut o della Somalia», ha assicurato il presidente George W. Bush. Nel frattempo il governatore americano a Bagdad, Paul Bremer, cancellava l' incontro con il premier polacco Leszek Miller e partiva per consultazioni urgenti alla volta della Casa Bianca. E il comandante delle truppe Usa in Iraq, generale Ricardo Sanchez, ribadiva la necessità del pugno di ferro di fronte «all' intensificazione della violenza», aggiungendo che nel mazzo dei guerriglieri catturati finora in Iraq una ventina di persone risulterebbero legate ai gruppi di fuoco di Al Qaeda. Le dichiarazioni di Myers da venerdì notte hanno già visto applicazioni concrete nella regione di Tikrit. Poche ore dopo l' abbattimento del terzo elicottero in due settimane, e la morte dei sei soldati che si trovavano a bordo, gli uomini della Quarta divisione di fanteria sostenuti dai caccia F-16 di stanza a Mossul hanno bombardato un quartiere residenziale presso il Tigri, dove pare operino le forze della guerriglia filo-Saddam. Poi le pattuglie hanno distrutto a colpi di lanciagranate alcune abitazioni abbandonate ed effettuato una lunga serie di perquisizioni. La chiamano «Operazione Ciclone Edera»: nei fatti è lo stravolgimento dell' ormai celebre dichiarazione del presidente Bush quando, il primo maggio, annunciò la fine «della operazioni principali in Iraq». E' stata una «dimostrazione di forza» mirata a esercitare anche forti «pressioni psicologiche su quei settori della popolazione civile» che sostengono il terrorismo e il ritorno della dittatura, ammettono ora i portavoce militari a Bagdad. Tra le misure di controllo e repressione di quest' area che è considerata il cuore del «triangolo-sunnita» filo-Baath c' è anche la chiusura dei circa 5.000 abitanti di Aoja (il villaggio natale di Saddam Hussein alle porte di Tikrit) in un gigantesco recinto di filo spinato e casematte. Tutti saranno censiti, riceveranno speciali lasciapassare e solo allora potranno muoversi. Non è neppure escluso che, come caldeggiato da alcuni membri del Congresso, il Pentagono possa anche decidere di aumentare il contingente nel Paese, per ora composto da circa 132.000 uomini, oltre ai circa 20.000 della coalizione internazionale (i soldati italiani sono circa 3.000). Da tempo si sostiene la necessità di rafforzare il controllo delle frontiere, per fermare i militanti delle «brigate arabe internazionali» di Al Qaeda. Ma la guerriglia appare tutt' altro che intimorita. Ieri mattina lo scoppio anticipato di un' autobomba ha causato la morte di 3 civili, oltre che dell' attentatore, sulla strada che conduce all' aeroporto di Bassora. Poco dopo un altro attentato nel centro della capitale. Un ordigno ha provocato il ferimento di 7 persone, compresi due militari americani, di fronte al palazzo della Corte d' Appello, proprio mentre un gruppo di alti esponenti del vecchio regime stavano per essere scortati dal tribunale al carcere di Abu Ghreib. Un' azione che conferma il tentativo della guerriglia di bloccare e terrorizzare il meccanismo americano per processare i dirigenti dell' ex dittatura. Nell' ultimo mese sono stati presi di mira i giudici iracheni più attivi. In nottata, l' ennesimo attacco al quartier generale dell' amministrazione americana a Bagdad: il quarto nell' ultima settimana.
Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi

Lorenzo Cremonesi (Milano, 1957), giornalista, segue dagli anni settanta le vicende mediorientali. Dal 1984 collaboratore e corrispondente da Gerusalemme del “Corriere della Sera”, a partire dal 1991 ha avuto modo di andare più volte in Iraq. Da allora ha seguito le maggiori vicende della regione, allargata poi all’Afghanistan, India e Pakistan. Ha scritto Le origini del sionismo e la nascita del kibbutz (1881-1920) (Giuntina, 1985), Dai nostri inviati (Rizzoli, 2008) e, con Feltrinelli, Bagdad Café. Interni di una guerra (2003).

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