Londra - Dopo un anno di gelo a causa della guerra in Iraq, Gran Bretagna e Francia cominciano a fare la pace. Londra annuncia una serie di iniziative per rafforzare il legame con il vicino di casa al di là della Manica, e non è un caso che succeda all' indomani della settimana dedicata a esaltare la «relazione speciale» tra il Regno Unito e l' America. La regina Elisabetta si recherà a Parigi in visita di stato dal 5 al 7 aprile, in occasione del centenario dell' Intesa, lo storico trattato firmato dai due paesi, dopo secoli di conflitti, l' 8 aprile 1904. Quindi, in giugno, la regina e Blair parteciperanno alle celebrazioni in Normandia per il 66° anniversario del «D-day». Infine, l' autunno prossimo, Jacques Chirac contraccambierà con una visita ufficiale a Londra, durante la quale sarà ospite di Buckingham Palace: lo stesso onore riservato nei giorni scorsi a George W. Bush. «Saranno eccellenti opportunità per consolidare la nostra partnership, ritrovandoci attorno a una storia e a valori comuni», dice Tony Blair al termine di tre ore di colloqui con Chirac, venuto a Londra per il 26esimo summit franco-britannico. Gli inviti reciproci, tuttavia, non fanno scomparire le divergenze sull' Iraq. Pur esprimendo a Blair «il cordoglio e la solidarietà» del popolo francese per il recente attentato contro obiettivi britannici a Istanbul, Chirac afferma che il piano americano (sostenuto da Blair) per trasferire il potere a un' autorità autonoma irachena è «un passo positivo ma ancora insufficiente». Il calendario della transizione, fissato dalla Casa Bianca a partire dall' estate 2004, «si sviluppa su un periodo troppo lungo, e mi sembra incompleto perché il ruolo dell' Onu non è ben precisato», osserva il presidente. Sugli altri temi del summit emerge invece una sostanziale concordia. A proposito del sistema di difesa europeo, Blair e Chirac hanno un' identica visione. «La Nato resta la pietra miliare della nostra difesa», dice il premier britannico, «non conosco nessuno in Europa che voglia sviluppare la difesa a spese dell' Alleanza atlantica». La creazione di una forza militare sarà «complementare e non in competizione con la Nato», assicura. «Né la Francia, né la Germania», gli fa eco Chirac, «intendono prendere iniziative in contraddizione con la Nato». Entrambi sottolineano che operazioni europee di questo tipo sono già in corso, in Macedonia e in Africa. L' atmosfera cordiale segnala la volontà di riavvicinamento dopo le tensioni sull' Iraq, che costrinsero Londra e Parigi a rinviare più volte il summit dello scorso anno. Ma le polemiche in ambito europeo sono tutt' altro che risolte, come rammenta il primo ministro spagnolo Aznar, ricevuto da Blair a Downing street dopo la partenza di Chirac. «Un fallimento degli sforzi di pace in Iraq alimenterebbe il terrorismo», afferma Aznar, criticando anche le pressioni di Francia e Germania per non applicare le regole di bilancio del patto di stabilità dell' Unione Europea: «Se non siamo in grado di applicare le regole che noi stessi ci siamo dati, non sarà possibile creare fiducia nell' economia europea».
Enrico Franceschini

Enrico Franceschini

Enrico Franceschini (Bologna, 1956), giornalista e scrittore, è da più di trent'anni corrispondente dall’estero per “la Repubblica”, per cui ha ricoperto le sedi di New York, Washington, Mosca, Gerusalemme e attualmente Londra. Nel 1994 ha ricevuto il Premio Europa per le sue corrispondenze sul golpe di Mosca. Per Feltrinelli ha pubblicato La donna della Piazza Rossa (1994), Russia. Istruzioni per l’uso (1998), Fuori stagione (2006), Avevo vent’anni. Storia di un collettivo studentesco. 1977-2007 (2007), Voglio l’America (2009), L’uomo della Città Vecchia (2013) e Scoop (2017).

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